
Il Museo Villa Giacomo Puccini a Torre del Lago è il racconto di un’epoca in uno stile liberty eclettico, che custodisce le memorie del personaggio Puccini del quale nel 2024 ricorre il centenario della morte con il suo archivio musicale, che ha innovato l’opera lirica in modo significativo, ma è anche la casa di uomo, lo specchio dei suoi gusti, delle sue passioni.
Giacomo Puccini tra l’altro aveva un amore speciale per la casa e leggeva le riviste di architettura, spesso progettando lui stesso le sue dimore. Molto amata quella di Torre del Lago, come anche Villa Puccini a Viareggio, al momento chiusa.
Negli ultimi anni, grazie a Simonetta Puccini, unica figlia di Antonio, figlio del Maestro, e alla Fondazione Simonetta Puccini per Giacomo Puccini, che prese questo nome nel 2017, alla morte della sua fondatrice, la Villa Puccini di Torre del Lago è stata sottoposta a varie operazioni di restauro e recupero.
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della Fondazione Simonetta Puccini per Giacomo Puccini, Glauco Borella
Nel 2015 la camera da letto dei coniugi Puccini è stata accuratamente restaurata e riportata all’aspetto originale del 1905, anno in cui fu proprio il compositore ad occuparsi del rinnovo degli arredi, ispirandosi alle tonalità del verde che circondava la residenza. Nel 2019 è stato inaugurato il primo piano del Museo, da sempre chiuso al pubblico, rendendo possibile visitare le splendide camere da letto e gli studi della famiglia Puccini.
Recentemente, nel mese di maggio di quest’anno, si sono inoltre conclusi i lavori di restauro del pavimento musivo al piano terreno, adesso visibili nel loro splendore. Durante il restauro delle tappezzerie è emerso un bellissimo ciclo di decorazioni a tempera, sino ad ora nascosto dalle sete che ricoprono le pareti della sala, al piano terra, chiamata dallo stesso Puccini “Omnibus”, dove componeva e riceva gli amici. Un ritrovamento assolutamente inaspettato.
Le decorazioni si trovano nella fascia tra il soffitto a cassettoni e le finestre e si suppone, almeno da questo primo ritrovamento, che girino su tutti i lati della stanza. Vi sono raffigurati dei soggetti marini che si ripetono: sul fondo verde oliva, spiccano dei coralli dalla vivace colorazione rosso mattone e delle carpe dal corpo bianco puntinato e il muso scuro.
Una pittura che rispecchia il gusto di Puccini per i temi legati al Giappone e che ricorda soggetti trattati dall’amico Galileo Chini e che possiamo vedere su alcuni dei suoi vasi o ceramiche. Sappiamo infatti che il Maestro si occupò personalmente di realizzare la Villa con la collaborazione sia di Galileo Chini sia di Plinio Nomellini, insieme agli architetti Luigi De Servi e Giuseppe Puccinelli. Nomellini aveva dipinto delle figure intere sulle pareti, ma le carte dell’archivio ci dicono che purtroppo si sciuparono a causa dell’umidità. La Villa che vediamo oggi, infatti, fu costruita su una preesistente torre di guardia, che dà il nome al luogo, Torre del Lago, che aveva le sue basi a pochi metri dall’acqua del lago. Puccini se ne innamorò, la acquistò dal guardiacaccia che la abitava all’epoca e la trasformò completamente. Per allontanarla dall’acqua comprò un pezzo di terreno dai Ginori e lo adattò a giardino, ma l’umidità è sempre stata un problema.
La visita della casa-museo, aperta al pubblico dal figlio nel 1925, inizia dalla veranda, che si affaccia su un giardino, ancora con l’aspetto originario, con le aiuole circondate da piante fiorite – utilizzata come sala da pranzo, aggiunta alla villa nel 1905, che comunicava con un salottino ora trasformato in cappella dov’è sepolto Puccini. Alcuni quadri di amici pittori che vivevano a Torre del Lago e vari oggetti raccontano le passioni del Maestro, per la caccia, per le auto e per le barche.
Lo studio dove si può vedere il suo pianoforte ha numerose decorazioni in stile tipicamente Art Nouveau come il pannello floreale di Galileo Chini mentre in un angolo si nota un paravento giapponese dono dell’Imperatore. Le mura della stanza corrispondono alla torre, un’antica torre di guardia, trasformata nel tempo in dimora rustica e poi acquistata da Puccini, da cui prende nome Torre del Lago.
Si accede quindi alla sala dei Manoscritti, la casa tipica dell’epoca ha numerose stanze di passo, dove tra l’altro si può vedere la statua in bronzo di Paul Troubetzkoy che raffigura Enrico Caruso. Un particolare ci racconta la passione di Puccini per la modernità: il termosifone in ghisa, accanto alle dotazioni della casa quali l’elettricità e il telefono. La stanza della caccia era la stanza dei giochi del Maestro con i suoi trofei e dove, prima di partire preparava le cartucce e i fucili.
Dopo la sua morte, per volere del figlio fu edificata la cappella di famiglia con le spoglie del Maestro, della moglie, del figlio, della nuora e della nipote, ultima erede. Da notare il mosaico Allegoria dell’anima di Adolfo De Carolis e i bassorilievi, Allegoria della musica di Antonio Maraini, completano le decorazioni in stile liberty.
La cucina ora è un archivio di fotografie e onorificenze come la Legion d’honneur del 1903, l’ordine di Francesco Giuseppe Imperatore d’Austria del 1916 e l’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro della famiglia Savoia. Tra le altre anche la patente di guida internazionale di Puccini datata 1906. Il primo piano è finemente arredato con due camere da letto, un bagno padronale, un servizio e dei salottini. Resta infine una sosta in quello che era il garage dove Puccini parcheggiava le sue auto, oggi adibito a Bookshop.
La Fondazione custodisce inoltre un Archivio storico che comprende circa 28.500 carte, tra lettere, fotografie, carteggi e documenti amministrativi, oltre che da musica manoscritta e a stampa. Recentemente dichiarato «di interesse storico particolarmente importante» dalla Soprintendenza Archivistica per la Toscana, l’Archivio contiene preziosi materiali autografi del compositore, che siano brevi annotazioni di idee o primi abbozzi di composizioni. Materiale che, insieme alle successive edizioni a stampa delle opere pucciniane, licenziate a più riprese da Ricordi e anch’esse custodite dalla Fondazione, è indispensabile per ricostruire il processo compositivo delle opere di Puccini, che sempre le sottopose a revisione, attraverso annotazioni manoscritte sugli spartiti che trasmetteva poi all’editore perché correggesse le precedenti edizioni.
a cura di Ilaria Guidantoni
















