Lo stock di crediti deteriorati continuerà la sua discesa quest’anno nei portafogli delle banche italiane e l’NPE ratio medio scenderà al 3,2% a fine 2022 dal 4,1% di fine 2021, per poi attestarsi attorno al 3,3% nei due anni successivi. Lo prevede l’ultimo Market Watch di Banca Ifis, presentato lo scorso venerdì 23 settembre all’11a edizione dell’NPL Meeting, l’evento annuale della banca veneta, che si è tenuto a Villa Erba, alla presenza di 300 rappresentanti del mercato, tra banche, servicer e investitori, mente altri mille erano in collegamento streaming (si vedano qui il comunicato stampa e qui l’intero report).
Le previsioni di Banca Ifis sembrano molto ottimistiche, sebbene si basino su previsioni di scenario macroeconomico in deterioramento e sebbene siano attesi 82 miliardi di euro di nuovi flussi di credito deteriorato nel triennio 2022-2024, con un incremento di 10 miliardi, 6/9 mesi di ritardo rispetto alle previsioni dello scorso febbraio e con un picco previsto nel 2023. Ma, secondo il ceo Frederik Geertman, aiuteranno ad attenuare l’impatto di questa ondata, “il risparmio delle famiglie, la liquidità delle imprese e la solidità e redditività delle banche. Queste ultime hanno infatti realizzato un importante lavoro di de-risking sui propri bilanci e lavorano per un ulteriore miglioramento degli NPE ratios. Questo è possibile grazie all’industria italiana di investimento e servicing degli NPL che si è dimostrata infatti particolarmente vitale anche nel confronto con quella europea, svolgendo un ruolo cruciale per la stabilità del sistema”. Insomma, a togliere le castagne dal fuoco alle banche, secondo Banca Ifis, saranno gli investitori internazionali, che continueranno a comprare crediti deteriorati ed è per questo che lo stock di NPE è visto sostanzialmente stabile rispetto al totale dei crediti.
Secondo i calcoli di Banca Ifis, da inizio anno e sino al 15 settembre sono stati già transati 22 miliardi di euro di portafogli NPL e UTP, mentre per l’intero 2022 sono attese transazioni NPL per 35 miliardi di euro, con il mercato secondario, ormai componente di rilievo, che rappresenta il 30%. Ricordiamo che l’ultimo Report NPE di BeBeez relativo ai primi sei mesi 2022 (disponibile per gli abbonati a BeBeez News Premium e BeBeez Private Data) aveva mappato 14,6 miliardi di euro di transazioni e calcolava ulteriori operazioni in arrivo per altri 14,5 miliardi. Il tutto è avvenuto a prezzi in leggero aumento. Secondo i calcoli di Banca Ifis, infatti, i portafogli secured misti sono saliti dal 25% del 2020 al 26% del 2021 e quelli dei portafogli unsecured misti sono passati dal 10% al 12% e quelli di UTP dal 40 al 43%. In calo solo i portafogli misti dal 26% al 24%
Tuttavia il vero problema è che a livello di sistema i crediti deteriorati nei portafogli di tutti gli attori, tra banche e investitori (come somma delle cessioni, al netto dei recuperi) che era sceso dai 361 miliardi del 2015 ai 321 miliardi di fine 2021, è destinato a crescere di nuovo come conseguenza di un aumento del flusso di crediti deteriorati e di una riduzione dei tassi recupero, tornando a 331 miliardi a fine anno e salendo a 363 miliardi nel 2023 e a 377 miliardi nel 2024, in entrambi i casi, quindi, al di sopra dei 361 miliardi registrati nel momento di picco nel 2015.
In particolare, se nel biennio 2020-2021 le banche italiane hanno già registrato un incremento della rischiosità del settore privato (famiglie e imprese), portando alla classificazione in Stage 2 del 14,6% dei relativi crediti in bonis, questo trend è continuato quest’anno e la previsione è che a fine anno il dato salga al 15,5%. D’altra parte lo scenario macroeconomico che si è delineato, tra inflazione, aumento dei prezzi delle materie prime, problemi di supply chain, aumento dei tassi di interessa , il tutto per colpa delle guerra Russia-Ucraina innestatasi su una situazione già critica per le conseguenze della pandemia, è di quelli che fanno tremare i polsi.
E infatti Lucrezia Reichlin, Professor of Economics presso la London Business School, intervistata in apertura di convegno da Andrea Cabrini, direttore di Class CNBC, sulle aspettative di stabilizzazione dell’NPE ratio delle banche italiane ha detto chiaro: “Mi sembra che voi siate un po’ troppo ottimisti”. E poi, commentando la politica monetaria della Bce, ha aggiunto: “Non è detto che la Bce continui a essere così aggressiva come emerge al momento dalla sua comunicazione. Credo che la Bce sia più divisa al suo interno anche se ha votato unanimemente per il rialzo dei tassi di 75 punti base a settembre. Se si guarda ai discorsi di Isabel Schnabel e di Philip Lane, si vede che indicano due percorsi diversi, con la Schnabel più falco e Lane più cauto. Quindi credo che la discussione sia aperta e che non sia detto che la Bce continuerà a essere cosi’ aggressiva”. E. ancora: “Dal mio punto di vista saggezza vuole che si dovrebbe andare più lentamente anche perché l’inflazione in Europa non è legata ai consumi come negli Usa ma all’offerta e in particolare ai prezzi dell’energia”.
Quindi non c’è dubbio che i flussi di credito deteriorato cresceranno. E, se è vero che “quest’anno l’NPE ratio si attesterà al 3% lordo e all’1,5-2% netto e che negli ultimi 5anni le cessioni sono avvenute a ritmo sostenuto, superando i 200 miliardi di euro”, ha ricordato Giovan Battista Sala, Titolare Servizio Supervisione Bancaria 2 della Banca d’Italia, queste “hanno riguardato soprattutto sofferenze e solo in via marginale gli UTP, che comunque hanno via via aumentato il loro peso”. Ma in prospettiva saranno gli UTP a essere i protagonisti e Sala è confidente, perché sul mercato italiano oggi “c’è una seria industria in grado di occuparsi di operazioni di turnaround“.
Certo, sullo sfondo resta però la questione della certezza del diritto, tema che non è per nulla secondario quando si tratta di attrarre investitori dall’estero che, se parliamo di crediti deteriorati, hanno bisogno di poter calcolare i tempi di recupero dei loro investimenti. L’argomento è stato ben sollevato da Paola Severino, Presidente SNA & Vice Presidente Università Luiss Guido Carli, oltre che ex ministro della Giustizia del governo Monti, che, intervistata a sua volta da Cabrini, si è comunque detta fiduciosa che in un futuro non troppo lontano, ma anche non vicinissimo, perché per queste cose ci vuole tempo, si potranno vedere in pieno gli effetti delle due riforme della giustizia, cioé l’introduzione del tribunale delle imprese e le forme alternative di giustizia.















