Il futuro comincia ieri nella filosofia dell’azienda di gioielleria e orologeria Cassetti – nata nel 1926 dalla creatività e dallo spirito imprenditoriale di Renzo Cassetti, erede della tradizione dei maestri incisori orafi ed argentieri fiorentini, in un piccolo laboratorio sulla Costa dei Magnoli a Firenze – e una delle caratteristiche dell’attività di questa famiglia fiorentina è proprio la condivisione perché è la memoria e la capacità di proiettare nel domani la tradizione che si crea valore. Condividere è anche il tempo dedicato al cliente nel segno della responsabilità che è sia quella aziendale di trasmettere valore, sia nel senso di responsabilizzare il cliente a conoscere e apprezzare l’eleganza e la bellezza oltre che ad indossarla. In tal senso il lavoro di formazione nei confronti dell’acquirente quanto del personale è una parte importante per Cassetti soprattutto in una città come Firenze dove la tradizione delle scuole artistiche e dell’artigianato artistico è così importante e preziosa la trasmissione di mestieri che oggi, con il supporto della tecnologia e del marketing, costituiscono professioni ad alto valore aggiunto che purtroppo rischiano di sparire, con un impatto negativo sull’economia locale e non solo. Il laboratorio unisce l’artigianalità all’innovazione tecnologica, mettendo insieme l’idea della custodia del valore alla tutela dell’ambiente.
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Cassetti ha creato infatti il primo laboratorio di orologeria al mondo con una soluzione tecnica innovativa, “La Fabbrica dell’aria”, che ha richiesto anni di studio e che ha visto la sua realizzazione nella collaborazione fra l’azienda e l’Università degli Studi di Firenze, sotto la direzione del Professor Stefano Mancuso, stimato scienziato, professore ordinario presso la facoltà di Firenze e direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV) con sedi in tutto il mondo che recentemente è stato impegnato con l’iniziativa Pianeta Terra a Lucca. “La Fabbrica dell’aria” è il sistema di filtrazione botanica che utilizza le piante per la depurazione dell’aria dagli inquinanti e la qualità dell’aria nei luoghi di lavoro influisce sulla salute della persona, ben sapendo che nei paesi industrializzati le persone passano circa 22 ore al giorno in ambienti confinati.
In relazione alla conservazione della tradizione, l’azienda si inserisce nella linea all’originario decreto proclamato dal granduca Ferdinando I nel 1595, che volle gli orefici su Ponte Vecchio escludendo le attività ‘non preziose’ dopo che era stato il ponte dei macellai. Non è un caso che il laboratorio ospiti nella zona accoglienza la storia del percorso del Principe che ci siamo fatti raccontare.
Il Palazzo fu fatto costruire nel 1458 da Luca Pitti, ricco mercante fiorentino le cui proprietà si estendevano dal Colle di Boboli fino alle mura della città, su progetto di Filippo Brunelleschi. Per completare ed implementare Palazzo Pitti, il Duca si rivolse a Cribolo, Ammannati e Buontalenti, ai quali chiese di progettare anche un grande giardino, il Giardino di Boboli. Fu Eleonora di Toledo ad acquistarlo non amando Palazzo Medici Riccardi nella successiva residenza, Palazzo della Signoria. Con alcune migliorie, questa finalmente era la residenza che poteva soddisfare a pieno l’ambizione di Cosimo I di possedere una reggia, simbolo indiscusso del potere del principe contrapposto a quello dell’antica sede della Repubblica fiorentina.
A seguito della morte di Eleonora, Cosimo lasciò il potere nelle mani del figlio Francesco il quale, vivendo a Palazzo Pitti sporadicamente, non si occupò dei lavori che ripresero a pieno regime sotto il fratello Ferdinando I e si protrassero fino al 1640.
Questo percorso dal Mugello a via Larga, da Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti è l’emblema dell’ascesa medicea ai vertici del potere della città.
Se Francesco Io usa il Corridoio solo occasionalmente o in situazioni di pericolo, Ferdinando invece ne fu un assiduo frequentatore, considerandolo come uno dei fiori all’occhiello della città.
Nel 1861, con l’unità d’Italia, il Corridoio fu trasformato in museo, come prolungamento della Galleria degli Uffizi, ospitando al suo interno una collezione di antichità etrusche.
Quando Firenze divenne capitale del Regno d’Italia, nel Corridoio furono esposte, oltre alle opere etrusche, la collezione di disegni, ritratti medicei, quadri mitologici, arazzi, bozzetti vari e miniature naturalistiche di Jacopo Ligozzi. Spostandoci nel Novecento, la storia è piena di dettagli, nel 1938, in occasione della visita di Hitler a Firenze, Mussolini fece riaprire le finestre che erano state ingrandite nel 1862 poco prima della visita di Vittorio Emanuele II, che poi richiuse parzialmente, per omaggiare l’illustre ospite dello splendido e inimitabile panorama. Nel 1946, durante i tristemente noti bombardamenti tedeschi ai ponti fiorentini per arrestare l’avanzata delle truppe americane, fu risparmiato solo il Ponte Vecchio, tuttavia danneggiato profondamente. I bombardamenti provocarono gravi danni alla Galleria degli Uffizi e il Corridoio fu interrotto all’altezza della Torre dei Mannelli. Nel 1945, al termine delle ostilità, il Corridoio Vasariano fu restaurato. Tra il 1950 e il 1952 fu realizzato il nuovo allestimento della Galleria, riportando alla luce tutte quelle opere che erano state rimosse e nascoste. Stessa sorte tocca al Corridoio Vasariano, nel quale fu esposta la più grande collezione al mondo di autoritratti, con artisti che vanno da Andrea del Sarto a Bernardo Strozzi, da Rubens a Chagall, fino ad una serie di ritratti risalenti al XVII e XVIII secolo. La nascita di quest’importante collezione è da attribuirsi al Cardinale Leopoldo dei Medici, pronipote del celebre Cosimo I. Dopo l’alluvione del 4 novembre 1966, il Corridoio fu oggetto di un importante restauro e di un nuovo allestimento. Il Corridoio, chiuso nel 2016 per ragioni di sicurezza, riaprirà nel 2022. Il progetto, che porta la firma dell’attuale direttore degli Uffizi Eike Dieter Schmidt, prevede la rimozione della collezione dei settecento autoritratti che verranno ricollocati all’interno della Galleria. Al loro posto verranno esposte trenta sculture antiche e una raccolta di iscrizioni greche e romane.
a cura di Ilaria Guidantoni
















