Va in porto una delle più grandi operazioni fidejussorie realizzate finora nell’ambito delle anticipazioni dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il destinatario è Open Fiber, operatore all’ingrosso che sviluppa l’infrastruttura in fibra ottica FTTH (Fiber To The Home), presieduto da Paolo Ciocca e che dal 2021 fa interamente capo a Open Fiber Holdings, controllata a sua volta al 60% da CDP Equity e partecipata al 40% da Fibre Networks Holdings (veicolo del gruppo di asset management australiano Macquarie) (si veda altro articolo di BeBeez).
La società ha infatti ottenuto una linea di credito per l’emissione di garanzie fidejussorie a sostegno dell’anticipo del 30% dei fondi del PNRR. pari a circa 550 milioni di euro, relativi al bando pubblico del piano “Italia a 1 Giga” (si veda qui il comunicato stampa).
Le garanzie triennali sono state emesse da un gruppo di assicurazioni nazionali e internazionali, capeggiato da Allianz Trade in qualità di gestore ed ente emittente, con il supporto di SACE, che ha controgarantito l’operazione per circa il 30%, e formato da Axa Assicurazioni, Generali Global Corporate & Commercial Italia, HDI Assicurazioni, Helvetia Assicurazioni, QBE Europe, Reale Mutua Assicurazioni, S2C, SACE BT, Tokyo Marine Europe, Vittoria Assicurazioni e Zurich. La nota parla anche di “altre compagnie” intervenute, non citando però quali.
Open Fiber è stata assistita da AON per gli aspetti assicurativi e dallo studio internazionale White & Case per la parte legale, mentre Allianz Trade e il pool di compagnie assicurative dallo Studio Legale Scofone.
“L’operazione che abbiamo finalizzato con un pool di compagnie assicurative di primaria importanza agevola il processo di costruzione di un’infrastruttura fondamentale per assicurare connettività ultraveloce e la fruizione dei servizi digitali ai cittadini di zone che ne sono prive. Open Fiber è in prima linea nel contribuire alla digitalizzazione del Paese nelle grandi città come nei borghi e nelle aree più remote”, ha spiegato l’amministratore delegato di Open Fiber Giuseppe Gola.
“È stata un’operazione unica nel suo genere, sia per magnitudo quanto per la gestione delle controparti coinvolte. Il mercato assicurativo ha risposto positivamente dando un segnale di supporto importante a Open Fiber in un progetto strategico per la digitalizzazione del Paese Italia”, ha commentato Dario Locatelli, head of Surety Allianz Trade per i Paesi mediterranei, Medio Oriente e Africa.
“Noi del Gruppo SACE siamo orgogliosi di aver contribuito al successo di questa operazione, tra le più grandi in ambito PNRR, strategica per Open Fiber e per il Paese, nella consapevolezza che la digitalizzazione è uno strumento fondamentale per garantire la connessione sociale e l’accesso alle opportunità di crescita”, ha aggiunto Randa Morgan, director Custom Business Solutions di SACE.
Open Fiber si è aggiudicata nel 2022 1,8 miliardi di euro di fondi del PNRR nell’ambito del bando “Italia a 1 Giga”, con cui il Governo ha pianificato di per portare entro il 30 giugno 2026 Internet veloce a circa 7 milioni di destinatari residenti nelle cosiddette aree grigie, ovvero nelle zone non coperte da almeno una rete in grado di fornire in maniera affidabile velocità di connessione in download pari o superiori a 300 megabit al secondo. La società si è aggiudicata in particolare otto dei quattordici lotti individuati (gli altri sei sono andati a TIM), cioè otto aree geografiche situate in nove regioni: Puglia, Toscana, Lazio, Sicilia, Emilia Romagna, Campania, Friuli Venezia Giulia, Veneto e Lombardia. Qui Open Fiber fornirà servizi di connessione ad almeno 1 giga di velocità in download in maniera affidabile agli operatori retail. I fondi del PNRR andranno a finanziare gli investimenti fino al 70%, mentre il restante 30% sarà fornito direttamente da Open Fiber.
Finora la società, con circa 8 miliardi di euro di investimenti nei suoi sei anni di attività, ha realizzato oltre 120mila chilometri di infrastruttura, di cui 46mila chilometri nelle aree nere (i Comuni e le aree più densamente popolate), in particolare in 240 città, e oltre 74.500 chilometri nelle aree bianche (le zone interne meno popolate), connettendo ad alta velocità oltre 14,5 milioni tra case, aziende e sedi della Pubblica amministrazione (si veda qui l’avanzamento dei lavori).
Il piano industriale 2022-2031 di Open Fiber varato alla fine del 2021, che Gola ha intenzione di modificare nei primi mesi di quest’anno, prevede 11 miliardi di euro di investimenti e linee di credito complessive estese a 7,175 miliardi, più un’ulteriore linea di credito da 2,8 miliardi (si veda altro articolo di BeBeez). La società è stata finanziata alla fine del 2022 anche dall’Infrastructure Debt Fund 1, il primo fondo di debito infrastrutturale di F2i sgr (si veda altro articolo di BeBeez), che si è unito al pool di finanziatori già attivi al fianco del gruppo: Banco BPM, BNP Paribas, Crédit Agricole, ING, Intesa Sanpaolo, Santander, Société Générale e Unicredit.
Ricordiamo che sempre alla fine del 2022 è tramontata l’idea di integrare le attività infrastrutturali di rete fissa TIM con quelle di Open Fiber per creare una rete unica (si veda altro articolo di BeBeez), prevista inizialmente al termine dello scorporo da parte di TIM delle attività infrastrutturali di rete fissa da quelle commerciali, spin off il cui closing avverrà entro la prossima estate (si veda altro articolo di BeBeez).















