Dietrofront improvviso per Golden Goose Group, brand di abbigliamento noto soprattutto per le sue sneakers, controllato da Permira tramite Astrum sapa di Astrum 4 srl & C. e partecipato da Carlyle (si veda altro articolo di BeBeez), che ha deciso di rimandare la quotazione a Piazza Affari a causa della volatilità dei mercati, proprio quando il conto alla rovescia era ormai iniziato, con il debutto in Borsa che era stato fissato per questo venerdì (si veda qui il comunicato stampa).
Golden Goose aveva annunciato meno di un mese fa l’intenzione di quotarsi sull’Euronext Milan a giugno (si veda altro articolo di BeBeez), scartando l’idea originaria di sbarcare a Wall Street (si veda altro articolo di BeBeez). Era quindi stata aperta un’iIPO riservata per gli investitori istituzionali del valore stimato di un miliardo di euro (si veda altro articolo di BeBeez), per circa il 30% del capitale.
Nella realtà, poi, il prezzo di ipo era stato fissato a 9,75 euro per azione, quindi nella parte bassa della forchetta di 9,50-10,50 euro, pari a una capitalizzazione di mercato compresa tra 1,7 e 1,9 miliardi di euro, mentre alla fine la market cap iniziale sarebbe quindi stata di 1,86 miliardi, corrispondente a un enterprise value di circa 2,35 miliardi, includendo la posizione finanziaria netta di 505 milioni a fine marzo (si veda qui il comunicato stampa), comprensiva del bond da 480 milioni (si veda altro articolo di BeBeez). Quindi ben meno dei 3 miliardi di euro di EV di cui si parlava inizialmente.
La società ha spiegato ieri in una nota la propria decisione, adducendola al “significativo deterioramento delle condizioni di mercato (e, in particolare, sul settore del lusso) a seguito delle elezioni del Parlamento europeo di questo mese e la convocazione delle elezioni politiche in Francia”.
Nell’ambito del processo di IPO, la società ha poi spiegato di aver avviato un ampio dialogo con gli investitori, con l’accoglienza della notizia della quotazione che era stata molto positiva, riscontrando un forte interesse da parte di numerosi investitori istituzionali italiani, tedeschi, inglesi e americani, oltre al sostegno di Invesco che ha agito da caposaldo con una domanda di 100 milioni di euro. Il book di domanda è stato coperto in tutta la gamma di prezzi fin dalla prima ora di bookbuilding ed è ben sovrascritto in tutta la gamma.
Tuttavia, il management e gli azionisti, si legge sempre nella nota di Golden Goose, da sempre determinati a garantire un’ipo di successo per tutti gli stakeholder, con una performance forte e sostenibile nel mercato successivo, hanno ritenuto che l’attuale contesto di mercato non fosse l’ambiente giusto per portare la società in Borsa.
L’ipo prendeva in considerazione l’offerta di una tranche di 100 milioni di euro derivante da un aumento di capitale con esclusione del diritto di opzione e nella vendita di una parte di azioni ordinarie esistenti, non ancora definita, da parte di Astrum sapa di Astrum 4 srl & C., che avrebbe assunto la denominazione di Golden Goose Group.
L’operazione avrebbe dovuto comprendere anche un’opzione greenshoe concessa ai joint global coordinators BOFA Securities Europe, JP Morgan SE, Mediobanca-Banca di Credito Finanziario e UBS Europe, che sono anche joint bookrunners (si veda altro articolo di BeBeez). Era previsto anche un lock-up di 180 giorni dalla data di quotazione per il gruppo e di 360 giorni per alcuni membri selezionati del management.
L’azienda nata a Venezia nel 2000 intendeva utilizzare tutti i proventi dell’ipo, assieme ai prestiti concessi nell’ambito delle nuove linee di credito pari complessivamente a 460 milioni di euro e alla liquidità disponibile, per finanziare innanzitutto l’estinzione anticipata o il rimborso dei 480 milioni di euro di obbligazioni garantite senior a tasso variabile in circolazione con scadenza nel 2027 (si veda altro articolo di BeBeez), per rifinanziare poi qualsiasi importo in sospeso ed estinguere la linea di credito revolving super senior stipulata dalla sua controllata Golden Goose spa e, infine, per estinguere tutte le passività ai sensi dell’accordo fra i creditori relativo al bond 2027 e alla revolving credit facility esistente, ha spiegato la società.
Per quanto riguarda le nuove linee di credito, Golden Goose spa ha stipulato un contratto di finanziamento senior di diritto inglese, che consiste in una term loan facility B per un importo nominale complessivo di 310 milioni di euro, e una revolving credit facility multicurrency per un importo complessivo impegnato di 150 milioni, che in concomitanza dello sbarco sul listino saranno utilizzati assieme ai proventi dell’aumento di capitale e alla liquidità disponibile, come detto, per rimborsare integralmente il bond 2027, rifinanziare tutti gli importi in sospeso ed estinguere la revolving credit facility esistente.
L’indebitamento netto pro-forma post-ipo al 31 marzo 2024, che include la tranche primaria di 100 milioni, sarebbe stato pari a 433 milioni di euro post IFRS (2,1 volte l’ebitda) o a 264 milioni pre-IFRS (1,5 volte l’ebitda).
Golden Goose Group, presente nell’area Asia-Pacifico, in Europa, Medio Oriente e nelle Americhe con 195 punti vendita e una solida rete di distribuzione online e all’ingrosso, ha chiuso il primo trimestre con ricavi netti pari a 148 milioni di euro, in crescita del 12% rispetto allo stesso periodo dell’esercizio precedente, un ebitda adjusted di 54 milioni (più 17%) e un indebitamento finanziario netto di 505 milioni (si veda qui il comunicato stampa). Il 2023 si era invece chiuso con un fatturato di 587 milioni (più 18%), un ebitda adjusted di 200 milioni (più 19%) e un debito netto di 479 milioni (si veda qui il comunicato stampa dell’epoca).
Il piano industriale 2024-2029 del gruppo prevede il raggiungimento di un fatturato di circa un miliardo di euro, un adjusted ebit margin stabile intorno al 25% e un indebitamento finanziario netto pari a 1-1,5 volte l’ebitda (si veda qui il comunicato stampa).
Ad aprile l’ex numero uno di Gucci, Marco Bizzarri, è entrato nel consiglio di amministrazione di Golden Goose (si veda qui il comunicato stampa di allora), nomina formalizzata a metà maggio.















