Sulle tracce del Gallo Nero Chianti Classico. Cento anni di storia

19.00 €

Autore: Daniele Cernilli e Paolo De Cristofaro

Casa editrice: Giunti Editore

Anno di pubblicazione: 2024

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Descrizione prodotto

Sulle tracce del Gallo nero è un libro scritto da Daniele Cernilli con Paolo De Cistofaro sui 100 anni del Consorzio del Chianti Classico e sulla mitica icona del Gallo Nero, pubblicato da Giunti Editore, che offre un modo nuovo per rileggere la storia toscana.

Un viaggio tra nobili contese che inizia con la pubblicazione del primo disciplinare ante litteram di uno dei vini più famosi al mondo, divenuto ambasciatore della cultura italiano. Tutto ebbe inizio con il Bando del Gran Duca di Toscana Cosimo III nel 1716: da lì inizia un percorso seducente, un modo diverso di raccontare la storia economica e l’economia legata alla cultura del territorio.

Si tratta di un volume non tecnico, seppur pieno di referenze e informazioni, non per addetti ai lavori, quanto un viaggio insolito per raccontare un prodotto che rappresenta uno degli emblemi del territorio soprattutto a livello internazionale, intrecciando vicende familiari, quelle dei casati nobili che in Toscana sono fortemente legati alla campagna anche se vivevano in città, nei palazzi che mostravano lo status; non la ricchezza ché quella proveniva dalla campagna. Tante famiglie nobili che nel tempo qualche volta sono diventati veri e propri imprenditori o che, talora, hanno ceduto il passo ai imprenditori, come nel caso di Biondi Santi, se non a fondi di investimento. Attraverso il mondo del Chianti Classico il libro offre uno spunto originale anche per leggere l’evoluzione della società e dei suoi gusti, dalla mezzadria, allo spopolamento delle campagne, alla loro riconquista e valorizzazione all’insegna dello stile contemporaneo che affida alla comunicazione e alla narrazione gran parte del proprio successo. Non solo ma le vicende oltre che con la storia dei casati si intreccia con personaggi quali l’illuminista Filippo Mazzei, offrendo molti spunti culturali.

Il testo, elegante nella grafica, tradizionale e prezioso nel suo color vinaccia, anche nello stile è colto per quanto scorrevole, e mette al centro l’origine, perché nulla è più importante per un vino, quel patrimonio che ne costituisce la patria fatta di terroir, territorio e terreno, vigneti, allevamenti e tecniche insieme al clima; un valore rispetto al quale da 100 anni il Consorzio del Consorzio del Chianti Classico e del Gallo Nero si è battuto, con la scissione nella realtà che rispettivamente si occupava delle norme tecniche e produzione da un lato, della comunicazione dall’altro, quindi la riunificazione ad un certo punto. Ultimo passaggio quello delle UGA, Unità Geografiche Aggiuntive per contemplare una serie di comuni di un territorio tanto variegato quanto unitario e questa ricchezza delle differenze è al centro di battaglie e polemiche da più di un secolo.

La nascita del Consorzio nel 1924 e la difesa del Marchio del Gallo Nero da parte di una serie di visionari sono i protagonisti dichiarati anche se il libro allarga la narrazione, riportandoci addirittura alla metà del XIII secolo ai tempi della lotta tra Firenze e Siena, la divisione tra Guelfi e Ghibellini, sostenitori rispettivamente del Papa e dell’Imperatore, ben sapendo che raramente le vicende umane sono così schematiche. La leggenda dei due galli che lanciarono la sfida ai cavalieri per la definizione del dominio tra Firenze e Siena è nota e chi non la conosce potrà scoprirla leggendo il libro. Quello che colpisce è che la campagna toscana fin da allora era un valore simbolico ed economico non indifferente. Lo stesso Dante narra della Battaglia di Montaperti del 1260 e poi della rivincita fiorentina. Nel 1384 si costituisce la Lega del Chianti, istituzione politico-militare fiorentina per il controllo del territorio il cui stemma fin da subito è il Gallo Nero. In un documento notarile del 1398 si usa per la prima volta la parola Chianti.

Il racconto compie un salto nei secoli ci porta al 1716 con il Bando di Cosimo III al quale si è accennato e che è un tentativo che alla lontana ricorda quanto stabilito dalle moderne DOC e DOCG che legano innanzi tutto il vino e il suo valore a una delimitazione territoriale. A tale proposito è bene ricordare che la classificazione dei Grand Cru di Bordeaux è del 1855. Nel Settecento il Chianti è un territorio da proteggere. Altro personaggio importante che contribuisce alla diffusione del ‘marchio’ Chianti è Filippo Mazzei, già citato illuminista, viaggiatore, filosofo e medico che nel 1756 approda a Londra diventando il punto di riferimento per la borghesia locale per l’importazione di vini dal Chianti.

Con un altro salto arriviamo nel 1872 alla ricetta di Bettino Ricasoli in un periodo in cui l’identità viticola ed enologica era ancora in divenire. Certamente gli studi dell’Accademia dei Georgofili, fondata a Firenze nel 1753, va intensificando le ricerche sui vitigni, sperimentazioni di blend e di tecniche di cantine. Ora il “barone di ferro”, secondo premier dell’Italia unita mette a punto la pria ricetta del Chianti decretando il valore principe del Sangiovese o Sangioveto, il primo documento che ne attesta la diffusione è del 1590 in un’opera di Giovan Vettorio Soderini, protagonista indiscusso della viticoltura toscana; maritato in questo caso con Canaiolo, Colorino, e i vitigni a bacca bianca, Malvasia e poi ci sarà il Trebbiano. Sono le cosiddette ‘zampe gialle’ del Gallo. La storia con un approfondimento molto attento segue la comparsa della fillossera nel 1863, un afide che distrugge le viti, e farà una strage finché non si scopre la possibilità di innesto su vite americana che non è sensibile a questo insetto; la vittoria sarà decretata solo a metà Novecento.

Tra fine Ottocento e inizio Novecento con il fiorire della Belle Époque si afferma il consumo dei vini di qualità, soprattutto grazie al consumo inglese. La politica italiana però è miope e questo nuoce gravemente a una viticoltura che non riesce a stare al passo con i tempi. Uno dei percorsi è quello del riconoscimento dei ‘vini tipici’, strada aperta dal Piemonte e in tal senso si definisce il Consorzio fondato nel 1924: ente che risente della politica e la cui storia racconta una serie di incontri e scontri. Le due guerre e i cambiamenti che ne seguiranno disegneranno un percorso a ostacoli. In Toscana il sistema della mezzadria è forte e il primo colpo lo riceve proprio dall’abbandono delle terre durante le azioni militari di un’economia bellica, cui seguirà una ricostruzione tutta centrata sull’industrializzazione e lo spopolamento delle campagne; la crisi economica legata anche ad annate funeste come quella del 1956 con una gelata storica. Il fiasco diventerà poi costoso e sarà percepito sì come identitario di una terra ma anche legato a un vino non di qualità.

La grande notorietà del Chianti e la difficoltà di districarsi tra le denominazioni, le sottozone, la percezione del Chianti Classico, la riconoscibilità del Marchio Gallo Nero, complicheranno di molto la vita del consorzio e il percorso di questo vino. Gli autori seguono le vicende di una storia ricchissima con il passaggio di molte proprietà dalle famiglie nobili ad alcuni imprenditori fino all’ingresso degli stranieri negli anni Duemila. La trama si infittisce con diverse questioni sul piatto come il riconoscimento della DOC e poi della DOCG, il percorso singolare dei Super Tuscan, la stagione degli winemaker, Giacomo Tachis su tutti, veri stilisti di vini sartoriale, per arrivare ai nostri giorni. Rileggendo la storia del vino più famoso di Toscana e uno degli ambasciatori nel mondo sul piatto troviamo tutte le problematiche della moderna economia e cultura del cibo.

Mila Fiorentini

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