
Argotec, azienda torinese di ingegneria aerospaziale specializzata nella produzione di microsatelliti e in soluzioni ingegneristiche per supportare il comfort degli astronauti in orbita, fondata nel 2008 dal ceo David Avino, cerca investitori per supportare la nuova fase di sviluppo. “Abbiamo l’obiettivo, entro fine anno, di raccogliere 75 milioni di euro di capitale da parte di investitori che supportino e accelerino la nostra crescita”, ha detto Davino in un’intervista esclusiva a BeBeez.
Argotec ha appena segnato un primato assoluto per l’Italia e l’Europa: si tratta del lancio simultaneo di sette satelliti appartenenti a una stessa costellazione istituzionale, IRIDE. Lo ha realizzato per il programma voluto dal Governo italiano e coordinato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) (si veda qui il comunicato stampa). Intanto l’azienda continua a correre con i risultati del 2024 che confermano la sua leadership nella produzione di microsatelliti: il bilancio si è chiuso registrando un fatturato di 35,4 milioni di euro (12,4 milioni in più rispetto al 2023) e un ebitda di 2,1 milioni di euro (si veda qui il comunicato stampa). Un risultato ancora più interessante se si pensa che nel corso dell’anno sono stati condotti investimenti per circa 11 milioni (il 30% del fatturato), destinati a finanziare la crescita strategica delle tre direttrici chiave: ricerca e sviluppo, valorizzazione del personale e la produzione, interamente italiana e gestita in modalità all-in-house. Il ceo David Avino, che ha un passato da capitano della Folgore (paracadutisti) e poi in Alenia Aerospazio, nella European Space Agency e nel gruppo aerospaziale tedesco Rhea, racconta in questa intervista come ha fatto a portare l’azienda sino a qui e quali sono i progetti futuri.
Domanda. È appena avvenuto il lancio dei sette satelliti di Argotec dalla base californiana di SpaceX, che va a comporre una prima parte della costellazione HEO del programma italiano IRIDE per l’osservazione della Terra. Qual è l’obiettivo finale?
Risposta. Questo lancio rappresenta una pietra miliare per il programma IRIDE e per Argotec. I sette satelliti vanno a integrarsi con il satellite Pathfinder di Argotec, già operativo da sei mesi, e costituiscono il primo nucleo della costellazione HEO, una delle sei previste nel programma IRIDE. L’obiettivo finale è costruire un’infrastruttura spaziale 100% made in Italy in grado di fornire dati multispettrali ad alta risoluzione a supporto della sostenibilità ambientale, del monitoraggio del territorio e della sicurezza. È una delle più ambiziose costellazioni di Osservazione della Terra in Europa, voluta dal Governo italiano, sostenuta dal PNRR e coordinata da ESA con il supporto dell’ASI.
D. L’Italia conferma la sua eccellenza nel settore spaziale. A livello geografico quali sono i Paesi più attivi e che ruolo ha l’Italia?
R. L’Italia sta ritagliandosi un ruolo sempre più centrale nel panorama spaziale globale. Stati Uniti, Francia e Germania sono certamente paesi di riferimento, ma anche grazie a programmi come IRIDE e a una filiera industriale molto solida, l’Italia è diventata un attore strategico. Con circa 250 dipendenti tra Italia e Stati Uniti e una capacità produttiva in crescita, Argotec contribuisce attivamente a questa leadership tecnologica, lavorando sia con partner europei sia americani, su progetti civili e dual-use. Inoltre, ci stiamo spendendo attivamente per portare i nodi maggiori della Space Economy anche su tavoli governativi italiani e internazionali.

D. Le tensioni geopolitiche vi preoccupano? Hanno un impatto su una realtà come la vostra?
R. Lo scenario attuale impone grande attenzione e ha sicuramente un impatto su tutte le realtà industriali, compresa la nostra. Nell’ultimo periodo, abbiamo assistito a una grande instabilità e incertezza nell’applicazione di dazi sull’export in Usa. Se, fino a poco tempo fa, i nostri export sulle basi di lancio in America non erano in alcun modo impattati, ci siamo trovati improvvisamente ad affrontare e reagire a un cambiamento di scenari che avrebbero potuto potenzialmente avere impatti significativi. Abbiamo reagito con prontezza, rafforzando il presidio doganale, attivando team interni multidisciplinari e strumenti come il temporary export per evitare tali impatti. Operare oggi richiede proattività, monitoraggio normativo costante e integrazione del rischio nella strategia. È così che garantiamo continuità ed efficienza anche in scenari instabili.
D. Avete chiuso il 2024 con un giro d’affari di 35,4 milioni di euro, in fortissimo rialzo (+54%). A cosa lo attribuisce?
R. È il risultato di una crescita solida, alimentata da innovazione, investimenti e industrializzazione. Abbiamo lavorato duramente per costruire una produzione all in-house e tutta italiana, e oggi possiamo realizzare un microsatellite a settimana. Questo ci rende più agili, veloci e competitivi. Inoltre, collaborazioni strategiche con enti istituzionali come ESA e ASI e missioni di rilevanza globale, come IRIDE, hanno fatto la differenza. In questo programma abbiamo due primati come Argotec: di delivery, grazie a Pathfinder, consegnato in appena 18 mesi; per numero di satelliti lanciati simultaneamente nell’ultimo batch, un risultato storico e motivo d’orgoglio per il nostro Paese.
D. La società ha dichiarato di puntare ai 60 milioni di euro di ricavi nel 2025 e ad aprirsi a nuovi investitori. Potreste quindi essere interessanti a un eventuale ingresso di un fondo? E poi un domani alla Borsa?
R. Fino ad oggi abbiamo sempre registrato utili dalla nostra nascita, reinvestendo internamente i profitti. Oggi, però, siamo alla ricerca di un fondo che condivida la nostra visione e possa investire nella nostra crescita, accelerandone lo sviluppo, soprattutto all’estero. Abbiamo l’obiettivo, entro fine anno, di raccogliere 75 milioni di euro di capitale da parte di investitori che supportino e accelerino la nostra crescita.
D. Potreste anche considerare l’emissione di bond?
R. No, non siamo interessati al momento.
D. Avete supportato investimenti per 11 milioni di euro (il 30% del fatturato). Di questi, il 10% in R&D. Da qui ai prossimi tre anni quali sono gli obiettivi?
R. Nel prossimo triennio puntiamo a investire circa 80 milioni di euro in R&D, infrastrutture e sviluppo tecnologico. Vogliamo ampliare la capacità produttiva, aumentare la produzione interna dei sottosistemi fino all’80% e sviluppare nuove soluzioni scalabili per rendere le nostre piattaforme modulabili e facilmente personalizzabili. Inoltre, ci stiamo focalizzando su tecnologie per le comunicazioni intra-satellite, per rendere le costellazioni sempre più smart, autonome, efficienti ed interconnesse.

D. Sono stati investiti oltre 25 milioni di euro nel nuovo headquarter SpacePark, inaugurato a ottobre 2024 e opera del famoso architetto Niemeyer. Ce ne parla? Assumerete ancora?
R. Il nuovo SpacePark alle porte di Torino è un impianto di 17.000 mq ad alta automazione, progettato per produrre in serie microsatelliti di ultima generazione, con una Clean Room tra le più ampie in Europa e un Mission Control Center in grado di monitorare e controllare i nostri satelliti in orbita. Un esempio di eccellenza e tecnologia all-in-house in un edificio unico. È anche un luogo aperto, con ampie aree verdi e spazi collaborativi. Abbiamo circa 250 dipendenti, con un’età media di 33 anni, molte delle quali di rientro dall’estero. Nei prossimi tre anni puntiamo a raddoppiare l’organico per accompagnare la nostra veloce crescita. Siamo convinti che per innovare servano prima di tutto le persone e il loro know how, per questo la selezione per noi un processo estremamente importante.
D. Quando aprirete il sito produttivo in Florida? Ci sono altre aperture in programma negli Usa o altrove?
R. Il sito in Florida è già operativo: serve come base produttiva per il mercato americano, dove stiamo consolidando la presenza sul territorio per stringere nuovi contratti e servire meglio i nostri partner locali. Stiamo valutando nuove aperture per rafforzare ulteriormente la nostra capacità industriale.
D. Avete saputo utilizzare risorse del PNRR. Dove volete arrivare?
R. Il programma IRIDE è uno dei più virtuosi esempi di impiego del PNRR. L’obiettivo è creare un sistema nazionale di Osservazione della Terra, con ricadute concrete per la pubblica amministrazione, l’ambiente, la protezione civile e la vita quotidiana delle persone. Una soddisfazione farne parte, ma soprattutto un punto di partenza: stiamo già lavorando al secondo e al terzo batch previsti per il 2026, per potenziale la nostra costellazione HEO, e contribuire al programma del Paese.














