
Francisco Goya y Lucientes, pintor
Dalla serie “Caprichos”, 1
1797-99
Acquaforte, acquatinta, puntasecca
Real Academia de Bellas Artes de San
Fernando, Madrid
La mostra “Goya. La ribellione della ragione” si apre al pubblico il prossimo 31 ottobre a Milano a Palazzo Reale, istituzione sempre prodiga di grandi esibizioni, e fino al 3 marzo 2024 sarà possibile scoprire l’evoluzione artistica e il pensiero intellettuale di questo grande genio attraverso circa settanta opere.
Il progetto, di ampio respiro, è promosso dal Comune di Milano-Cultura e prodotto da Palazzo Reale e 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, in collaborazione con la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando di Madrid e con il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna in Italia, dell’Ente del Turismo Spagnolo e dell’Istituto Cervantes di Milano.
E ci regala una occasione unica.
Francisco José de Goya y Lucientes (1746-1828), gigante dell’arte spagnola, artista colto e accademico, con la sua opera apre alla modernità pur restando fortemente integrato e radicato nel suo tempo. La sua arte di matrice illuminista è frutto della ragione ma allo stesso tempo è espressiva e profondamente emotiva, tanto da risultare ancora oggi assolutamente moderna.
“…la fantasia senza la ragione genera mostri terribili…” ma insieme possono dar vita a grandi meraviglie…
Pittore della monarchia spagnola, Goya inizia il suo percorso artistico con opere legate a temi tradizionali cari alla committenza, sia essa reale, ecclesiastica, nobiliare o borghese. Ma la caratteristica di queste opere, nate per committenza, è che in esse l’artista rivela il suo animo nei confronti del personaggio o della situazione
Amicizia, simpatia, rispetto, identificazione…una assoluta novità nella storia della pittura e nel campo della ritrattistica: non c’è più distanza tra il pittore e i soggetti ritratti. In questo modo Goya tende a superare la committenza che lo annoia e a rivelare il suo animo e il suo sguardo personale verso i temi sociali.

La Primavera (bozzetto)
1786
Olio su tela
Collezione privata, Madrid
Courtesy Galería Caylus
La sua opera segna un cambio di paradigma da una linea ufficiale a quella personale.
Goya non improvvisa. La sua pennellata parte dalla ragione, con una lucida interpretazione etica e morale della società spagnola del tempo che ebbe in lui un critico attento e indipendente, libero dai vincoli della committenza.
Goya all’inizio non pensava di voler rivoluzionare i canoni della pittura, al contrario si adeguava all’arte ufficiale.
Quando trova impiego nella Fabbrica di Arazzi Reali dove realizza i cartoni, Goya lavora su temi tradizionali, popolari e divertenti. Questi cartoni trasformano per sempre la pittura di Goya che non li intende come realizzazioni di mestiere ma come campi di sperimentazione della sua pittura.
Comincia a dipingere per sé, per nuovi amici colti e illuminati con i quali scambia idee politiche e sociali che nascono anche da un momento storico particolarmente complesso.
Cambia il contesto oggettivo nel paese, cambia l’uomo Goya e la sua evoluzione artistica: vita e pittura, arte e intelletto vanno di pari passo.

María Gabriela Palafox y Portocarrero,
marquesa de Lazán
circa 1804
Olio su tela
Fundación Casa de Alba, Palacio de Liria,
Madrid
Notevole è il suo contributo di critica al potere politico e religioso del suo tempo attraverso la satira sociale e la rappresentazione della crudeltà della guerra che portava sofferenze piuttosto che glorie militari. E’ una critica, una ‘ribellione della ragione’ di fronte alla mancanza della ragione stessa nella barbarie bellica.
E’ l’atteggiamento critico che segna quel processo mentale che definisce la sua pittura.
E altrettanto insolito è il suo sentimento di pietas verso i poveri, gli emarginati, i malati che emerge dai suoi quadri.
La pittura di Goya ha un linguaggio rivoluzionario che non segue regole né imitazioni. Goya è il primo artista le cui opere sono frutto di esperienza, sentimenti personali, sofferenze e passioni perché si identifica con la vita, e per questo il suo stile continuerà ad evolversi fino alla morte.
L’uomo e l’artista, la pittura e la sua vita sono indissolubilmente legati tra loro.
Attraverso le sezioni della Mostra c’è il fil rouge dell’Uomo Goya che si dipana, scoprendo la profondità del suo animo di illuminato e della sua ‘ragione’.
Opere come I disastri della guerra, Il Manicomio, Scena di Inquisizione raccontano e trasmettono il suo profondo disagio interiore. Anche il Trascinamento del Toro sul tema della Tauromachia esprime una critica in cui l’artista prende le parti del vinto e delle vittime sacrificali come il cavallo che spesso muore o il toro, vittima destinata. Goya racconta la scena per denunciare il gesto ma non chi lo compie. In Juegos de ninos c’è una grande partecipazione e attenzione verso i bambini e gli umili.

Joaquina Candado Ricarte
1802-04
Olio su tela
Museo de Bellas Artes, Valencia
Un’altra cosa che cambia nella pittura di Goya è l’uso del colore, elemento autonomo, che non rappresenta o descrive il soggetto ma piuttosto ne fornisce la “sensazione”.
Goya è un testimone del suo tempo, dei cambiamenti, delle guerre e rivoluzioni avvenute in tutti i settori. Al tempo stesso è egli stesso protagonista di questi cambiamenti e trasformazioni nel modo nuovo di intendere l’arte, gettando le basi della modernità.
Negli anni della sua vecchiaia, dopo la luce dei primi anni, si fanno strada le pinturas nigras, dai toni cupi e neri; ma anche qui, ecco che rispecchiano i toni del suo animo malato e disilluso.
La mostra ci offre anche un’altra “unicità” irripetibile, mettendo in dialogo le opere di Goya esposte con alcune delle più importanti incisioni che lo resero Maestro assoluto in questa arte, affiancate dalle loro originali matrici in rame che costituiscono effettivamente l’originale opera d’arte, restaurate presso la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando a Madrid.
Un progetto di recupero che non ha precedenti per la complessità del lavoro e che oggi consente di ammirare le lastre di rame post restauro, nei loro originali dettagli a confronto diretto con le stampe.
Sono le incisioni che hanno permesso a Goya di esprimersi con quella libertà che i committenti gli avrebbero negato.
Ed è alle incisioni che Goya affida il suo pensiero libero e più intimo che in tal modo possa essere diffuso. Studia i procedimenti dell’incisione, rinnovando le tecniche per creare un linguaggio espressivo e innovativo senza precedenti nell’arte grafica.
La Mostra è curata dal Professor Víctor Nieto Alcaide, Delegato Accademico del Museo, Calcografia e Mostre della Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, Madrid.
Assai interessante e alta la sua presentazione della Mostra e i suoi scritti quando dice “Attraverso le sue opere Goya appare come l’origine, l’inizio e il punto di partenza di tutte le forme di pittura moderne poiché, sebbene l’espressività appaia come una forma istintuale, qui sembra sottomettersi ai dettami della ragione. E perché l’unico modo, creativo ed efficace, di rompere con l’assurdità, l’orrore e il terrore suscitati dalla mancanza della ragione è la ribellione della ragione stessa. Da qui, la validità della pittura di Goya, che sta nel non essere centrata su precisi eventi della Storia ma nel fissare un valore universale e atemporale.”
a cura di Daniela di Monaco















