Vinitaly 2023, in scena a Veronafiere dal 2 al 5 aprile, destinato a diventare il più grande centro b2b il salone internazionale del vino italiano e non solo, con più di 4mila aziende in rappresentanza di tutto il made in Italy enologico e da oltre 30 nazioni, compie un salto in avanti: un giro d’affari che vale 31 miliardi che cresce soprattutto nel segmento alto. Il vino tra l’altro è in vetta alla classifica dell’export italiano – mettendo a segno +79% in dodici anni, e balzando al primo posto per il saldo positivo nella bilancia commerciale, come si legge nel Rapporto dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly e Prometeia. Un’edizione più concentrata sugli affari, con una forte rappresentanza istituzionale del Governo, come anche sul profilo culturale di quello che è il primo settore per esposizione all’estero, superando così l’abbigliamento, l’alimentare, l’arredamento e l’automazione. Creato

dal giornalista Angelo Betti, la prima edizione si svolge il 22 e 22 settembre del 1967, e il collega dovette superare le contrarietà locali del settore. Il vino non è solo uno stile italiano quanto una produzione assimilata all’artigianato artistico, superando la gioielleria, che da anni si muove anche con un nuovo mecenatismo tutto rivolto all’arte. Sono Barolo, Brunello e Prosecco i fiori all’occhiello dell’immagine del bere italiano e il Lambrusco ambasciatore per eccellenza all’estero, tipico dell’Emilia Romagna, regina del mondo cooperativo nel paese. L’economia a braccetto con la cultura come ha dichiarato esplicitamente il ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida, in controtendenza con quanto si sta affermando in Europa. Nasce così l’idea, insieme al Presidente di Veronafiere Federico Bricolo, di portare al Vinitaly dagli Uffizi due capolavori, il Bacco di Caravaggio, ritrovato nei depositi degli Uffizi nel 1913, esattamente 110 anni fa, datato 1598 che per alcuni è l’elaborazione di un autoritratto del pittore stesso e il Bacco bambino di Guido Reni, eccezionalmente in prestito, grazie alla collaborazione tra i Ministeri

dell’Agricoltura e della Cultura con Veronafiere.
La prima è un’opera giovanile che ritrae un mezzo busto con un cesto di frutta incredibilmente naturale e realistico, una natura morta più viva che mai. Bacco offre un calice di vino rosso che sembra uscire dal quadro per raggiungere chi lo osserva. È un’immagine che invita alla convivialità e alla libertà dei sensi. Anche nell’opera della Galleria Palatina di Palazzo Pitti, parte del polo museale di Firenze, Bacco bambino si rivolge direttamente all’osservatore e tiene tra le mani un vassoio con una larga coppa di bianco.
L’occasione è anche quella di sposare il racconto del vino con mostre d’arte ed eventi culturali – come la “wine guitar”, in legno di botte di castagno, firmata dal liutaio Fabrizio Paoletti – in alcuni luoghi della città di Verona, spesso non aperti al pubblico nel triangolo tra Piazza dei Signori – Loggia di Fra Giocondo, Loggia Antica, Torre dei Lamberti – Cortile Mercato Vecchio e Cortile del Tribunale. Il palinsesto di Vinitaly and the City

è stato aperto con “Lives – L’Incredibile vita di Maurizio Cattelan raccontata in parole e musica” organizzato per il fuori salone da ArtVerona, la fiera d’arte moderna e contemporanea che il prossimo ottobre taglierà il traguardo della 18^ edizione. Si è trattato di una narrazione immersiva per scoprire l’iperbolica vita dell’artista italiano tra i più noti e quotati al mondo, raccontata da Nicolas Ballario, esperto di arte contemporanea, volto di Sky Arte e voce di Radio Rai e messa in musica da Rodrigo D’Erasmo, polistrumentista, compositore e membro degli Afterhours e da Giulio Favero.
All’ombra di Dante, protagonista anche della mostra “Disposti a salire alle stelle – Il Purgatorio cantica del perdono” curata da Franco Nembrini è stata presentata nella Loggia di Fra Giocondo.
La Lounge di Banca Passadore & C. – official partner della rassegna – ha illuminato le architetture della Corte della Signoria degli Scaligeri, mentre il Consorzio Tutela Lugana Doc porterà l’asticella dei brindisi a quota 84

metri, nella terrazza panoramica della Torre dei Lamberti. La geografia enologica made in Italy si ridisegna invece nel Cortile Mercato Vecchio, ospite per l’occasione di ambasciate dal Lago di Garda, con il Consorzio di Tutela Chiaretto e Bardolino, alla provincia di Treviso, con Consorzio Vini Asolo Montello, fino alla punta dello stivale con la Regione Calabria. Qui si terranno anche i Wine Talk di Vinitaly and the City condotti dall’enologa e wine writer Sissi Baratella, uno spazio di dibattito e confronto tra pubblico e produttori.
Nel Cortile del Tribunale poi la guida Vini d’Italia 2023 del Gambero Rosso e la Regione Lazio, protagoniste di degustazioni e tasting con vini premiati e curiosità enogastronomiche.
La manifestazione è stata una grande kermesse con 70 degustazioni oltre la degustazione evento OperaWine con i 130 migliori vini italiani selezionati da Wine Spectator. Insomma un dialogo che rende il Belpaese

fortemente internazionale. Cresce soprattutto l’export delle bollicine, in particolare quelle ‘di montagna’, della zona Trento doc ma anche i vini rossi importanti sono in ripresa soprattutto negli Stati Uniti, Canada, e in Europa in Francia e in Svizzera. In generale i vini rossi raccontano un bere rivolto al passato, in crisi perfino a Bordeaux; in Italia il Piemonte deve scegliere se seguire la tradizione o rincorrere il mercato mentre la Toscana dispone di una varietà tale che può offrire comunque occasioni interessanti. Di grande cura l’allestimento dei padiglioni che raccontano il territorio oltre il prodotto, come nello stand de Il Borro di Ferragamo, dove le stampe antiche raccontano la storia della Toscana da sempre legata alla coltivazione della vita o il padiglione della Regione Sicilia che sposa l’artigianato artistico locale creando vere e proprie ambientazioni.
Inoltre il vino attraversa la società e ne respira i cambiamenti a partire dal tema della sostenibilità premiata da Unicredit Wine Award che sottolinea la capacità di competitività e innovazione, assegnata a nove aziende italiana. Altra tendenza valorizzare la forte diversificazione di piccole realtà con una produzione su misura in grado però di consorziarsi e fare massa critica. Per giro d’affari superiore a 400 milioni solo 4 aziende e al vertice la partita si gioca tra Argea e Italian Wine Brands. Il tema tutto italiano di un prodotto molto legato al territorio locale in grado di espressioni variegate deve infatti conciliarsi con un’organizzazione che sia competitiva in termini nazionale e internazionale. Se il vino è lo specchio della società che cambia, da qualche decennio sono emerse alcune aziende tutte al femminile che si vestono anche nella comunicazione di una filosofia nuova alle quali è dedicato un evento specifico. Se la bellezza non salverà il mondo forse salverà il vino e la sua storia tutta italiana.
È questo il caso tra gli altri di Donne Fittipaldi, azienda nata nel 2004 quando la famiglia Fittipaldi Menarini decide di acquistare terreni a Bolgheri e impiantare vigne e olivi. Qui Maria Fittipaldi Menarini con le sue quattro figlie Carlotta, Giulia, Serena e Valentina trovano un ‘luogo dell’anima’. Ognuna delle figlie ha la propria professione, ma tutte sono accomunate da una passione nuova, quella del vino, cresciuta prepotentemente da quando si sono messe in gioco in un settore che è storia, cultura, scienza, arte e filosofia di vita. Proprio il connubio con l’arte consolida la passione di tutte: fin dagli inizi donne Fittipaldi è legata all’artista e amico Giorgio Restelli, in arte Giores, per la realizzazione di quasi tutte le sue etichette. Di Giores è l’idea del nome “donne Fittipaldi”, seguita dal progetto ‘Stolen Legs’ dove l’artista trasforma, con un action painting, a base di smalti e acrilici, un suo scatto fotografico, stampato su tela, costantemente rappresentante la sinuosità femminile. Non è un caso che alle etichette dei rossi – donne Fittipaldi Bolgheri Rosso Superiore DOC, donne Fittipaldi Bolgheri Rosso DOC e Malaroja IGT Toscana Malbec – si siano affiancate altre due etichette gioiosamente femminili: il Lady F Orpicchio e il “5” Rosato Frizzante Ancestrale, un pet-nat semplice, ribelle e conviviale, a base di Malbec, che infonde immediata simpatia e voglia di condividere. Le ulteriori 2 etichette sono invece opera di una delle figlie, Giulia. Per il Magnetic, in modo originale, ha riprodotto il magnetico occhio della madre, così ammaliante che sembra voler carpire le sensazioni dalla mente dell’assaggiatore. Per questo vino, 100% Cabernet Franc, niente barrique per l’invecchiamento, si rifà alla storia: uso di contenitori in “Cocciopesto”, un materiale impiegato dai Romani e dai Fenici, derivante dall’impasto crudo di cocci di laterizi macinati, frammenti lapidei, sabbia, legante cementizio e acqua.
Per l’amministratore delegato della Spa fieristica, Maurizio Danese, “l’ascolto delle imprese italiane è stato fondamentale per il varo dei prossimi Vinitaly. Non è un caso, se i Paesi protagonisti nel Roadshow sono nella top 10 degli obiettivi di mercato dei nostri espositori. Così come la scelta di presidiare sempre di più l’Asia: Cina, Giappone, Sud Corea ma anche Singapore, Hong Kong, Vietnam e altri sommano infatti il 20% dei prossimi target internazionali delle imprese italiane del vino. Un’area emergente – prosegue Danese – che con la Cina segnerà il grande ritorno a Verona, grazie a una selezione di oltre 100 top Buyer del Dragone, tra gruppi dell’horeca, principali importatori e player dell’e-commerce. Ma l’evoluzione quali-quantitativa della domanda estera riguarderà ovviamente tutti i mercati di sbocco ed emergenti, dagli Stati Uniti al Canada, dalla Corea del Sud passando per il Vecchio Continente fino al Sud America con la previsione di incrementare i top buyer del 40% sul 2022”.
Il vino insomma è sempre più un anello di congiunzione tra economia e finanza da una parte e cultura dall’altra, come ci ha confermato Riccardo Cotarella, enologo di primo piano nel panorama italiano, consulente di molti personaggi noti che hanno investito nel vino e che oggi dà lavoro a 100mila famiglie. Se certo c’è un ritardo rispetto alla vicina Francia nella promozione di questo prodotto come ambasciatore del territorio, il Belpaese sta recuperando rapidamente con lo sviluppo dell’enoturismo. Anche il consumatore medio è sempre più desideroso di bere in modo consapevole e di qualità, documentandosi e interessandosi al vino, tanto che è del tutto secondario nel settore il fenomeno delle mode e delle tendenze del gusto. La Francia da tempo nelle scuole ha introdotto l’enografia nazionale nei programmi di geografia, fatto che istituzionalizza al rango di materia culturale il vino. Lo abbiamo incontrato in un evento ad inviti in qualità di consulente di Boschetto Campacci, borgo a venti chilometri da Siena, in occasione della presentazione del nuovo Chianti Classico Riserva Ruello DOCG 2019. Il progetto è dell’imprenditore beneventano Luigi Frascino, presidente e fondatore del Gruppo Frascino, una delle più importanti realtà d’Italia nel settore del credit management (con una posizione di primo piano nella gestione e nel recupero di crediti problematici in ambito assicurativo), che da qualche tempo ha messo radici in terra di Chianti Classico. Ha studiato a Siena Economia e scienze bancarie e nel tempo si è appassionato alla campagna toscana e al vino. Il progetto nasce in modo privato nel 2016 e l’occasione è stata il ritrovamento di una vecchia perizia di epoca leopoldina risalente al 1878 che parla dei terreni – oggi l’azienda Boschetto Campacci si estende per 22 ettari complessivi nel comune di Castelnuovo Berardenga, nel cuore della denominazione – particolarmente vocati alla coltura dell’olivo e della vite perché galestrato del tutto inadatto ai cereali. “La scelta, ci ha raccontato, è di una produzione di alta qualità che restituisca identità a un luogo abbandonato per molto tempo riportandolo alla sua vocazione originaria. Il vino diventa così il genius loci per rivitalizzare un territorio grazie anche alla ristrutturazione di casali e in particolari dei poderi di Santa Caterina, Santa Marina Novella e Santa Chiara. Parallelamente si sta sviluppando un’attività legata agli Wine Resort e al mecenatismo culturale che nella campagna sta trovando un nuovo polo attrattivo.” Tra l’altro Frascino ha aderito all’iniziativa delle 67 colonne dell’Arena di Verona nata di concerto con il Ministero dei Beni Culturali durante il periodo critico della pandemia”
Territorio tra arte, storia e riqualificazione del patrimonio che diventa anche una messa a reddito dell’immobiliare di valore artistico, sono anche gli obiettivi del Consorzio del Chianti Rufina Terraelectae, che ha presentato una degustazione, “Rufina: alta passione in vigna” guidata da Ian D’Agata, con le aziende Azienda Agricola Frascole, Azienda Agricola Colognole, Castello del Trebbio, Fattoria Il Capitano, Fattoria Lavacchio, Fattoria Selvapiana, Grignano Winery, I Veroni, Marchesi de’ Frescobaldi Fattoria Nipozzano, Marchesi Gondi Tenuta Bossi, Villa Travignoli. Al Vinitaly il consorzio spontaneo fra 13 aziende ha presentato in anteprima il 2019 evidenziando nel gusto e nella strategia l’enfasi sul territorio che mette l’accento sulla storia del luogo, anche nella scelta dei nomi: la produzione del marchio è 100 per cento Sangiovese, da un’unica vigna selezionata legata anche nel nome, affinamento minimo di 30 mesi, 18 minimo in legno e 6 in bottiglia.
a cura di Ilaria Guidantoni















