
Un progetto espositivo realizzato in collaborazione con la Galleria Viasaterna di Milano, che negli spazi settecenteschi dell’Albergo Pietrasanta, nel cuore del centro storico di Pietrasanta (Lucca), presenta una ventina di opere fotografiche dedicate alla natura come campo di esplorazione, trasformazione e connessione. Il percorso che si snoda dal piano terra agli spazi comuni del primo piano espone i lavori di Stefano Caimi, Alessandro Calabrese, Giovanni Chiaramonte, Teresa Giannico, Guido Guidi, Takashi Homma, Leonardo Magrelli e Carolina Sandretto.
L’esposizione si inserisce in una serie di iniziative celebrative che nel 2026 festeggiano il trentesimo anniversario dell’Albergo Pietrasanta, tra cui appunto “Arte in vacanza”, un programma espositivo estivo che mette in dialogo opere fotografiche contemporanee e la collezione permanente dell’albergo, tra design vintage, decorazioni d’epoca e arte contemporanea.
Fil rouge dell’esposizione una riflessione sulla natura in continuità con quella che il visitatore incontra nel delizioso cortile interno che collega i due corpi di fabbrica, il palazzo sul fronte strada, e l’edificio che si sviluppa intorno al giardino. La natura non è intesa come elemento statico, quanto come organismo mutevole, spazio di relazione e terreno di ricerca visiva, che sia selvaggia o antropizzata. Attraverso approcci e tecniche differenti, gli artisti restituiscono una molteplicità di sguardi sul paesaggio e sulle sue trasformazioni.

Nelle immagini di Takashi Homma e Carolina Sandretto la natura rivela il proprio mutare nel tempo: nel primo caso gli scatti del fotografo giapponese dalle Hawaii immortalano, nello stesso momento ogni anno, il mare del suo Giappone, come se con questo gesto potesse rassicurarsi e assicurare il perdurare della patria; mentre le polaroid con sovrimpressione di Carolina, che avevamo avuto modo di vedere pubblicate in un libro, sono del periodo del confinamento e riproducono la vista dalla finestra di casa a Pietrasanta. Tutti i giorni alla stessa ora, una riflessione sul tempo che cambia e ci cambia, sia l’oggetto ritratto un’architettura o una persona, in un momento in cui l’orologio era sospeso e soprattutto svincolato dallo spazio (per l’impossibilità di muoversi). Nei lavori di Stefano Caimi (che parte da ispirazioni di forme architettoniche che diventano immagini della natura, foglie, costellazioni che lo spettatore può interpretare a suo modo), Alessandro Calabrese con le sue coloratissime nature morte, Teresa Giannico (presente con due lavori il cui iper-realismo sconfina in qualcosa di surreale quasi metafisico di grande poeticità) e Leonardo Magrelli (nelle cui immagini la forma sembra dissolversi per farsi aerea, nebulosa di luce) emerge invece un processo di scomposizione, ricostruzione e reinvenzione dell’immagine naturale. Nelle fotografie di Guido Guidi (con l’ombra che cambia nel porto di Cesena, uno scorcio che narra il cambiare del tempo e il dialogo tra ombra e realtà) e Giovanni Chiaramonte (raffinato sguardo che coglie la natura in un affresco, dialogante con un frammento di architettura) il paesaggio si manifesta attraverso la luce, l’ombra e una dimensione più rarefatta e contemplativa.

Il progetto nasce da un’idea di convivenza tra arte e vita, cifra distintiva dell’identità dell’albergo sin dalla sua fondazione. Le opere che abitano gli ambienti dell’Albergo non sono pensate come elementi da esporre secondo un percorso museale, ma come presenze da condividere, inserite naturalmente negli spazi dell’abitare e della quotidianità.
In questo senso, l’Albergo Pietrasanta si configura come un luogo ibrido, sospeso tra casa, collezione e spazio espositivo. Era il 1996 quando Rosa e Gilberto Sandretto trasformarono il palazzo storico in un luogo aperto all’incontro e alla relazione, dove la collezione, costruita a partire dagli anni Ottanta tra Italia e contesti internazionali, trovava spazio secondo una logica di convivenza spontanea, lontana da un ordinamento tradizionale. Negli ultimi anni l’ingresso di Carolina Sandretto, fotografa e development manager, ha contribuito ad ampliare ulteriormente questa visione, rafforzando il dialogo tra ospitalità, ricerca fotografica e progettualità contemporanea.
Il Palazzo, costruito nel Seicento dalla famiglia Gamba Martelli, tra le più importanti famiglie di scultori di Pietrasanta, tra XIX e XX secolo passò alla famiglia Barsanti, protagonista della produzione artistica locale con laboratori attivi anche a livello internazionale; e successivamente divenne proprietà della famiglia dell’ammiraglio Bonetti. Dal 1996 ospita la collezione d’arte dei proprietari.
a cura di Ilaria Guidantoni















