
Doppio appuntamento fiorentino con il Beato Angelico alias Fra Giovanni da Fiesole, artista simbolo dell’arte del Quattrocento a Firenze, “promotore del Vangelo”, inaugurato mercoledì 24 settembre scorso presso la Sala Altana di Palazzo Strozzi dov’è allestita una delle due esposizioni che resteranno aperte fino al 25 gennaio 2026. L’altra sede è il Museo di San Marco dove il frate artista ha vissuto e lavorato.
La mostra, co-organizzata con la Direzione regionale Musei nazionali Toscana del Ministero della Cultura, celebra a Firenze uno dei padri dell’arte del Rinascimento in un percorso che affronta la produzione, lo sviluppo e l’influenza dell’arte di Beato Angelico in dialogo con pittori come Lorenzo Monaco, Masaccio, Filippo Lippi, e anche scultori quali Lorenzo Ghiberti, Michelozzo e Luca della Robbia. A cura di Carl Brandon Strehlke, curatore emerito del Philadelphia Museum of Art, con Stefano Casciu, direttore regionale Musei nazionali Toscana e Angelo Tartuferi, già direttore del Museo di San Marco, Beato Angelico rappresenta la prima grande mostra a Firenze dedicata all’artista esattamente dopo settant’anni dalla monografica del 1955 con l’obiettivo di creare un dialogo unico tra istituzioni e territorio. Si tratta di un rilancio in continuità con quanto quell’esposizione, prima in Vaticano e poi a San Marco, dichiarò, oltrepassando la visione riduttiva dell’artista devozionale e della visione religiosa della sua arte.Beato Angelico, pittore della luce, della prospettiva e Maestro del colore, anche se Vasari nella sua celebre opera definì così Filippino Lippi, seppe coniugare tradizione e innovazione, il fondo oro del Tardo Gotico, la cui cultura sopravviveva, e anticipare in una visione essenziale dai tratti che per alcuni aspetti appaiono quasi sorprendentemente novecenteschi, il primo Rinascimento.

L’occasione dell’esposizione permette di restaurare numerosi capolavori grazie a un’articolata campagna di interventi e di riunire per la prima volta pale d’altare di uno dei principali maestri dell’arte italiana di tutti i tempi, disperse da oltre duecento anni. Frutto di oltre quattro anni di lavoro, il progetto ha reso possibile un’operazione di eccezionale valore scientifico e culturale, riunendo dipinti, disegni, sculture e miniature provenienti da prestigiosi musei, biblioteche e collezioni italiane e internazionali, ma anche da numerose chiese e istituzioni territoriali di grande valore storico e culturale. Se la magnificenza raffinata delle opere è sotto gli occhi del visitatore, è il caso di dire che l’essenziale è invisibile agli occhi, come ha sottolineato il direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi Arturo Galansino nella conferenza stampa di inaugurazione, perché dietro le quinte c’è stato un lavoro complesso di autorizzazioni, prestiti, ricostruzione storica, una vera follia, oltre appunto al tema importante del restauro. Per la prima volta ad esempio è stato usato il laser per pulire un dipinto.
Celebre per un linguaggio artistico che, partendo dall’eredità tardogotica utilizza i principi della nascente arte rinascimentale, Beato Angelico (1395 circa-1455) ha creato opere famose per la maestria nella prospettiva e l’uso della luce nel rapporto tra figurazione e spazio. La mostra permette di esplorare la qualità assoluta di questo artista come mai in precedenza, facendo emergere la capacità di innovazione artistica in relazione a un profondo senso religioso, fondato su una meditazione sul sacro in connessione con l’umano, quasi un comunicatore del Vangelo con oltre 140 opere.
Clicca qui sopra per vedere il video sulla mostra,
a cura di Giuseppe Joh Capozzolo,
con l’intervista di Ilaria Guidantoni
ad Arturo Galansino, direttore generale di Fondazione Palazzo Strozzi
L’iniziativa è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, Ministero della Cultura-Direzione regionale Musei nazionali Toscana e Museo di San Marco; sostenitori pubblici sono Fondazione Palazzo Strozzi, Comune di Firenze, Regione Toscana, Città Metropolitana di Firenze, Camera di Commercio di Firenze; sostenitori privati Fondazione Palazzo Strozzi con Fondazione CR Firenze, Fondazione Hillary Merkus Recordati, Comitato dei partner di Palazzo Strozzi; mentre Main Partner è Intesa Sanpaolo, che ha contribuito all’esposizione anche sostenendo la ricomposizione della Pala di San Marco, centro della mostra, capolavoro assoluto di Beato Angelico realizzato intorno al 1440 per l’altare maggiore della Chiesa di San Marco a Firenze (si veda qui il comunicato stampa). La Pala fu smembrata durante le soppressioni napoleoniche tra XVIII e XIX secolo, e le sue parti (predella e pilastrini) disperse in collezioni internazionali.
L’aspetto organizzativo non è secondario perché mette in luce la filosofia di Palazzo Strozzi promotore del dialogo tra pubblico e privato e territorio; questa mostra infatti si snoda per la città, con un vero e proprio itinerario che rappresenta un modo nuovo di vedere Firenze, un percorso nel segno del Beato Angelico appunto.
Curioso il fatto che il Rinascimento fiorentino promosso dai Medici allora signori di Firenze venga mostrato a Palazzo Strozzi, residenza della famiglia che rivaleggiò e ostacolò i primi, loro che, secondo il primo Catasto d’Europa del 1427, erano per altro più ricchi. La mostra è dunque l’occasione per ricucire il Rinascimento attorno a una figura forse non abbastanza studiata quanto meriterebbe.
L’allestimento a Palazzo Strozzi è di grande semplicità e sposa una linea tradizionale con un fondo celeste che si accompagna in un viaggio spirituale, molto tradizionale, decisamente evocativo che lascia le opere protagoniste.
Il percorso in otto sale parte da Santa Trinita, la chiesa di Vallombrosa che nel primo Quattrocento divenne un centro di riferimento per il mecenatismo privato a Firenze con un ampio rinnovamento che la portò ad essere un laboratorio di sperimentazione artistica.

Nella Sala 2 Il nuovo linguaggio figurativo che si rinnova molto nella Firenze del periodo ed è in questo quadro che si inseriscono le commissioni del convento domenicano di Santa Maria Novella. Le opere esposte mostrano come questa nuova grammatica si sia diffusa a livello cittadino nei diversi ambiti, contribuendo a ridefinire le forme della pittura religiosa. Il Beato Angelico è attento al fermento come mostra il raro prezioso tappeto arabo-musulmano, in mostra, con animali stilizzati entro cornici geometriche, simile a quello dipinto da Angelico nella Pala di San Marco. La sua presenza testimonia la circolazione in Italia fra il Tre e il Quattrocento dei cosiddetti “tappeti con animali” e gli scambi tra il Vicino Oriente e l’Europa occidentale. Angelico ne rielabora i motivi in chiave prospettica, con riferimento anche al Concilio ecumenico del 1439 e del dialogo tra culture.
Centrale la Sala 3 dedicata a San Marco con il rinnovamento del convento voluto da Cosimo de’Medici, cuore dell’attività del Beato Angelico, forse la più conosciuta; quindi nella Sala 4 il tema de La Crocifissione sagomata, che ebbe un ruolo significativo nella devozione dell’Italia centrale. I Volti santi nella Sala 5 che richiama ai due filoni che sviluppò l’artista con i suoi seguaci, distinti ma complementari, la Madonna dell’Umiltà e l’immagine isolata del Cristo. La singolarità è l’immediatezza di queste immagini che rendeva tali opere strumenti di meditazione e preghiera perché capaci di suscitare emozioni. Le grandi committenze, nella Sala 6, raccontano il prestigio delle grandi famiglie che nel Quattrocento si afferma con la commissione delle Pale d’Altare in cui devozione e rappresentanza si intrecciano. La Sala 7 è dedicata a Roma dove Angelico alternò soggiorni importanti tra il 1445 e il 1455, andando e venendo da Firenze, vivendo tra gli anni più fruttuosi della sua carriera, chiamato da Papa Eugenio IV che aveva ammirato i suoi affreschi a San Marco. Infine la Sala 8 ruota intorno a I Medici. Fu per Cosimo de’ Medici che Angelico realizzò opere fondamentali per la sfera privata e pubblica della famiglia e alla sua morte il legame continuò con il figlio Piero “Il Gottoso”.

Accompagna la mostra il Catalogo edito da Marsilio che si configura come una monografia completa dedicata a Fra Giovanni da Fiesole, offrendo una panoramica esaustiva sugli studi più recenti dedicati all’artista grazie a un’inestimabile quantità di informazioni scientifiche e acute interpretazioni dell’opera e della vita del Beato Angelico e dei suoi collaboratori. Il fulcro della pubblicazione è composto dai saggi critici di Carl Brandon Strehlke, che firma l’introduzione e il contributo L’arte di Beato Angelico; Stefano Casciu con Beato Angelico e San Marco, dal convento al museo. Un breve inquadramento; Marco Mozzo che affronta Gli affreschi del convento di San Marco-opere fra le più alte uscite dalla fantasia di Fra Angelico; e, infine, Angelo Tartuferi con Il maggior pittore fiorentino alla fine del tardogotico, anzi un fondatore del primo Rinascimento. Una sezione è poi dedicata agli approfondimenti delle opere, che ripercorrono la parabola artistica di Beato Angelico ordinandola in macro aree. In appendice poi, oltre alla bibliografia generale, sono raccolte le ricostruzioni grafiche della sagrestia di Santa Trinita e delle pale d’altare disperse di Beato Angelico. La pubblicazione rappresenta pertanto un punto di riferimento imprescindibile per gli studi su questo artista. E d’altronde, Palazzo Strozzi, come tiene a precisare Arturo Galansino, si pone come un centro di studi internazionali sul Quattrocento fiorentino.
Molte le attività collaterali, da incontri e conferenze a visite guidate all’esposizione, per tutta la durata della mostra, nell’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella, di Annunciation II, After Fra Angelico del 2017, opera monumentale del celebre artista britannico David Hockney, che diventa un dialogo con la contemporaneità in un luogo storico della tradizione della profumeria fiorentina. Tra l’altro l’allestimento è nella sacrestia affrescata dall’artista gotico fiorentino Mariotto di Nardo della sede storica di via della Scala 16, che parte dalla piazza di Santa Maria Novella.
a cura di Ilaria Guidantoni















