
Si è conclusa domenica 16 febbraio l’edizione 2025, la trentottesima, di Modenantiquaria, la più antica manifestazione italiana di antiquariato, con 100 gallerie espositrici, seconda a parere dei galleristi solo alla Biaf di Palazzo Corsini a Firenze per importanza, che ha saputo rinnovarsi negli anni.
L’edizione appena terminata conferma la qualità elegante e la presenza di un pubblico selezionato che si focalizza sul nord e centro Italia in particolare. Da sottolineare anche la piacevolezza di una fiera dinamica considerata la presenza di prezzi medi abbordabili, resa molto fruibile da stand ariosi e aree di sosta di gusto, oltre Petra, piccolo spazio dedicato soprattutto agli arredi da esterni.
Protagonista la pittura, anche se mobili e arredi sono stati selezionati con una scelta di peso. L’antico è sempre più di nicchia e quasi tutto quello che è esposto non risale oltre il Settecento anche se il mercato italiano dell’antiquariato manifesta una certa vivacità e si conferma di interesse.

Sempre più spazio è occupato dalla pittura dell’Ottocento fino alla metà del secolo scorso con una buona presenza di gioielli, ceramica e arredi che fino a poco tempo fa avremmo definito Modernariato. La prima edizione del Premio Cremonini, novità dell’anno, dedicato all’opera antica considerata più rappresentativa della fiera, è stato conferito al Bozzetto scultoreo di Francesco III d’Este duca di Modena – in marmo bianco di Carrara con inserti di marmo rosso sul basamento – realizzato da Francesco Antonio Cassarini detto Panzetta, datato 1750, esposto dalla Galleria Altomani.
Fin qui note positive ma si profilano ombre all’orizzonte dato che la Fiera di Bologna nel 2023 ha acquisito la titolarità del 100% del capitale sociale di Modenafiere srl che rimane concessionaria del Quartiere Fieristico di Modena, struttura di proprietà del Comune di Modena; ora emerge il rischio di una razionalizzazione del sistema regionale che potrebbe decidere anche una cancellazione o forse un trasferimento di questo appuntamento. Gli uffici amministrativi sono già stati trasferiti a Bologna ma si parla di un contenimento dei costi. Il tema è che la fiera di Modena deve il proprio successo anche dall’essere in provincia e da costi relativamente contenuti per gli espositori. Le carte sono sul tavolo.

La prima sezione è stata Sculptura, una passeggiata tra le statue in un percorso unico senza stand e separazioni, con opere dal XIII al XX secolo, una sorta di antologia nell’ambito della quale – oltre il vincitore del Premio Cremonini – abbiamo incontrato, tra gli altri, Greto di torrente di Pietro Gilardi, opera del 1985, della galleria SecolArt Antichità; Donna con gufo di Luciano Minguzzi, lavoro in legno della Galleria del Caminetto, degli Anni Cinquanta e dello stesso autore Donna che salta con la corda del 1953, presentata dalla Galleria Studiolo. Di grande fattura anche l’opera dallo stile accademico Fanciullo di Nazareth di Eugenio Pellino, del 1891, della Galleria Enrico Dipinti dell’Ottocento.
Un’antologia della pittura dell’Ottocento è presente da Art Studio Pedrazzini di Milano dove in particolare abbiamo notato un piccolo dipinto di Pompeo Mariani, Al ballo, del 1890, interessante perché questo pittore fotografa il cambiamento dei costumi della società tra la fine di un secolo e l’inizio del successivo e in quest’opera mette in luce con un forte colorismo, la donna protagonista della società altolocata del tempo.

Ricostruzione di un ambiente old fashion da Liberty Art Nouveau di Tina Biazzi e figlie di Torino, di grande fascino. L’Art Nouveau, presente in fiera, in oggetti e complementi d’arredo, è probabilmente il più conosciuto tra tutti gli stili storici, stile soprattutto decorativo, che si rifaceva al mondo naturale, caratterizzato dall’onnipresenza di una linea lunga, fluente, ininterrotta e sinuosa. Questo gusto si diffuse tra il 1890 e il 1910 in un’epoca in cui si intensificarono le comunicazioni e quindi le arti divennero unitarie tra Europa e America; un momento di grande creatività che divenne più rigoroso e stilizzato nelle forme a partire dal 1910: nacque allora l’Art Deco.
Il mondo delle ceramiche e degli arredi più moderni è stato ben rappresentato da Michele Gargiulo Antichità Galleria Arti Decorative di Napoli, dove sono state esposte ceramiche dal Seicento all’Ottocento, accanto a mobili con dorature francesi del 1830, accostati ai monili di settore Sottsass della fine degli Anni Cinquanta del Novecento, a mobili Fornasetti dello stesso periodo, dalle linee iconiche, e uno specchio di Alessandro Mendini. Certamente uno stile eclettico sempre più sinonimo dell’abitare contemporaneo.

Una passeggiata da metà Ottocento fino a metà del Novecento nel mondo della ceramica artistica, di grande raffinatezza, l’abbiamo fatta da Raffaello Pernici Best Ceramics di Rosignano Marittimo, in provincia di Livorno, partendo dalla Manifattura Minghetti a Bologna di fine del XIX secolo, passando per le Manifatture Cantagalli di Firenze con opere tra il 1890 e il 1900, per arrivare poi ai lavori di Sandro Vacchetti per le Manifatture Essevi di Torino tra il 1935 e il 1940 e a una serie di opere di Galileo Chini realizzate con Manifattura L’Arte della Ceramica Fontebuoni di Firenze, realizzate tra il 1903 e il 1909 tra le quali Grande vaso con uccelli, molto raffinato.
Per gli argenti vale la pena soffermarsi da Blu Old Silver Antiques di Roma dove, tra l’altro, è esposta una zuppiera del 1789 di Marie Francoise Joseph Gabriel Genu, argentiere che ha lavorato anche per Napoleone tra il 1785 e il 1795, esempio perfetto di retour d’Egypte per il lavoro e i simboli, uno dei pezzi più belli mai avuti in mano, ci ha confessato la galleria.

Il gusto che accosta in modo insolito oggetti è presente anche nel modo di indossare i gioielli, sempre meno legati a codici tradizionali rigorosi quanto rigidi. Da E.L.A. Antichità di Bergamo la cifra caratteristica è quella della ricerca, bijoux particolari che hanno qualcosa da raccontare, dal Settecento fino agli Anni Settanta del Novecento e il design anche architettonico che entra in questo ambito. Di Weebb un anello rettangolare, un rubino non riscaldato, ormai raro, con un blocco si cristallo di rocca montato con un’unica lamina di oro bianco della fine degli Anni Sessanta. Dei primi dell’Ottocento ci ha mostrato in particolare degli orecchini con pendenti a goccia di smeraldi e infine una broche trembleuse della prima metà del XIX secolo con diamanti montati con oro e argento. Nella ricerca rientra anche l’idea di una prossima mostra che leghi il gioiello alla scultura, un dialogo tra arti.

Per i tappeti, la vetrina unica, è stata quella di Mirco Cattai Fine Art & Tappeti Antichi di Milano che ha presentato in particolare un Khotan a melograno, molto sottile e al contempo soffice, proveniente dal Turkestan orientale, dell’inizio dell’Ottocento, realizzato nelle oasi lungo la via della seta dove si fermavano anche per settimane le carovane per far riposare gli animali e lì avvenivano scambi commerciali e culturali. Qui si vedono quattro piante di melograno ed è interessante perché ci si trova in un crocevia di multiculturalità. Spessi i tappeti presentano disegni persiani insieme a quelli cinesi, tratti da vasellame e stoffe.
Da 800/900 Art Studio, con sede a Livorno e Lucca, un’antologia tra Ottocento e Novecento, la scelta della maggior parte dei galleristi e, in collaborazione con la Galleria Le Stanze di Livorno, una personale di Renato Natali. Nel primo stand un percorso che va dai Macchiaioli con Fattori, Signorini, Abbati, Cannicci, Puccini fino al Novecento, dove risalta un’opera di Oscar Ghiglia e un Nomellini. Su Natali, invece, in fiera arriva una selezione della mostra terminata nel dicembre 2024 e l’idea di un progetto di valorizzazione di questo artista del quale si sapeva molto poco, non avendo avuto figli tra l’altro, soprattutto della sua vita romana della quale si vociferava una fidanzata, Margherita Torcoli Imparato. Sul mercato è stata messa la casa della donna e delle figlie e Filippo Bacci di Capaci, titolare della Galleria ha acquisito il materiale presente nell’appartamento, di grande interesse presente con lettere, documenti e alcune opere che oggi hanno arricchito la Fondazione Livorno.
Selezione di grande pregio anche da Enrico Galleria d’Arte Dipinti dell’Ottocento con sede a Milano e Genova, da Giovanni Boldini a Federico Zandomeneghi a uno splendido Ritratto di Giovinetta di Vittorio Matteo Corcos.

Per chi ama il gusto dell’antico, da Cantore Galleria Antiquaria di Modena una quadreria di valore tra cui una Madonna con Bambino e Santi, del 1450, tempera su tavola su fondo oro di Ventura di Moro, pittore di Firenze, poco conosciuto e vissuto tra il 1395 e il 1402 e il 1486. L’uccellino tra le mani del Bambino simboleggia la passione e l’insieme della composizione fa pensare più al Targo Gotico maturo di Jacopo della Querce che al Ghiberti. Fino agli Anni Settanta questo pittore era confluito nel Gruppo cosiddetto dello Pseudo Ambrogio di Baldese e della sua raffinata fattura oggi, come attribuzione certa, non restano che le Storie di san Pietro Martire sulla facciata della Compagnia del Bigallo a Firenze e la tavoletta con la Madonna col Bambino conservata nella Pinacoteca Nazionale di Siena. In questo senso la Fiera e questa in particolare si è dimostrata anche un momento di scambio di idee e di diffusione di nuove conoscenze più di altri appuntamenti fieristici “ad alto traffico”.
Nella selezione di mobili di pregio è valso la pena guardare, allo stand della Galleria Sinigallia di Vicenza, un tavolino da gioco lombardo del 1780 da centro oltre che da parete che si può aprire, con diversi legni intagliato; e anche soffermarsi da Viezzi Arte di Varmo, in provincia di Udine, dove c’è un trumeau veneziano Luigi XIV laccato con chinoiseries e interno con effetto guscio di tartaruga rosso. Si tratta di un genere introdotto dal sovrano francese nel 1664 dal Siam e le lacche si sono diffuse con una propria esplosione in Francia, in Inghilterra e in Italia, che in Europa diventano degli stereotipi, in un periodo nel quale la moda era tenuta in grande considerazione.

A Modenantiquaria uno spazio prezioso è quello dei vetri da Art Decoratif di Centrella Roberto, specialista in vetri francesi del ‘900, con sede a Fiumicino, vicino Roma, dove in particolare abbiamo fermato lo sguardo su un Vaso con papaveri, che su un lato sono luminosi rappresentando il giorno, sull’altro scuri come la notte.
Si tratta di un’opera particolare con i papaveri applicati come “placchette”, attraverso un’incisione con acido fluoridrico che garantisce una “morbidezza” setosa al fiore. È un vaso del periodo Daum Gallé primo Novecento. Facendo un passo indietro, il più importante maestro vetraio dello stile Art Nouveau fu Emile Gallé, nato a Nancy nel 1846, che fece della sua città natale il centro dell’arte decorativa in grado di rivaleggiare con Parigi, in una regione dove c’era una concentrazione di vetrerie, la più importante delle quali era quella di Jean Daum, che iniziò la propria virata verso l’Art Nouveau.
Nel Salone c’è stato posto, infine, anche per la tecnologia e la modernità, quella che era considerata tale, in primis la velocità e l’automobile, che ha rivoluzionato la vita moderna come ci mostra una Bugatti del 1928 che ha corso la Mille Miglia esposta da Big/Ciaccio arte di Milano.
a cura di Ilaria Guidantoni















