
La Fondazione Palazzo Strozzi presenta Canto Infinito, mostra personale di Jean-Marie Appriou per il Project Space di Palazzo Strozzi a Firenze.
A cura di Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione, il progetto espositivo riunisce un gruppo di nuove opere dell’artista francese, proponendo un ampio sguardo sul suo lavoro, che oggi si pone come una delle voci più originali nella ridefinizione dell’idea di scultura nell’arte contemporanea, visitabile fino al 23 agosto.
L’artista francese, quarantenne, che viene dalla Bretagna, anzi dal Finisterre, vicino alla Pointe du Raz, è potente, emozionante e nello stesso tempo esteticamente sorprendente, con un’ironia sottile che non ha nulla di dissacrante.
Il suo lavoro è caratterizzato da un approccio sperimentale nell’utilizzo di materiali, come alluminio, bronzo, vetro, argilla e cera. Attraverso una pratica fortemente tattile, l’artista modella figure che si inseriscono in un territorio ambiguo tra l’umano, l’animale e il vegetale. I riferimenti iconografici attingono alle mitologie arcaiche, alla fantascienza e alla cultura contemporanea: cavalli, serpenti, creature marine ed esseri ibridi popolano un universo simbolico, in cui le forme sembrano sospese tra terra e acqua, oscurità e luce, permanenza e mutamento.

La linea “editoriale” della curatela è invitare gli artisti a confrontarsi con il palazzo storico, con la città e la storia di Firenze e in questo senso il dialogo è perfetto perché il fulcro è quello letterario di Dante ma in un modo decisamente originale e con una ricerca quasi alchemica che si sposa una volta di più con la città.
Il titolo della mostra per il Project Space di Palazzo Strozzi, Canto Infinito, evoca l’idea di un flusso continuo senza inizio né fine, suggerendo una dimensione in cui tempo, materia e immaginazione sono in costante trasformazione, “come un fiume che ho risalito per poi ridiscendere”, ha dichiarato l’artista.
Lo abbiamo avvicinato e ci ha raccontato che viene dall’ultimo lembo di terra dell’Occidente europeo e forse non è un caso che il nome di questo luogo abbia un’origine latina, finis terrae, un legame con la cultura classica della quale sente forte il richiamo, insieme però anche alle referenze dei calvari bretoni e delle sue chiesette affrescate.
L’impatto con la prima opera, The Mills of Perception, che accoglie il visitatore è potente e l’evocazione de La porte de l’Enfer di Auguste Rodin (a sua volta ispirato da Michelangelo) è imprescindibile ed è lo stesso artista, che vive a Parigi, che lo cita; così come ricorda la Porta del Paradiso del Battistero fiorentino del Ghiberti che ricorda l’opera rinascimentale. Qui la porta è dell’uno e dell’altro mondo insieme, ha due facciate ma soprattutto ognuno può toccarla – sì, perché la scultura è materia e non si può solo contemplare – ed entrarci in gioco. Cinque tonnellate di bronzo dorato e nove cilindri, ispirati al mondo del Tibet, che girando su se stessi scompongono e ricompongono l’opera. Ognuno può quindi alternare le formelle di una facciata con l’altra, con l’idea che la vita è mobile ed è insieme inferno e paradiso.

Dante è certamente il cuore di questa riflessione alla quale Jean-Marie è giunto attraverso Wiliam Blake, poeta e pittore al quale a sua volta è arrivato con la musica dei Doors, perché questo gruppo ha scelto il proprio nome con il riferimento all’opera Le porte della Percezione (di Blake appunto).
Dante sormonta la porta in una barca in cui c’è lo stesso Blake, John Milton (l’autore del Paradiso perduto) e Mary Shelley, la creatrice di Frankenstein che guarda al futuro. La riflessione sottesa è sull’aldilà ma anche sui rimandi tra la vita e la morte in un flusso continuo, come si mostra nella Divina Commedia, un libro diventato di riferimento per Appriou che in Francia non è studiato in modo così approfondito, come invece Victor Hugo.
“La creazione crea il cammino e il cammino si fa camminando”, ha dichiarato l’artista in conferenza stampa sottolineando come l’aspetto ciclico sia molto presente tra l’altro nell’arte. Il movimento, la torsione in particolare delle parti della porta riprendono un elemento importante della scultura greca e in particolare del Rinascimento. L’artista ha fatto riferimento in particolare ai Prigioni di Michelangelo dai quali è rimasto folgorato quando li ha visti dal vero. Ed è proprio nel contatto diretto con la scultura che è materia ed energia che c’è il senso dello scolpire. E’ stato il suo professore a Reims Adalberto Maccardi, artista minimalista e legato all’Arte povera, che lo ha spinto il secondo anno di studi a venire a Firenze, un vero e proprio viaggio iniziatico come ci ha raccontato Appriou, per cercare l’energia (il vero valore dell’opera) che la scultura è in grado di emanare e per realizzare la quale bisogna prima decostruire e poi ricostruire.

Nelle sue opere c’è sicuramente un lavoro tecnico e di conoscenza dei metalli profondo che ha appreso di persona creando, con l’aiuto dei genitori, una piccola fonderia dove ha sperimentato il passaggio di stato della materia, la sua trasformazione, spinto dalla curiosità di capire la natura dei metalli in una rispondenza alchemica tra l’uomo e il macrocosmo, sostenendo che “siamo tutti un po’ tellurici, siamo polvere di stelle e la silice che si usa per la ceramica è contenuta nelle nostre stesse ossa”. Ecco perché toccare la scultura è importante.
Altra annotazione l’ironia contenuta nelle sue opere, il double sense, ma anche la funzionalità per cui The Key, gruppo scultoreo dell’Angelo che uccide il drago, è una stufa funzionante e Apophis, il serpente egizio, un termosifone. La spiegazione di Jean-Marie è che la possibilità di utilizzare un oggetto lo rende più vicino, familiare e occorre rendere domestica la storia dell’arte. In fondo quella egiziana era in gran parte funzionale.
La mostra Jean-Marie Appriou. Canto Infinito è promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze, sostenuta da Comune di Firenze, Regione Toscana, Città Metropolitana di Firenze e Camera di Commercio di Firenze per quanto riguarda le istituzioni pubbliche e da Fondazione CR Firenze, Intesa Sanpaolo, Fondazione Hillary Merkus Recordati e Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi sul fronte privato.
a cura di Ilaria Guidantoni















