Miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea diretta per l’ultimo anno da Nicola Ricciardi e organizzata da Fiera Milano, celebra la sua trentesima edizione ospitando, presso la South Wing di Allianz MiCo (Milano Convention Centre), 160 gallerie provenienti da 24 Paesi.
La manifestazione, che si conclude oggi, si conferma il fulcro delle manifestazioni milanesi che ruotano intorno all’arte e al design con capacità forte di attrarre collezionisti e operatori del settore a livello internazionale.
Un’edizione di svolta fin dal titolo “News Directions”, omaggio al jazzista americano John Coltrane (1926-1967), con un allestimento ripensato in stile museale. All’interno del nuovo complesso espositivo della South Wing di Allianz MiCo, infatti, il percorso è stato organizzato su tre livelli distinti, concepiti per accompagnare i visitatori in un’esperienza di scoperta progressiva tra le sezioni della fiera con una lieve riduzione del numero di gallerie (nel 2025 erano 179).
Ad accogliere il pubblico all’ingresso Emergent, punto di partenza del percorso espositivo, che offre l’opportunità di scoprire le ultime tendenze dell’arte contemporanea attraverso una selezione di gallerie il cui programma è volto alla sperimentazione, con oltre un secolo di arte e linguaggi diversi.

La sezione, Etablished Anthology, curata da Attilia Fattori Franchini, è cresciuta coinvolgendo 29 gallerie provenienti da tutto il mondo, con nuovi ingressi da Los Angeles, Johannesburg, New York, Londra, Istanbul e Varsavia e confermando, ancora una volta, la sua posizione di riferimento internazionale e lo sguardo rivolto al futuro.
Inoltre Movements, sviluppata con il St. Moritz Art Film Festival, curata da Stefano Rabolli Pansera, presenta 20 film d’artista proposti da 15 gallerie.
La femminilità in tutte le sue forme, le politiche identitarie, le strutture sociali, la memoria, il corpo, il cambiamento climatico, la narrativa speculativa, la storia dell’arte e la cultura pop, sono solo alcuni dei temi trattati dai 26 progetti espositivi, attraverso una selezione ambiziosa di opere pittoriche, sculture, ceramiche, opere tessili, video e fotografie.
In particolare la pittura, figurativa e astratta, è stata centrale in numerose presentazioni, molte delle quali alla loro prima partecipazione a Miart: Amanita (New York, Roma) introduce la ricerca di Marco Scarpi (San Donà di Piave, 1998), interessato alla rappresentazione del corpo umano attraverso immagini associative; Ehrlich Steinberg (Los Angeles) espone le opere delicate e poetiche dell’artista giapponese Emi Mizukami (Tokyo, 1992); Shahin Zarinbal (Berlino) e South Parade (Londra) hanno preparato un focus su Judith Dean (Billericay, 1965), offrendo, attraverso la composizione di immagini, molteplici visioni della realtà; la galleria turca Merkur (Istanbul) è in mostra con i paesaggi astratti di Nilufer Yildirim (Istanbul, 1984), mentre Krupa (Londra, Breslavia) esibisce le erotiche tele camp di Łukasz Stokłosa (Kalwaria Zebrzydowska, 1986).

Installazioni site-specific sono protagoniste degli stand di Matta (Milano), attraverso seducenti immagini quotidiane e riflessioni sull’identità sociale dell’artista tedesca Theresa Büchner (Aachen, 1993); Ilenia (Londra), con una serie di sculture pensate appositamente per la fiera dal collettivo Concorde (Milano, 2020); Triangolo (Cremona) ha creato uno spazio intimo e immersivo abitato dalle sculture di Nicole Colombo (Monza, 1991); Commune (Vienna), con una performance di lunga durata in cui l’artista Frank Wasser (Dublino, 1988) assume il ruolo di un barista irlandese; e Des Bains (Londra) con l’opera scenografica di Désirée Nakouzi De Monte (Trieste, 1994) e Andrea Parenti (Milano, 1992), unendo frammenti video a opere scultoree realizzate in pelle e mobili di recupero. Oltre alle già citate, sono molte le artiste donne protagoniste di solo show, come Valentina Cameranesi Sgroi (Roma, 1980) da Satine (Venezia), Gunes Terko (Ankara, 1981) da Ferda Art Platform (Istanbul), Manuela Garcia (Città del Messico, 1982) da N.A.S.A.L. (Guayaquil-Città del Messico), Linda Lach (Varsavia, 1995) da TBA (Varsavia) e Katja Farin (Los Angeles, 1996) da Gaa (New York-Colonia).
a cura di Ilaria Guidantoni















