
In sala dal 7 febbraio distribuito da Bendico, la commedia Gli anni belli, esordio alla regia di Lorenzo d’Amico De Carvalho, con protagonisti Maria Grazia Cucinotta, Ninni Bruschetta e Romana Maggiora Vergano, è una commedia italiana agrodolce.
Il film, da Ana Padrão, Stefano Viali, Gianvincenzo Pugliese, Francesca Ziggiotti, Gabriele Stella, Luca Attadia, Alexia Turchi, Riccardo Maria Manera,

Giorgia Spinelli, Costantino Comito, con Riccardo Sinibaldi, Beniamino Marcone e Rosalia Porcaro e vede la partecipazione straordinaria di Paola Lavini e di Bebo Storti, è una co-produzione internazionale Italia/Portogallo/Serbia realizzata con RAI Cinema, Hora Mágica, e Art & Popcorn, in collaborazione con RTP – Rádio e Televisão de Portugal, ed è prodotto da Isabel Chaves, Miroslav Mogorović, Silvia D’Amico Bendicò, Osvaldo Menegaz, e Lorenzo d’Amico De Carvalho. Realizzato con il supporto del fondo europeo MEDIA, è stato prodotto grazie al sostegno dell’Opere Prime e Seconde del MIC, del Fondo Lazio Cinema International, della

Regione Lazio – Fondo regionale per il cinema e l’audiovisivo, con il contributo della Regione Calabria – Film Commission Calabria, e con il co-finanziamento della Regione Siciliana – Assessorato Turismo, Sport e Spettacolo e della Sicilia Film Commission. Sceneggiato dal regista con Anne-Riita Ciccone, si avvale della direzione della fotografia di Osama Abouelkhair, delle musiche di Nuno Maló, delle scene di Maria Rita Cassarino, dell’arredamento di Elio Luciano, dei costumi di Andrea Sorrentino (A.S.C.), del montaggio dello stesso regista con la supervisione di Mauro Rossi e del suono di Guido Spizzico.
L’Estate è quella del 1994 anche se c’è l’eco di un clima, di una nostalgia anni Settanta. Un nuovo governo è da poco salito al potere ed Elena (Romana Maggiora Vergano), 17 anni, amante dei Nirvana e pasionaria in erba non vede l’ora di farlo cadere. Nessun riferimento alla cronaca ma lo stile del campeggio, protagonista dell’estate, Bell’Italia è fin troppo chiaro, a cominciare dalla grafica e dallo stile. Purtroppo per Elena i suoi genitori hanno programmi non rivoluzionari almeno non palesemente tali. Il padre (Ninni Bruschetta), burbero insegnante di greco, e la madre (Maria Grazia Cucinotta), paziente mediatrice, si trascinano una consuetudine dagli anni Settanta: saltare in macchina e recarsi sempre nello stesso identico campeggio; vent’anni di matrimonio, una coppia invecchiata senza essere cresciuta, due stili divergenti che però non mettono in dubbio la famiglia e che si amano ancora: “lei” con la nostalgia dell’amore dei vent’anni; “lui” assorbito nelle sue passioni intellettuali, troppo egocentrico per amare davvero. Stessa spiaggia, stesso mare ma una sorpresa: c’è un nuovo direttore che ha cambiato tutto, a cominciare dal nome. Con lo slogan “il nuovo sta avanzando” il camping “Bella Italia” intende la novità in formato vacanza. Stile nazional-popolare, divertimento a tutti costi, regole assurde e cavilli millantati come strumento di benessere e tutela dei villeggianti, in realtà al servizio di una bieca logica di profitto. Elena approda di malavoglia, strappata alla rivoluzione, al “Bella Italia” rassegnata a un’estate infernale, ma non ha fatto i conti con l’arrivo a sorpresa di un gruppo di ventenni – ai suoi occhi grandi e fichissimi – e soprattutto con l’apparizione angelica di André, diciottenne italo-francese bello quasi più di Kurt Cobain. Ci sono tutti gli ingredienti delle vacanze adolescenziali, dalle contrattazioni sugli orari serali delle uscite con i genitori; l’emulazione di chi è più grande e più disinibito; la scoperta degli amori; i compiti delle vacanze che inseguono, soprattutto quando si è rimandati in greco. Sullo sfondo di un’Italia che, non lo sa, ma sta cambiando tanto anche lei, Elena si appresta a vivere l’estate più esaltante di sempre, tra rivoluzioni, lacrime di sofferenze d’amore adolescenziale che si affogano in enormi gelati, falò al mare, giochi in spiaggia, sorprese, rivelazioni e trombe marine. E’ la voglia di sentirsi grandi, di ribellarsi al sistema, quello sul quale ci si appoggia per vivere: tra ingenuità e tenera presunzione nelle quali è difficile non riconoscersi, con tutta quella prosopopea intellettualistica tipica dell’età acerba. Se è vero che la vita si può riassumere in dieci estati fondamentali, questa di Elena è l’estate degli Anni Belli, quelli che non si dimenticano mai. Il film, girato nei territori della regione Lazio (comuni di Roma, Vitorchiano, Fiumicino, e Terracina), della regione Calabria (Catanzaro), e della regione Sicilia (Messina), come racconta il regista, è la storia di una generazione di mancati rivoluzionari, “è il racconto di formazione di una generazione, la mia, in cerca di Rivoluzione in un mondo dove ci veniva detto che la Storia era ormai finita. Nati in una società super-privilegiata, la fine della guerra fredda e il procedere dell’integrazione europea ci promettevano un futuro di pace, libertà, ed eterna crescita economica. Un mondo perfetto, contro il quale sentivamo comunque l’urgenza di ribellarci. Il modo migliore di affrontare questo tema era la commedia. Abbiamo scelto un anno specifico, quel 1994 dove il Paese sembrava sul punto di spiccare il volo verso una nuova vita, una sorta di nuova adolescenza della nostra comunità nazionale, che nell’aver fatto piazza pulita della vecchia classe politica pensava di essersi lasciata per sempre alle spalle la stagione buia della corruzione e dell’estremismo politico, e guardava al futuro con entusiasmo, pur rimanendo profondamente divisa al suo interno. Abbiamo infine aggiunto il mare, i mondiali, una crisi familiare, l’amicizia, e l’amore, e cercato di ricatturare il sapore dell’estate, di quella estate della vita di cui ognuno conserva per sempre nel cuore il ricordo”. Com’è andata lo sappiamo ma il film, con leggerezza, è più un inno all’adolescenza che una critica politica. Come se gli adolescenti avessero bisogno dello scudo dell’impegno politico per giustificarsi nella propria ribellione che quasi sempre è del tutto personale, come il film racconta bene; senza originalità particolare ma con il gusto della spensieratezza.
Chi è Lorenzo D’Amico De Carvalho
Si forma lavorando come assistente in cinema e teatro al fianco di numerosi autori quali Giuliano Montaldo, Cristina Comencini, Alessandro D’Alatri, Daniele Luchetti, Enrico Vanzina e Marco Tullio Giordana. Giovanissimo approda alla regia teatrale (A bright room called day di Tony Kushner – 53° Festival dei Due Mondi, Spoleto), e di lirica (Tosca prodotto da Fondazione Festival Pucciniano, Savonlinnan Ooperajuhlat, Savonlinna, Finland). Lavora negli anni come sceneggiatore (I’m endless like the space – 74° Mostra d’arte Cinematografica di Venezia – Giornate degli Autori), e documentarista (The Rossellinis co-diretto con Alessandro Rossellini, candidato al David di Donatello 2021; Rua do Prior 4118 Biografilm Festival). Gli anni belli è il suo esordio nel lungometraggio di finzione.
A cura di Ilaria Guidantoni















