Al Piccolo Teatro Studio Melato, va in scena fino al 7 gennaio Il canto di Natale, liberamente tratto dal racconto di Charles Dickens.
E’ una riduzione per marionette su appunti di Eugenio Monti Colla, musica originale di Danilo Lorenzini; nuove sculture, scene e luci di Franco Citterio, costumi di Maria Grazia Citterio e Cecilia Di Marco; direzione tecnica di Tiziano Marcolegio, con la regia di Franco Citterio e Giovanni Schiavolin.

Lo spettacolo incanta per la grande abilità dei marionettisti, lo straordinario repertorio degli abiti e il fascino delle scene che si dissolvono dando al racconto una dimensione onirica. La marionetta rispetto all’attore non toglie nulla in questa versione alla profondità e al realismo dell’interpretazione, conferendo però la magia della fiaba. Oltre il messaggio morale che trasforma il vecchio protagonista, avaro e scorbutico in un benefattore, la pièce diventa un inno al teatro, al potere della rappresentazione: è la visione del sogno, il ricordo del passato e la possibilità di mettersi dalla parte degli altri, di ascoltarne i commenti, di guardare attraverso i loro occhi, che in una sola notte crea un effetto catartico nel protagonista. È questa del resto la funzione del teatro nello spettatore che interpreta la vita.

Il canto di Natale è uno dei racconti più simbolici che narrano la magica notte che è divenuta, col tempo, un momento atteso da tutti i popoli e da tutte le culture, laiche o credenti. Anche le marionette della Carlo Colla & Figli, con il loro repertorio, hanno avuto modo di raccontare la trasversalità di questo avvenimento dell’anno da tutti atteso come evento che scuote gli animi e le sensibilità umane.

Così, dopo gli spettacoli storici La capanna di Betlemme e I nani burloni e dopo il più recente Lo schiaccianoci, i piccoli attori di legno adottano uno dei racconti più famosi che Charles Dickens scrisse nel 1844 e che da allora è stato spunto per innumerevoli versioni e interpretazioni.
La trama
La trama non racconta le sacre vicende religiose o le straordinarie situazioni attorno a maghi ed elfi che abitano attorno alla dimora di Papà Natale. Tantomeno di situazioni che scaturiscono dalla fantasia dei bimbi incantati dal mondo dei balocchi e dei giochi. Questa parabola narrativa descrive insieme le straordinarie voci che risuonano in questa particolare notte e gli effetti che queste possono avere sulla natura dell’essere umano e, quando ascoltate, possono condurre anche il più terribile, cinico e avaro animo a una mutazione per essere migliori.
Mantenendo la struttura pentapartita del racconto pensato dall’autore, le marionette si calano nei panni del vecchio bisbetico imprenditore Ebenezer Scrooge, così taccagno, che anche se il socio è morto proprio la notte di Natale di sette anni prima ha lasciato il suo nome nell’insegna perché toglierlo sarebbe costato troppo, e dei personaggi che attorno a lui si muovono, disegnando i caratteri, le personalità e i temperamenti della società che Dickens ha sempre indagato e descritto.

In particolare il nipote e la moglie che corteggiano lo zio avendo debiti; il commesso che vive nell’indigenza con la moglie e una prole numerosa, contento solo dell’affetto e del calore familiare, e poi gli spiriti che vivono nello spazio di una notte; accanto ai personaggi dei quali il protagonista alius Dickens si è nutrito da Cenerentola a Sheherazade; e ancora le persone del passato che non smettono di esistere in noi e quelle di cui nemmeno ci accorgiamo e ci sono accanto ogni giorno.
Al protagonista, nel cammino di presa di coscienza della realtà e di mutamento della propria indole, fanno da contrappunto personaggi come spettri e fantasmi frutto dell’immaginazione e della fantasia che la penna dell’autore ha saputo creare e che difficilmente possono trovar riscontro nelle comuni messe in scena teatrali.
La realtà parallela e atemporale del mondo delle marionette, proprio come quella mostrata dallo “Spirito del Natale passato”, quello “presente” e quello “futuro” pensati da Dickens, accompagnano i protagonisti, come gli spettatori, in una sorta di camera degli specchi che permette di guardare e scrutare il proprio io per conquistare una presa di coscienza propedeutica e introspettiva.
Anche in questo nuovo allestimento, ogni carattere diviene maschera, ogni ambiente, realistico od onirico che sia, diviene illusione e ogni situazione si sublima nell’incanto e nella “maraviglia” dell’oggetto inanimato che prende vita.

Tutti i protagonisti
Lo spettacolo è impegnativo coinvolgendo in totale 134 individui di cui 34 umani (14 marionettisti, 12 musicisti, 8 attori) e un centinaio di teste di legno, delle quali 40 realizzate ex novo, con relativi costumi. Le scene dipinte totalizzano 360 metri quadri di superficie, per realizzare una ventina di situazioni sceniche differenti.
Ecco i nomi dei protagonosti “umani”: i marionettisti Franco Citterio, Maria Grazia Citterio, Piero Corbella, Camillo Cosulich, Debora Coviello, Carlo Decio, Cecilia Di Marco, Michela Mantegazza, Tiziano Marcolegio, Pietro Monti, Giovanni Schiavolin, Paolo Sette; le voci recitanti (edizione registrata nel 2023) di Loredana Alfieri, Marco Balbi, Maria Grazia Citterio, Lorella De Luca, Carlo Decio, Lisa Mazzotti, Gianni Quillico, Riccardo Peroni, Franco Sangermano, Giovanni Schiavolin; musicisti (sempre registrazione del 2023) Mattia Bossio, pianoforte, Lorenza Merlini, viola, Antonio Papetti, violoncello, Rita Pepicelli, violino, Fausto Polloni, fagotto, Carlotta Raponi, flauto e ottavino, Paolo Sartori, clarinetto in Sib; canto Michela Mantegazza, coordinamento musicale Daniele Sozzani Desperati; direzione tecnica musicale di Luca Volontè; Paolo Sportelli, tecnico di registrazione presso Il borgo della Musica. Lo spettacolo è una nuova produzione del 2023 a cura dell’Associazione Grupporiani, Comune di Milano-Teatro convenzionato; Next-Laboratorio delle idee per la produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo.
a cura di Ilaria Guidantoni














