
Prodotta da Palazzo Reale, 24 ORE Cultura-Gruppo Il Sole 24 ORE e Civita Mostre e Musei, la mostra I Macchiaioli, un’ampia retrospettiva con oltre 100 opere, aperta fino al 14 giugno a Palazzo Reale a Milano, è frutto degli ultimi studi da parte dei tre più autorevoli esperti italiani del movimento che hanno ideato e curato il progetto: Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca. Questa mostra intende rappresentare un momento di recupero, riflessione e valorizzazione di una pagina fondamentale di storia dell’arte del Paese, che ha costruito le nostre comuni radici culturali.
L’assessore alla Cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi ha commentato: “Questo grande progetto offre l’occasione per sottolineare un’evidenza storica: è in Italia, con i Macchiaioli, che si consuma per la prima volta in Europa la rottura più radicale con le regole dell’accademia. Ben prima degli Impressionisti francesi, questi giovani pittori ebbero il coraggio di sfidare i canoni ufficiali, di dipingere all’aria aperta, di scegliere la vita quotidiana e la luce vera come nuovi orizzonti dell’arte. La loro rivoluzione, estetica, morale e civile, ha aperto la via alla modernità pittorica ed è parte profonda dell’identità culturale del nostro Paese. Con questa retrospettiva Milano celebra dunque non solo un movimento straordinario, ma una pagina fondativa della storia europea dell’arte”.
L’esposizione a Palazzo Reale vede coinvolti come prestatori i più importanti musei italiani come l’Accademia di Belle Arti e la Pinacoteca di Brera, le Gallerie degli Uffizi e Palazzo Pitti, il Museo del Risorgimento e la Galleria di Arte Moderna di Milano, la Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea di Torino, il Museo Civico ‘Giovanni Fattori’ di Livorno, nonché numerose collezioni private.

A partire dalla loro rivalutazione avvenuta tra le due guerre e proseguita sino a oggi, le opere dei Macchiaioli, incompresi dai contemporanei come in seguito capiterà agli Impressionisti, sono entrate, a pieno titolo, nei grandi musei e collezioni private, dando fama e riconoscimenti al movimento come ai singoli protagonisti, con molte mostre a loro dedicate negli ultimi decenni.
Oggi si ripropone l’occasione di una nuova e più approfondita lettura di questa interessante esperienza, proiettandola sullo sfondo storico di quegli anni fondamentali che hanno visto la nascita della nazione Italia. La mostra prende in esame un arco cronologico che va dal 1848 al 1872, data della morte di Giuseppe Mazzini, esule e clandestino in patria, quando i Macchiaioli, convinti sostenitori delle idee politiche mazziniane, avevano ormai esaurito la loro carica rivoluzionaria, ma questa intensa ed esaltante vicenda artistica, politica e umana aveva segnato una delle svolte più radicali nella lunga storia dell’arte italiana.
Silvestro Lega, Giovanni Fattori, Vincenzo Cabianca, Odoardo Borrani, Telemaco Signorini, Giuseppe Abbati e Raffaello Sernesi erano uniti e solidali, con un comune sentire politico e sociale e, in arte, un comun denominatore che era la scelta della “macchia”, una tecnica pittorica innovativa elaborata con il contributo di tutti gli esponenti del movimento e la cui estetica trovò una formulazione teorica non in un manifesto, ma in un periodico, Il Gazzettino delle Arti del Disegno, fondato a loro sostegno dal critico Diego Martelli.
Le singole, diverse personalità di questi artisti emergono nette attraverso le loro opere più significative che sono il portato delle loro esperienze e dei loro sentimenti. E in queste opere si intuisce e si comincia a vedere il cambiamento.

Diversamente dagli Impressionisti, che si presentarono in mostre alternative ai Saloni ufficiali, i Macchiaioli esposero le loro opere rivoluzionarie nelle pubbliche mostre di società promotrici costituite dai notabili delle più importanti città, come Firenze, Genova, Torino, Napoli, affrontando con coraggio le critiche del pubblico e l’ostilità della critica. Si riunivano in un ambiente informale come il leggendario Caffe Michelangiolo di Firenze, aperto al dibattito internazionale; frequentavano gli stessi luoghi e dipingevano all’aria aperta, affrontavano temi e battaglie comuni.
Firenze fu il vivace laboratorio di questa esperienza unica che vide coinvolti molti artisti toscani e altri pittori provenienti da altre città d’Italia. Erano pittori colti e consapevoli, ispirati dagli ideali razionali e illuministi della maggiore rivista del nostro Ottocento, la celebre Antologia (Firenze, 1821-1832). Si riconoscevano tanto nelle idee di Mazzini quanto nelle istanze del Positivismo venute dalla Francia. In loro il culto della ragione si tradusse in quello del vero e, sotto questa insegna, combatterono con determinazione per ricollegare l’arte alla realtà e alla vita.
Il movimento dei Macchiaioli seppe esprimere con maggior consapevolezza il progetto di creare un linguaggio pittorico comune e condiviso in cui si potesse riconoscere un Paese che aspirava a realizzare un’unita culturale e politica.

Il percorso della mostra ha grande respiro narrativo, articolato in nove sezioni e ripercorre l’esperimento “nazionale”, o il progetto risorgimentale dei Macchiaioli, assai spesso ingiustamente circoscritto in un ambito regionale, all’insegna di una toscanità domestica.
I curatori della mostra hanno pensato comunque di valorizzare la coralità del fermento artistico che animò il movimento, accostando alle già numerose opere dei Macchiaioli presenti in mostra quelle di altri pittori del tempo, come i fratelli Induno o Domenico Morelli, che a Milano o a Napoli si sarebbero confrontati con gli stessi temi e cimentati in analoghe sperimentazioni formali.
Nelle nove sezioni il percorso ricostruisce la storia dai moti risorgimentali del 1848, momento fondante, le vicende della formazione dei Macchiaioli a Firenze, culla culturale tra Dante, Lorenzo il Magnifico e la passione per il Medioevo e il Rinascimento, visti come passato esemplare in cui riconoscere le proprie radici.
Si passa poi al “presente” e ai campi di battaglia dove sono tutti presenti gli artisti-soldati che riportano sulla tela pene ed esperienze vissute. Nelle loro opere si legge la esaltante epopea della Seconda Guerra d’Indipendenza. Si passa alla prima Esposizione Nazionale allestita a Firenze nel 1861, che fu la grande occasione per proporre le loro novità assai criticate.

Nelle sezioni “I percorsi della macchia” viene analizzata la varietà del repertorio dei Macchiaioli, fondato su un radicale rinnovamento dei generi. Dal paesaggio con i luoghi prediletti, il ritratto con un mondo di affetti legati alla famiglia, fino alle scene di vita quotidiana che riflettono la vita e la dignità del popolo. Quest’ultimo soggetto nei Macchiaioli rappresenta non solo un punto di rottura totale con le convenzioni accademiche dell’epoca, ma risponde alla necessita del movimento di affermare una nuova visione artistica e storica dell’Italia, unita anche, grazie e soprattutto, al quotidiano lavoro e sacrificio del popolo.
Infine, nella penultima sezione due capolavori, impressionanti nella loro dimensione di denuncia, testimoniano la consapevolezza condivisa della mancata realizzazione, o del tradimento, degli ideali del Risorgimento.
La sezione di chiusura è dedicata a Milano, la città della rivalutazione critica del movimento e della fortuna collezionistica dei Macchiaioli. La mostra ospita un capolavoro assoluto come La toilette del mattino di Telemaco Signorini, appartenuto a Toscanini e fonte di ispirazione, come i dipinti militari di Fattori, per il grande film di Luchino Visconti Senso (1954), che riflette sulle contraddizioni del nostro Risorgimento italiano, di cui i Macchiaioli rimangono i più significativi interpreti.
a cura di Daniela di Monaco














