
Elena Barbalich, regista veneziana di opere liriche, è in questi giorni su Opera Vision con lo spettacolo Il sogno di Scipione di Mozart, realizzato per la Fenice nel 2019 con la cooperazione degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia dove insegna regia.
La regista ha realizzato spettacoli per il San Carlo di Napoli, La Fenice di Venezia, il Petruzzelli di Bari, il Regio di Torino e, all’estero, per il Teatro São Carlos di Lisbona, per l’Auditorium de la Cité des Arts di Parigi, per il Festival di Tourcoing, per il Palacio de la Ópera de la Coruña e il Teatro Calderón di Valladolid. Ha messo in scena tra l’altro La Traviata e Il cappello di paglia di Firenze al Petruzzelli, Le Nozze di Figaro al Teatro Regio di Torino, trasmesse su Rai5 e in 40 sale cinematografiche francesi.
L’abbiamo incontrata per capire come sta vivendo questo periodo nel quale il sipario e sempre chiuso, trovandola più impegnata che mai con la didattica. Attenta a quello che accade soprattutto fuori dal palcoscenico con la premura di chi è abituato a guardare oltre il proprio mondo.
E’ soprattutto un periodo di studio nella quale ha scelto di essere spettatrice e ci ha raccontato come il suo innamoramento per l’opera si rinnova a ogni messa in scena, con l’umiltà di chi cerca prima di tutto di capire e approfondire senza mai perdere l’entusiasmo della volontà. Speriamo di vederla presto sul palco con la Bohème, un progetto impegnativo al quale sta lavorando.
Vorrei partire dall’esperienza di confinamento e della musica al tempo dei teatri chiusi che per la lirica immagino più difficile che per altri ambiti.
“In questo momento soffrono un po’ tutti e non solo il mondo dello spettacolo e della cultura in genere. Forse per il teatro e per la musica è più evidente per l’assenza del pubblico e perché le prove non si possono fare senza la vicinanza. Non riesco a concentrarmi solo nel mio ambiente”.
Su cosa sta lavorando e come?
“Sono impegnata con la didattica all’Accademia della Belle Arti di Venezia dove insegno Pratiche e cultura dello spettacolo e Regia e mi sento particolarmente fortunata perché non si è fermato nulla. Certo questa modalità di insegnamento è molto complessa tanto che venti minuti on line sono conteggiati come un’ora di lezione in classe e mi accorgo che la sera sono sfinita.”
Cosa cambierà questo tipo di interazione e cosa pensa che ci resterà dopo l’uragano?
“La consapevolezza che il nostro comportamento è legato a doppio filo con gli altri e che siamo responsabili dell’interazione che generiamo; in seconda battuta interverrà la paura degli altri e infine quel senso di chiusura, di prigionia che dopo un mese di reclusione comincio a provare anche se amo molto stare a casa.”
Sta lavorando a qualche progetto?
“Sto cimentandomi nella Bohème, un lavoro impegnativo del quale è troppo presto per parlare”.

Sul digitale è impegnata a livello musicale?
“In questi giorni su Opera Vision è possibile vedere Il sogno di Scipione di Mozart, del quale ho curato la regia lo scorso anno per la Fenice di Venezia, un progetto di cooperazione con gli studenti dell’Accademia che prevede la messa in scena di uno spettacolo a concorso all’anno. E’ stato selezionato uno studente del corso di Scenografia e uno di Costumi e ho messo in scena 27 studenti che hanno lavorato insieme alle maestranze interne da scene, a costumi, alla realizzazione degli attrezzi di scena fino alla parte tecnica. Non mi sento di ergermi nell’intrattenimento e in questo periodo preferisco essere spettatore e studioso. E’ un tempo prezioso in tal senso anche perché l’offerta non manca sia in quantità sia in qualità, basti pensare a tutto quello che si può vedere su you tube”.
La regia di opere liriche è sempre più nel segno della reinterpretazione in una chiave nuova o che vuole presentarsi innovativa, non esente talora da stravolgimenti. Qual è il suo punto di vista?
“Il problema centrale per me non è reinterpretare ma interpretare con molta umiltà e dedizione, cercando di capire e restituendo possibilmente il valore della musica. Voler essere originali a tutti costi, spesso addirittura competitivi con l’autore quando si interpretano compositori come Verdi e Mozart mi pare un’ottica narcisistica per esibire la propria bravura, talora quasi in modo circense, che non rende un buon servizio al pubblico. Il mondo della moda sta entrando prepotentemente sul palcoscenico dando luogo paradossalmente alla ripetizione di cliché, con il bisogno di essere innovativi a tutti i costi. Ora io credo che si possa attualizzare un’opera ambientandola nel mondo contemporaneo, come ho fatto io stessa, ma per un esigenza profonda e non dettata dall’esterno; evitando rappresentazioni incoerenti frutto di scelte per partito preso che finiscono appunto per essere conformiste. Il mio obiettivo prioritario è sempre approfondire l’autore, quindi l’epoca nel quale l’opera è stata scritta e il testo letterario di riferimento, per offrire un’interpretazione plausibile.”
C’è un autore al quale si sente particolarmente legata e qual è il suo approccio?
“Parto sempre dalla musica, che mi conquista come primo aspetto. Sono da sempre innamorata pazza di Verdi e di Puccini, così come di Mozart che però è uno degli autori più difficili da rappresentare proprio per la sua perfezione. In ogni caso m’innamoro a ogni giro, tutte le volte che scelgo di fare una regia perché la lirica ha condensato le mie passioni, quella per la musica, la danza che ho fatto da piccola, il teatro e la letteratura. A dire il vero avrei voluto studiare uno strumento e suonare in un’orchestra ma i miei genitori non hanno pensato a questa possibilità; anche se soprattutto mia madre fin da piccola mi ha educata all’ascolto portandomi anche a teatro sovente.”
a cura di Ilaria Guidantoni















