Qui accanto Flavia Pezzo e Fulvio Cauteruccio
Tournage in remoto con scommessa, il cinema al tempo del confinamento
La nascita del progetto di Michele Di Mauro è legata al suo rapporto con La Stampa.it con cui, dall’inizio della Quarantena, collabora con contributi video partendo dal teatro, la poesia, il cinema, la letteratura…A dieci giorni dal confinamento lancia l’idea di battere “la distanza con la sostanza” attraverso l’Isola che c’è, un appuntamento quotidiano senza luogo – se non l’etere – ma anche lo spazio nel quale ognuno di noi è confinato, da riorganizzare e da vivere. La sua è l’Isola di San Mauro Torinese, a 5 chilometri dalla Penisola Taurinense, dov’è finita la sua tournée dell’Arlecchino servitore di due padroni (produzione Teatro Stabile di Torino) che ha dovuto fermarsi bruscamente, più o meno a metà delle repliche totali.
Questo microfilm – di 23 minuti e 14 secondi – com’è stato definito dal regista, scritto con Stefania Bertola, scrittrice – autrice di Via delle Magnolie, l’ultimo romanzo finito di pubblicare a puntate su facebook – è “un Oggetto, figlio dell’Artigianato XXL film”, un Luogo di Ricerca d’Arte Varia, pensato da Yasmine Weyshat e diretto dallo stesso Michele Di Mauro. È un microfilm, su youtube, una Puntata Zero, che in prospettiva intende dar vita a Pillole da 8/10 minuti, che andranno a comporre la Mezz’ora dopo. Il film racconta le vite intrecciate di alcune persone, quasi tutte legate al mondo del teatro, della tv, del cinema e dell’arte in genere; è un modo estrinseco di oltrepassare e vincere il Tempo Sospeso della Quarantena coronata/virus.
Tutti sono partiti da una battuta, una poesia, una canzone e hanno preso un volo che non c’è, anzi hanno preso il volo, atterrando nello spazio comune della creatività: Sara Bertelà, Fulvio Cauteruccio, Daniela Duchi, Federica Fracassi, Alice Giroldini, Mariangela Granelli, Marco Maccieri, Fabio Marchisio, Flavia Pezzo, Alessia Spinelli, Matilde Vigna e Gabriele Zecchiaroli. Riprese, montaggio e sonorizzazione sono di Elvis Flanella.
“Il progetto – ci ha raccontato il regista – con le sue Pillole diventa un palcoscenico digitale sul quale ospitare attori sospesi, in attesa di capire che ne sarà di loro, superando in qualche modo lo stesso teatro, la cui funzione è quella di essere fruibile anche dopo e non solo durante l’azione. Questo progetto cerca di dare una risposta, per ora ‘micro’ come il film nel segno del fare invece che del lamentarsi.”
Costruito come un dialogo a distanza, sono quadri, frammenti di vite che seguiamo per un tratto di strada, attraverso il filo dell’informazione che entra nelle case tra notiziari, serie tv e musica, molta musica, decisamente intrigante nella scelta e tanta ironia, dal teatro delle maschere a Netflix. Emerge a mio avviso in un ritmo frenetico e scoppiettante di energia non controllata, quello che è il pensiero e l’azione al tempo del confinamento: la riproduzione delle persone tali quali erano prima dell’arrivo della peste, che portano semplicemente il mondo dentro casa o sugli schermi dei PC. Le stesse manie, le stesse difficoltà nelle relazioni sentimentali, gli stessi tic. In questo senso il microfilm in questione è una fotografia pungente e gustosa di ogni microcosmo, un’analisi sociale divertita e spietata.
a cura di Ilaria Guidantoni
















