
Si alza ancora l’asticella della Fondazione Palazzo Strozzi che presenta a Palazzo Strozzi a Firenze sino al 23 agosto una delle mostre più importanti mai dedicate a Mark Rothko (1903-1970), indiscusso Maestro dell’arte moderna, dopo la grande personale di Roma del 2007 a Palazzo Esposizioni. Rothko a Firenze celebra il legame del grande artista del Novecento con la città, con un percorso urbano, disegnato ad hoc, in continuità con l’esposizione precedente del Beato Angelico (si veda altro articolo di BeBeez).
A cura del figlio dell’artista, Christopher Rothko, ed Elena Geuna, Rothko a Firenze rappresenta un progetto unico, concepito appositamente per Palazzo Strozzi, per celebrare il legame speciale tra l’artista e Firenze.
L’architettura del palazzo e la città stessa sono lo scenario ideale per esplorare come Rothko traduca in pittura la tensione tra misura classica e libertà espressiva, dando vita attraverso il colore a una nuova percezione dello spazio che oltrepassa la bidimensionalità della tela. Una mostra diffusa che tocca il Vestibolo della Biblioteca Laurenziana michelangiolesca (con due opere del ciclo non terminato Seagram Murials, ispirato a questo luogo claustrofobico) e il Museo di San Marco, con opere in dialogo con gli affreschi di Beato Angelico, che ebbe grande influenza sulla sua arte, dove la Sala dedicata all’artista quattrocentesco è stata riallestista.
Per Rothko Firenze, come ha sottolineato il figlio in conferenza stampa, ha rappresentato il sogno di vedere le opere del Rinascimento che conosceva bene, nei siti originari. E’ questo lo spirito della curatela della mostra: evidenziare come la città medicea tenga insieme passato e tensione al futuro. Questo ha rappresentato il Rinascimento, nutrito della cultura classica, soprattutto neoplatonica, per essere rivoluzionaria mettendo al centro l’uomo.

Così Rothko ha interpretato la fluidità del confine fra tradizione e innovazione, materia e spirito, conservando sempre quel dialogo presente in tutta l’arte europea tra spazio pubblico e intimità privata. E Palazzo Strozzi rappresenta, con il suo cortile interno, una piazza aperta alla città che nello specifico è anche dialogo e collaborazione tra istituzione pubblica (il Comune) e impresa privata bancaria, in primis Intesa Sanpaolo, main sponsor.
Il percorso espositivo a Palazzo Strozzi permette, attraverso oltre 70 opere, di ripercorrere l’intera carriera di Rothko in senso cronologico attingendo a prestigiose collezioni private e ai più importanti musei internazionali, tra cui il Museum of Modern Art (MoMA) e il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate di Londra, il Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington.
Clicca qui per vedere il video della visita alla mostra di Matt Rothko
a cura di Giuseppe Joh Capozzolo
L’allestimento corre con un viaggio immersivo tracciato dal grigio tenue e un’illuminazione soffusa che allude al mondo interiore e alla ricerca dell’artista, il cui epilogo è stato tragico, concentrando lo sguardo sulle ampie campiture. Dalle prime opere figurative alle opere tarde su carta dove i confini della geometria appaiono sfrangiati.
La mostra è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, con la collaborazione di due importanti istituti del Ministero della Cultura, Direzione regionale Musei nazionali Toscana-Museo di San Marco e Biblioteca Medicea Laurenziana; oltre a una serie di sostenitori pubblici rappresentati dai soggetti della Fondazione Palazzo Strozzi e sostenitori privati della stessa.

Contestualmente è pubblicato il Catalogo che conserva il titolo dell’esposizione da Marsilio Arte e, per lo stesso editore, il libro Mark Rothko. Dentro l’opera di Christopher Rothko, con la traduzione italiana di Marco Cianchi, in libreria dal 20 marzo scorso.
Chi è Mark Rothko
Alias Marcus Rothkowitz nasce a Dvinsk, in Russia, nel 1903. All’età di dieci anni, emigra con la madre e la sorella negli Stati Uniti per raggiungere il padre e i fratelli a Portland. Dal 1921 al 1923 frequenta la Yale University, per trasferirsi successivamente a New York. Nel 1929 Rothko inizia a insegnare al Center Academy of the Brooklyn Jewish Center, incarico che ricoprirà per i successivi vent’anni. Nel 1935 fonda il gruppo The Ten, con cui espone fino al 1940. Tra il 1936-1937 fa parte della divisione di pittura da cavalletto del W.P.A. Federal Art Project, dipingendo quadri per edifici governativi. Nel 1940 Mark Rothko fonda la Federation of Modern Painters and Sculptors. Nei dipinti e acquerelli realizzati tra la fine degli Anni Trenta e il 1946 è evidente l’interesse verso la mitologia greca, l’arte primitiva e la psicoanalisi. Influenzato dai pittori surrealisti, sperimenta la tecnica del disegno automatico, creando forme astratte con allusioni alla vita umana e animale. Opere di ispirazione surrealista sono esposte nel 1945 nella personale all’Art of This Century, la galleria newyorkese di Peggy Guggenheim. Verso la fine degli Anni Quaranta, la sua pittura cambia radicalmente: abbandona la figurazione di matrice surrealista per dedicarsi a composizioni astratte, la sua cifra stilistica.

Tele di grandi dimensioni sono composte da campiture fluttuanti e sovrapposte di colore. Nel 1954 ha una personale all’Art Institute of Chicago, mentre nel 1958 espone alla Biennale di Venezia. Nello stesso anno accetta la commissione di un ciclo di dipinti per il famoso ristorante newyorkese Four Seasons all’interno del Seagram Building. Rothko abbandonerà in seguito il progetto e le tele saranno poi donate alla Tate di Londra, con l’impegno che vengano esposte insieme in una sala separata. Espone al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris nel 1962 e al Guggenheim Museum di New York nel 1963. Dal 1964 al 1967 Rothko lavora a un ciclo di dipinti commissionati dai collezionisti e mecenati Dominique e John de Menil per una cappella progettata da Philip Johnson a Houston. La cappella, ora aconfessionale, ospita 14 tele, corrispondenti alle stazioni della Via Crucis. Nel 1969, viene creata The Mark Rothko Foundation con l’obiettivo di fornire assistenza ad artisti disagiati. Gravemente malato, si suicida nel suo studio a New York nel 1970.
a cura di Ilaria Guidantoni















