
In occasione del 44esimo anniversario della strage di Ustica, il MAMbo-Museo d’Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici Bologna, ha ospitato nello spazio della Sala delle Ciminiere una grande mostra personale di Robert Kuśmirowski, Perso(A)nomalia, per ricordare questo tragico evento attraverso il linguaggio del contemporaneo.
Noi di BeBeez siamo riusciti a vedere l’esposizione, terminata il 6 gennaio scorso, che certamente non lascia indifferenti per la forza con cui si impone la scena: una ricostruzione con oggetti recuperati grazie al partner tecnico della mostra, Freak Andò Antiquariato Modernariato Design, lasciati all’usura del tempo, che denunciano il disfarsi della materia e con altrettanta forza la persistenza della memoria, delle tracce che, anche nel disfacimento di oggetti che hanno perso la loro funzione originaria come un vecchio pianoforte attaccato da tarli e ragnatele, possono raccontarci qualcosa.

La mostra, a cura di Lorenzo Balbi e Marinella Paderni, è pensata come una sorta di prosecuzione del legame tra arte e memoria che annualmente arricchisce il palinsesto di iniziative attorno al Museo per la Memoria di Ustica e vuole richiamare i giovani e gli spettatori ad approfondire il loro sentire e il loro legame con vicende che non li hanno direttamente coinvolti ma che hanno segnato la storia del nostro Paese. Intrecciando la memoria storica con la sfera artistica contemporanea, le opere di Robert Kuśmirowski creano così un ponte suggestivo tra il passato e il presente. La personale dell’artista polacco è stata realizzata con il contributo dell’Istituto Polacco di Roma, del Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale della Repubblica Polacca e dell’Adam Mickiewicz Institute, e con il supporto di Foksal Gallery Foundation; con il contributo del Settore Biblioteche e Welfare culturale del Comune di Bologna.

Noto per il suo approccio alla creazione di ambienti immersivi, Kuśmirowski esplora la complessità del ricordo e dell’oblio attraverso grandi installazioni che combinano elementi visivi, sonori e sensoriali e che immergono il pubblico in narrazioni multistrato che sfidano le convenzioni spazio-temporali. Nella mostra gli oggetti quotidiani si trasformano in simboli carichi di significato, mentre gli spazi del museo si caricano di un’atmosfera enigmatica e inquietante. L’osservatore si trova catapultato in un limbo sospeso tra il passato e il presente, dove la memoria collettiva si fonde con l’immaginazione individuale. Attraverso questa mostra, Robert Kuśmirowski invita il pubblico a riflettere sulle complesse dinamiche tra storia, potere e verità. Le sue installazioni site specific diventano così uno spazio di riflessione e di confronto, dove le narrazioni ufficiali si mescolano con le interpretazioni personali, dando voce alla storia.

L’impressione è a un tempo quella di vivere in una dimensione inquietante e allo stesso tempo con una vena romantica, accedendo a un mondo fiabesco dove la dinamica del bello e buono da una parte, del brutto e cattivo dall’altra, è esasperata e incredibilmente attraente. Il tema della memoria filtra a più livelli come nella ricostruzione dell’Ufficio dell’aviazione civile tedesca degli Anni Trenta del Novecento – al quale appone l’insegna Luftansa – con il senso di un passato che sa di polvere e di tenerezza e in una sorta di prisma magico, Cosmorama, una struttura in legno che attraverso degli oblò con dei binocoli ci fa vedere scene di mestieri artigianali, allestite come un filmato stereoscopico dei primi Novecento, che stanno scomparendo e che sono in ogni caso sempre meno conosciuti: una sorta di scatola delle meraviglie o anche una sala di proiezione d’altri tempi, ripresentata qui dopo la sua prima esposizione in Italia nel 2010. Sul tema del ponte con il passato, interessante l’installazione ambientale The Piano, del 2024, animata dalla colonna sonora composta dall’artista su un pianoforte del 1906. L’incontro fortuito con questo pianoforte fortemente deteriorato ha suggerito all’artista l’ispirazione, secondo cui l’arte salva dal deterioramento del tempo. In una posizione appartata, l’opera accoglieva i visitatori, e a proposito di questo intervento l’artista ha dichiarato che la poesia di un oggetto, strappato alla natura e alla sua prima funzione, restituisce lo stesso come un paziente geriatrico del quale Robert sente un’irresistibile voglia di prendersi cura. Il messaggio è di poter tornare a vivere in un modo diverso.
I.G.















