
BeBeez ha visitato per voi l’Accademia del Caffè Espresso di Fiesole, la collina che domina Firenze, un centro culturale votato alla promozione del caffè espresso, sorto all’interno della vecchia fabbrica de La Marzocco, azienda fiorentina fondata nel 1927 da Giuseppe Bambi e da suo fratello Bruno; che prende il nome dal simbolo di Firenze, il Marzocco, leone che tiene uno scudo con il giglio in segno di vittoria.
L’iniziativa è stata organizzata in concomitanza con la presentazione di Cafézinho Carioca, una selezione di capsule di caffè particolare con una nuova macchina da caffè emblema del design italiano in collaborazione con il brand di lifestyle brasiliano Frescobol Carioca, ispirato al gioco dei racchettoni tipico delle spiagge di Rio de Janeiro (in esposizione una linea di abiti con le sfumature del caffè e la stilizzazione delle onde di Copa Capana).

Il museo aziendale ha inaugurato in occasione di Archivissima e della “Notte degli Archivi”, lo scorso 5 giugno, la mostra Tenere traccia, (si veda qui il post su Linkedin) dedicata al lavoro delle Officine Fratelli Bambi e al loro modo di custodire le tecniche, i gesti e i saperi delle macchine custom. L’esposizione, che resterà aperta sino a fine 2026, è un richiamo per un piccolo museo aziendale dedicato al lungo viaggio del caffè, che non cresce sotto casa per gli europei, anche se costituisce, soprattutto nel Belpaese, un rito quotidiano e una vera e propria cultura, basti pensare al ruolo del Caffè dal Settecento in poi.
L’Accademia riunisce al suo interno il museo aziendale La Marzocco, l’archivio storico, una piantagione di caffè indoor, laboratori di ricerca e formazione e le Officine Fratelli Bambi, una vera e propria officina meccanica dedicata alla progettazione e costruzione di macchine su misura, oltre a una caffetteria e un bistrot con la ricostruzione di un bar Anni Settanta con tutti pezzi autentici e il bancone dell’epoca realizzato proprio dai Fratelli Bambi, fondatori dell’azienda quando brevettarono la prima macchina per l’Espresso, la Fiorenza.
Dal punto di vista architettonico si tratta di un bel recupero di archeologia industriale, di grande ariosità, dove la parte dell’innovazione e funzionalità tecnica dialoga con un arredo che ci porta in una vera e propria casa del caffè. Lo spazio presenta infatti un mix funzionale articolato, realizzato sfruttando interamente, al primo piano, la struttura originaria dell’edificio di valenza storica a cui si aggiunge la terrazza panoramica e l’area delle officine a livello del piano stradale. In particolare la serra, progettata dallo scienziato Stefano Mancuso, con un insieme di piante che purificano naturalmente l’aria.

L’esposizione temporanea riunisce con un allestimento non classico bozzetti, appunti, disegni a mano e una serie di manufatti di artigianato artistico che introduce al museo. L’esposizione permanente racconta le principali varietà del caffè, come si degusta, i parametri fondamentali, i diversi territori di provenienza e la trasformazione dalla raccolta delle ciliegie del caffè, all’essiccazione, fermentazione e tostatura. Inoltre c’è un percorso storico che inizia nel 1894 quando il nonno e il bisnonno di Piero Bambi gestiscono una bottega, riparando carrozze e lavorando la lamiera a mano con strumenti da loro ideati. Nello stesso anno nasce la macchina da caffè, quando Angelo Moriondo presenta il primo apparecchio per realizzare il primo caffè “espresso”. Seguendo la linea del tempo la narrazione segue in parallelo la vita culturale, quella dell’attualità e della storia e quella dell’azienda arriva fino ai giorni nostri. In parallelo l’esposizione delle macchine dell’azienda e i costumi che cambiano nel rito della convivialità.
L’ultima tappa è rappresentata dai Viaggi del caffè, nata come una mostra temporanea e diventata poi permanente. Un’immersione nei documenti, ricordi, oggetti e ricostruzione degli emigrati con destinazione le piantagioni di caffè. Dall’Italia in molti partirono per il Brasile in seguito a un accordo che il Paese fece dando buoni incentivi.
a cura di Mila Fiorentini















