di Stefania Peveraro
direttore di BeBeez
chairman & founder di EdiBeez srl
Cari lettori,
Il 2025 chiude per il private capital con un saldo misto: numeri confortanti sul fronte degli investimenti in private equity, venture capital e private debt, ma ancora con segnali di difficoltà sul fronte della raccolta. Un quadro, questo, che è vero sia a livello globale sia a livello italiano, come è emerso dai dati raccolti da BeBeez, aggiornati a fine ottobre, dalle tavole roton dell’evento The State of Private Markets 2025, organizzato a Milano da BeBeez lo scorso 27 novembre, con il supporto di Clessidra Group, Spada Partners, WRM Group, Arcadia sgr, Azimut Libera Impresa sgr, Banca Valsabbina, Contract Managers, Banca Ifis, FG2 Capital, FSI, Mindful Capital Partners sgr e Di Luccia Executive Search (si veda qui il video dell’evento), e dalla serie di interviste ai protagonisti del mercato di cui riferiamo in questo numero speciale di BeBeez Magazine con il quale chiudiamo l’anno.
Il mercato del private capital italiano ha mostrato senza dubbio resilienza, adattandosi a contesti incerti, ridefinendo priorità e strategie: più selezione e qualità degli asset, meno leva, più equity e quasi‑equity, approccio industriale e strategico, governance robusta. Questo approccio più cauto ha comunque portato quindi una buona dose di attività di investimento, con i deal di private equity che per numero si sono concentrati in Italia ancora una volta sugli add-on e la costruzione di piattaforme industriali, mentre i grandi buyout hanno spinto soprattutto gli investimenti di private debt, che sono stati finanziati o rifinanziati gradi a grandi emissioni obbligazionarie. Le statistiche del venture capital, da parte loro, sono state “drogate” dalle grandi operazioni di Bending Spoons, al netto delle quali il mercato si è dimostrato molto simile a quello dello scorso anno, con pochi round di dimensioni medio-grandi, almeno per gli standard del mercato italiano, e moltissimi altri round molto piccoli.
Ad accomunare le varie asset class sono invece state le difficoltà sul fronte del fundraising, problema peraltro comune a tutti gli operatori di private capital del mondo in questi ultimi due anni: la raccolta si è infatti fermata a 906,1 miliardi di dollari a livello globale nei 9 mesi al 30 settembre dagli oltre 1400 miliardi di tutto il 2024, secondo il Global Private Market Fundraising Repor di PitchBook pubblicato nei giorni scorsi.
In questo quadro, però, la situazione europea si distingue per un trend positivo: la quota europea di fundraising dei fondi di private capital ha infatti raggiunto il massimo storico quest’anno, a quota 310,5 miliardi di dollari, pari al 34,2% del totale raccolto a livello globale. L’Europa è stata l’unica grande regione ad aumentare la propria quota di raccolta fondi nel quest’anno, sebbene a livello assoluto il valore raccolto rimanga ben al di sotto del record del 2021 di 457,7 miliardi di dollari e con la fetta di mercato della raccolta più importante che resta appannaggio del Nord America con il 57,4% del totale del fundraising globale, in calo però dal 61,5% del 2024.
A trainare il dato europeo è stata soprattutto la raccolta dei fondi che investono in asset reali, principalmente fondi infrastrutturali, poiché la guerra tra Russia e Ucraina ha stimolato gli investimenti in asset legati alla sicurezza energetica. Un esempi per tutti: a marzo, EQT ha raccolto la cifra record di 21,5 miliardi di euro per EQT Infrastructure VI, superando l’obiettivo iniziale di 20 miliardi di euro (si veda altro articolo di BeBeez). Anche il mercato secondario, in fase di maturazione, ha attirato maggiori impegni, con quattro dei dieci maggiori fondi raccolti quest’anno che perseguono strategie secondarie. Il fondo più grande chiuso quest’anno è stato ASF IX di Ardian, che a gennaio ha raggiunto il suo hard cap di 30 miliardi di dollari (si veda altro articolo di BeBeez).
In ogni caso, seppure in calo, la nuova raccolta è riuscita a controbilanciare l’attività di investimento dei fondi a livello globale, portando la dry powder a quota 4.370 miliardi di dollari, in aumento di 190,6 miliardi da fine 2024, soprattutto grazie a un aumento della dry powder di ben 120,2 miliardi per i fondi di private equity.
Se da un lato la disponibilità di capitale da investire resta elevata, con livelli record di dry powder, dall’altro lato si conferma la difficoltà strutturale a raccogliere nuovi capitali in tempi di tassi alti e incertezza macro. In questo contesto, sarà fondamentale per gli operatori del private capital continuare a puntare su specializzazione, solidità industriale e capacità di generare valore nel medio-lungo periodo. L’Italia, con il suo tessuto imprenditoriale ricco e dinamico, può ancora giocare un ruolo centrale nel mercato europeo, ma dovrà saper attrarre capitali in un’arena sempre più selettiva e globale.
Buona lettura!














