17.10 €
Autore: Paolo Brovelli
Casa editrice: Crierre edizioni
Anno di pubblicazione: 2025
Acquista su AmazonDescrizione prodotto
Un testo che si può leggere su diversi piani, ben scritto, non c’è che dire, perché l’autore ha il piglio giornalistico e la cultura da romanziere, sa giocare con la lingua essendo un traduttore (e non solo di letteratura) da più lingue. Si legge bene anche non sono poche le pagine. Il titolo è suggestivo ma anche indicativo e la mappa è quella della vita che è un viaggio.
Paolo Brovelli è un viaggiatore di mestiere e per vocazione, anzi prima per vocazione e poi per professione, guida turistica sui generis in diverse parti del mondo non proprio addomesticate. Il viaggio è il fil rouge del testo che è quello che ogni giorno fa il giornalista cercando ricerche e viaggiando sulle piste di indizi e fonti e questo lo si può fare restando in redazione o stando sul campo. In questo senso Leo Liberti, un giovane giornalista milanese, un po’ timido, arroccato nelle sue certezze, è il simbolo di un uomo che cerca di barcamenarsi senza affrontare il mare aperto. Ma la casualità della vita diventa l’occasione perché, come diceva Luis Borges, ogni incontro casuale è un appuntamento.
Il direttore del suo giornale, a sorpresa, lo manda a incontrare, per un’intervista in esclusiva, un noto autore di libri di viaggio, Amerigo Ventura, che in passato è stato protagonista di misteriosi episodi. Questa missione aprirà una voragine nella vita di Leo e così questa riflessione sul giornalismo e sul ruolo, a volte anche mistificato degli inviati speciali, diventa un romanzo di formazione. Parallelamente è una guida non guida nel senso tecnico del sud America, in particolare del Messico, al quale è dedicato un inno d’amore; un paese che Paolo conosce molto bene per averci vissuto e anche del Guatemala. In questa parte tra le righe e le vicende che a poco a poco sconvolgeranno la vita del protagonista, mentre si intreccia l’amore che spesso è la scintilla e il sintomo più forte di quello che ci accade dentro.
Il libro, senza sconfinare nell’essere didascalico, raccoglie una miriade di informazioni e riesce a trasferire lo spirito, il vissuto locale. Poi diventa soprattutto romanzo, con l’espediente del ritrovamento del manoscritto che se non è nuova come idea, funziona. A mio modesto avviso (e forse in modo sorprendente) è la parte più riuscita del libro dove potremmo dire che “tutte le strade portano a Roma”, al cuore, con il cerchio che si chiude in modo arguto e curioso - una bella architettura narrativa che non sconfina nei colpi di scena, seppure la vicenda sembra quasi incredibile ma si sa: la vita ha più fantasia di noi - fino al ritrovamento del sé più profondo.
Senza svelare nulla il tema del confronto con l’archetipo del padre è ben trattato e consente al lettore una cosa rara, a sorpresa, la voglia crescente di leggere il libro che, sempre più spesso invece, delude nella seconda parte. La conclusione è poetica seppure senza un semplicistico lieto fine e forse ci racconta anche molto della persona Paolo, al di là dello scrittore, che riesce comunque a imprimere alla vicenda un carattere universale.
a cura di Ilaria Guidantoni















