
Ricavi 2024 in crollo a 2 milioni nel 2024 dai 14,2 milioni del 2022 e 10 milioni di perdite cumulate tra il 2023 e il 2024, che avrebbero azzerato il patrimonio, tanto da richiedere necessariamente una ricapitalizzazione. E’ questa la situazione di Fenice srl, società dell’influencer e imprenditrice Chiara Ferragni, che gestisce la proprietà del brand Chiara Ferragni, il marchio con cui sono firmati vestiti, accessori, linee di trucco e prodotti per la scuola.
Lo ha scritto ieri Il Corriere della Sera, precisando che oggi sono in programma due assemblee: una ordinaria per l’approvazione del bilancio 2023 in grave ritardo e una straordinaria per varare appunto un’urgente ricapitalizzazione.
Sul fronte dei numeri, come era da immaginare e come già anticipato da BeBeez, lo scandalo delle pratiche commerciali scorrette relative a pandori e uova pasquali griffati Ferragni, hanno già avuto un qualche impatto sui risultati aziendali 2023, visto che le prime avvisaglie di problemi con l’Antitrust c’erano state già a metà di quell’anno, ma ne hanno avuto molto di più sui conti 2024 (si veda altro articolo di BeBeez). Ora, secondo quanto anticipato Il Corriere, Il bilancio 2023 si è chiuso con ricavi per 11-12 milioni rispetto al picco dei 14,2 milioni del 2022, mentre appunto il 2024 si sarebbe rivelato disastroso con soli 2 milioni di fatturato e perdite cumulate per gli ultimi due anni di circa 10 milioni. Fenice aveva chiuso il 2022 con circa 14,2 milioni di euro di ricavi, un ebitda di 4,6 milioni e un debito finanziario netto di poco meno di 690 mila euro (si veda qui il report Leanus, dopo essersi registrati gratuitamente).
A firmare il bilancio e la situazione aggiornata al 30 novembre 2024, sulla base della quale chiamare l’aumento di capitale, è il nuovo amministratore delegato Claudio Roberto Calabi, in carica da inizio novembre scorso, con l’obiettivo di affidare a un manager di esperienza le trattative con potenziali nuovi investitori, in grado di risollevare le sorti della società (si veda altro articolo di BeBeez).
Ricordiamo che Paolo Barletta è il principale socio di Fenice, attraverso la holding di investimento di venture capital Alchimia spa, che ha il 40% del capitale. Alchimia è la holding di investimento di venture capital da lui fondata nel 2018 insieme a Lorenzo Castelli, con la partecipazione di Annabel Holding di Nicola Bulgari. Ferragni possiede invece il 32,5% attraverso la sua Sisterhood srl, mentre il resto del capitale fa capo a Esuriens srl, di cui il 13,75% direttamente e il 13,75% attraverso la controllante al 100% N1 srl, che a sua volta fa capo alle famiglie Barindelli e Morgese, in particolare all’imprenditore pugliese delle calzature Pasquale Morgese, che possiede il 27,5%.
Ricordiamo che a giugno 2023 Alchimia spa, fondata nel 2018 da Barletta insieme a Lorenzo Castelli, con la partecipazione di Annabel Holding di Nicola Bulgari, aveva siglato un accordo per la cessione di una quota di Fenice a un club deal di investitori promosso da AVM Gestioni sgr, guidata da Giovanna Dossena (si veda altro articolo di BeBeez). L’intesa tra Alchimia e AVM Gestioni prevedeva una progressiva cessione di quote di Fenice in capo ad Alchimia, che sarebbe scesa dall’attuale 40% al 26% della società, sulla base di una valutazione complessiva di Fenice fissata a 75 milioni di euro. Il closing di quella operazione, però, non è mai stato firmato, perché come noto era poi scoppiato il cosiddetto “Pandoro-gate”,
Dai documenti che saranno presentati in assemblea emergerebbero garanzie sulla continuità aziendale. E su questo presupposto è stato redatto il bilancio con l’ok del revisore. Detto questo, pare che Paolo Morgese da un lato nutra una serie di dubbi sulla continuità aziendale della società e dall’altro ritenga che le perdite che emergerebbero dal bilancio e dalla situazione al 30 novembre sarebbero troppo elevate. A pesare sui conti sarebbero soprattutto gli accantonamenti predisposti da Calabi in vista di potenziali contenziosi legali e la perdita di valore dei marchi. Per questo motivo, sebbene Ferragni e Barletta abbiano da soli i numeri per approvate in assemblea sia il bilancio 2023 sia l’aumento di capitale, Morgese potrebbe voler impugnare entrambe delibere assembleari.















