Articolo pubblicato su BeBeez Magazine n. 43 del 4 luglio 2026
di Stefania Peveraro
Una frode fiscale archiviata anni dopo l’apertura dell’inchiesta. Un procedimento ambientale raccontato dai giornali, ma mai seguito fino alla sentenza finale. Un manager con legami familiari con una persona politicamente esposta. Oppure una società che opera in un settore particolarmente sensibile, come il trattamento dei rifiuti, in un territorio storicamente esposto alle infiltrazioni criminali. Sono tutti elementi che raramente emergono da una due diligence finanziaria tradizionale, ma che possono incidere in modo significativo sul valore di un investimento e sulla riuscita di un’operazione di m&a.
È questo il tema della terza puntata di Integrity Matters, la rubrica tv di BeBeez Live realizzata in collaborazione con Corporate Risk Watch (CRW), nella quale Nicoletta Grilli, fondatrice di CRW, e Marcella Binda, partner, spiegano come vengono individuati i possibili coinvolgimenti in reati e, soprattutto, come si arriva a una valutazione complessiva del rischio reputazionale di una società target. Un’attività che non consiste semplicemente nel raccogliere informazioni, ma nel contestualizzarle, verificarle e trasformarle in uno strumento utile per prendere decisioni di investimento più consapevoli.
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a Marcella Binda (a sx) e Nicoletta Grilli (a dx)
Domanda. Nelle precedenti puntate abbiamo parlato di ownership e governance. Oggi affrontiamo un’altra categoria di rischio: il coinvolgimento in reati. Di che cosa si tratta?
Risposta. Marcella Binda. Quando analizziamo soci e manager, uno degli aspetti che verifichiamo sempre riguarda l’eventuale coinvolgimento in attività penalmente rilevanti. Le verifiche possono riguardare reati societari e tributari, come frodi, bancarotte fraudolente o evasione fiscale, ma anche reati ambientali, violazioni dei diritti dei lavoratori oppure possibili legami con esponenti della criminalità organizzata o con ambienti imprenditoriali particolarmente opachi. L’obiettivo è capire se esistano elementi che possano rappresentare un rischio reputazionale, operativo o addirittura legale per l’investitore.
D. Dove cercate queste informazioni?
R. Marcella Binda. Le ricerche vengono svolte attraverso una pluralità di fonti. Utilizziamo la stampa nazionale, ma anche quella locale, che spesso è particolarmente utile quando si tratta di imprenditori o manager la cui notorietà è limitata al territorio in cui operano. Analizziamo inoltre fonti online e gli archivi giudiziari consultabili pubblicamente. In Italia questi archivi sono relativamente pochi: le principali fonti sono la Corte di Cassazione e, in alcuni casi, i tribunali amministrativi, che possono fornire indicazioni rilevanti anche su vicende collegate a procedimenti penali.”
D. Qual è la principale difficoltà nell’analisi di questo tipo di informazioni?
R. Marcella Binda. Bisogna prestare molta attenzione alla qualità e alla completezza delle informazioni disponibili. La stampa tende a raccontare con grande dovizia di particolari l’apertura di un’inchiesta o l’avvio di un procedimento, ma spesso segue molto meno le fasi successive. Può quindi accadere che si trovino numerosi articoli relativi alle accuse iniziali e pochissime informazioni sull’esito finale del procedimento. Per questo motivo è essenziale ricostruire l’intero iter processuale e verificare se una vicenda si sia conclusa con una condanna, un’archiviazione, un non luogo a procedere o un’assoluzione.”
D. Come colmate le lacune informative che spesso caratterizzano il contesto italiano?
R. Marcella Binda. In Italia i dati giudiziari non sono generalmente pubblici e questo rende le verifiche più complesse rispetto ad altre giurisdizioni. Nei Paesi anglosassoni, per esempio, la disponibilità di informazioni giudiziarie accessibili pubblicamente è molto maggiore e consente spesso di ricostruire più facilmente le vicende processuali. Nel nostro Paese, invece, per completare il quadro informativo facciamo spesso ricorso alla human intelligence, cioè a interviste confidenziali con fonti qualificate. Queste interviste possono aiutarci a confermare o escludere determinate informazioni, a colmare eventuali gap informativi oppure a comprendere meglio il contesto in cui si è sviluppata una determinata vicenda. Non è sempre possibile, ma quando lo è rappresenta un importante valore aggiunto per il cliente.”
D. Una volta completate le verifiche, come viene costruita la valutazione finale del rischio?
R. Nicoletta Grilli. Il nostro approccio è basato sul rischio ed è coerente con il quadro normativo internazionale, in particolare con i principi utilizzati nell’ambito dell’antiriciclaggio. Si tratta di un metodo che prevede l’identificazione, la classificazione e la valutazione dei fattori di rischio reputazionale in maniera dinamica e flessibile, tenendo conto sia delle caratteristiche della società sia del contesto in cui opera. Non esiste quindi una checklist uguale per tutti: ogni analisi viene calibrata sulla realtà specifica che stiamo esaminando.
D. Quali sono i principali fattori che vengono considerati?
R. Nicoletta Grilli. Partiamo da una distinzione fondamentale tra rischi esterni e rischi interni. I rischi esterni sono quelli legati al settore di attività o all’area geografica in cui opera la società. Alcuni comparti, come il gaming o il trattamento dei rifiuti, sono naturalmente più esposti a determinati rischi. Lo stesso vale per le società che operano in paesi sottoposti a sanzioni internazionali, in giurisdizioni offshore o comunque caratterizzate da elevati livelli di opacità. I rischi interni, invece, riguardano il modo in cui la società è organizzata e gestita: ownership, governance, struttura organizzativa e modalità operative.
D. Può fare qualche esempio concreto?
R. Nicoletta Grilli. Se una società opera nel settore dello smaltimento dei rifiuti in un territorio caratterizzato da un elevato rischio di infiltrazioni mafiose, è evidente che l’analisi si concentrerà in modo particolare sulla ricerca di eventuali legami con la criminalità organizzata. Oppure, se uno degli esponenti apicali della società ha un rapporto di stretta parentela con una persona politicamente esposta, l’attenzione sarà rivolta a verificare se esistano collegamenti impropri con la sfera politica o possibili situazioni di conflitto di interesse. L’obiettivo è focalizzarsi sui rischi realmente rilevanti per quella specifica realtà aziendale.
D. Che cosa riceve concretamente il cliente al termine dell’analisi?
R. Nicoletta Grilli. Una volta completata l’analisi delle diverse categorie di rischio, attribuiamo un rating a ciascuna di esse e successivamente elaboriamo una valutazione complessiva della società. Questo consente al cliente di individuare immediatamente le aree più critiche, dare priorità ai rischi effettivi e sviluppare eventuali strategie di mitigazione. Il nostro compito non è decidere al posto dell’investitore, ma fornirgli un quadro oggettivo e strutturato che gli permetta di prendere decisioni più informate. In molti casi un’attività preventiva di questo tipo consente di evitare problemi futuri molto più onerosi da gestire rispetto al costo dell’analisi stessa.
















