Vent’anni fa i fondi specializzati nelle energie rinnovabili erano una nicchia frequentata da pochi investitori istituzionali disposti a scommettere su un settore ancora fortemente dipendente dagli incentivi pubblici. Oggi la situazione è radicalmente diversa. La transizione energetica è diventata una delle principali aree di investimento dei private markets europei, sostenuta da esigenze che vanno ben oltre la decarbonizzazione: sicurezza energetica, indipendenza geopolitica, elettrificazione dei consumi, sviluppo dell’intelligenza artificiale e crescente domanda di energia da parte dei data center.
In questo contesto stanno continuando ad affluire capitali verso i fondi infrastrutturali specializzati nella transizione energetica, uno dei pochi segmenti del private capital che continua a beneficiare di trend industriali e regolamentari di lungo periodo.
Tra i casi più significativi c’è quello di Mirova, affiliata di Natixis Investment Managers, oggi impegnata nella raccolta del sesto fondo della sua strategia, il fondo Mirova Energy Transition 6, dedicato ai soli investitori professionali e istituzionali, che ha già superato quota 1,2 miliardi di euro al secondo closing di raccolta lo scorso ottobre e punta a una target finale di 2 miliardi, (si veda qui il comunicato stampa).
La storia della piattaforma risale infatti al 2002, quando il gruppo Natixis lanciò in Francia Fideme (Fonds d’Investissement pour le Développement des Énergies Renouvelables et la Maîtrise de l’Énergie), uno dei primi fondi europei dedicati alle infrastrutture per le energie rinnovabili. Quel primo veicolo raccolse appena 46 milioni di euro. A quel fondo ha poi fatto seguito EuroFideme2 nel 2008 con 94 milioni e la serie Mirova-Eurofideme, gestita dalla piattaforma di investimento sostenibile Mirova, creata nel 2014 all’interno del gruppo Natixis. Si sono così susseguiti Mirova-Eurofideme 3 nel 2014 con una raccolta di 354 milioni e Mirova-Eurofideme 4 nel 2018 con 859 milioni. Nel 2022 la piattaforma ha poi compiuto un ulteriore salto dimensionale con Mirova Energy Transition 5, che ha raccolto 1,616 miliardi di euro ed è a oggi stato interamente investito. E ora il fondo 6, lanciato nel 2023 (si veda qui il comunicato stampa di allora), che è come detto attualmente in raccolta, a ottobre 2025 aveva intanto già investito in dieci operazioni oltre 960 milioni di euro, quasi la metà della dimensione target.
Questa progressione racconta meglio di qualsiasi statistica come si sia evoluta la percezione dell’asset class da parte degli investitori istituzionali. Da segmento specializzato focalizzato principalmente su impianti eolici e fotovoltaici, la transizione energetica è diventata un universo molto più ampio che comprende sistemi di accumulo, mobilità elettrica, efficienza energetica, infrastrutture di ricarica, reti e idrogeno.
Anche il profilo degli investimenti è cambiato. Se la prima generazione di fondi era fortemente legata agli incentivi pubblici, oggi gran parte delle opportunità si sviluppa intorno alla crescente domanda di elettrificazione dell’economia e alla necessità di rafforzare la resilienza energetica dei sistemi industriali.
Raphaël Lance, Global Head of Private Assets di Mirova, ha commentato: “Con la guerra in Ucraina l’Europa ha compreso la necessità di diventare indipendente dal punto di vista energetico. L’unica fonte di energia che non viene importata è quella rinnovabile e quindi, per diventare indipendente e autonoma dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico, l’unica strada è quella di passare dalle rinnovabili. La transizione in ambito di trasporti è a buon punto, mentre gli altri sottosettori importanti da decarbonizzare grazie all’idrogeno verde sono gli edifici e l’industria. Nonostante la spinta politica europea sia forte, occorre che lo slancio prodotto politicamente sia fatto stabilmente proprio a livello nazionale. Altre sfide coinvolgono lo sviluppo della trasmissione energetica, e quindi delle reti, e lo stoccaggio”.

Alberico Potenza, Country Head Italy, Institutional Markets di Natixis IM, ha sottolineato: “Mirova è stata tra i pionieri nell’investimento infrastrutturale legato alla transizione energetica. In questi anni abbiamo lanciato cinque fondi e oggi siamo nella seconda fase di raccolta del sesto, con un target ambizioso di 2 miliardi di euro. Sono lieto di condividere che abbiamo già superato la metà dell’obiettivo e che la risposta degli investitori istituzionali si sta dimostrando estremamente positiva”.
A differenza di molti grandi fondi infrastrutturali focalizzati sulle operazioni di dimensioni maggiori, MET6 punta principalmente al segmento mid-market, investendo in progetti e piattaforme attive lungo tutta la filiera della transizione energetica. Il focus comprende impianti eolici e fotovoltaici, sistemi di accumulo, infrastrutture per la mobilità elettrica, idrogeno ed efficienza energetica. La strategia prevede investimenti sia greenfield sia brownfield, con ticket compresi tra 30 e 300 milioni di euro e una forte focalizzazione sull’Europa, pur mantenendo una presenza selettiva in altre economie OCSE.
In particolare, ricordiamo che nel marzo 2025 Mirova e Qualitas Energy hanno annunciato la creazione di Italian Renewable Platform, una joint venture dedicata allo sviluppo, costruzione e gestione di impianti da fonti rinnovabili nel Paese con una capacità potenziale fino a 250 MW. Nel dettaglio, era stato spiegato allora, Mirova, che ha investito attraverso il nuovo fondo MET6, avrà la maggioranza della jv (si veda altro articolo di BeBeez).
Secondo Potenza, è proprio il mercato delle società e delle piattaforme di medie dimensioni a offrire oggi alcune delle opportunità più interessanti: “Il settore europeo della transizione energetica rimane infatti altamente frammentato e caratterizzato dalla presenza di centinaia di sviluppatori locali”, creando spazio per strategie di consolidamento e creazione di valore operativo. E ha aggiunto:”Le large cap sono caratterizzate da valutazioni più elevate rispetto alle mid cap e questo divario si è ampliato negli ultimi tre anni. Inoltre, dal punto di vista dei proprietari di asset, il mercato delle aziende di media dimensione offre molteplici opzioni di uscita, garantendo una maggiore resilienza rispetto ai cicli macroeconomici: le strategie d’investimento infrastrutturale di Mirova si concentrano sulle opportunità di questo mercato, con l’obiettivo di sfruttare due fattori chiave per la generazione di alfa, la differenziazione e la creazione di valore operativo”.
Quanto al primo, ha detto ancora il manager, “la presenza ventennale sul mercato del team Energy Transition Infrastructure di Mirova lo ha reso abile nell’individuare le migliori opportunità (ogni anno ne vengono esaminate più di 300), consentendo relazioni durature con gli sviluppatori di progetti e l’ingresso precoce nei mercati, come l’entrata nel mercato dello stoccaggio di energia fin dal 2014 e in quello delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici dal 2020″. L’altro fattore chiave, ha concluso Potenza, “è la possibilità di creare nuovo valore: le aziende di medie dimensioni vantano, infatti, diversi scenari interessanti di crescita, tra i quali l’ottimizzazione dei punti di rete e l’espansione geografica. Nel 2012, per esempio, Mirova ha investito nello sviluppatore francese di energie rinnovabili Vol-V quando era solo una piccola piattaforma eolica, uscendo dalla società nel 2020 quando Vol-V aveva ampliato la propria pipeline a diversi gigawatt e ottenendo un ritorno quadruplo dall’investimento”.
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