Artsana, il gruppo di Grandate (Como) leader nei prodotti per la cura dei bambini e proprietario di noti marchi come Chicco, Prénatal, Toys Center e Fiocchi di Riso, controllato al 60% da Investindustrial dal 2016 e partecipato al 40% dalla famiglia Catelli (si veda altro articolo di BeBeez), rafforza il proprio patrimonio con una manovra da 258 milioni di euro che vede Investindustrial e famiglia Catelli convertire a capitale il finanziamento soci in essere e sottoscrivere un ulteriore aumento di capitale cash da 50 milioni. La doppia operazione è contestuale un accordo da 415 milioni di euro con il sistema bancario per il rafforzamento e il rinnovo delle linee di credito. Il tutto emerge da un’anticipazione del Corriere della Sera dello scorso 30 maggio, che BeBeez ha incrociato con le sue fonti e con quanto emerge dal verbale dell’assemblea straordinaria di Artsana dello scorso 21 maggio e dall’ultimo bilancio consolidato disponibile che è quello del 2024 (si vedano qui il verbale dell’Assemblea straordinaria di Artsana e qui il bilancio consolidato 2024 di Artsana, entrambi disponibili solo agli abbonati a BeBeez News Premium e BeBeez Private Data).
Al termine dell’operazione, per la quale Artsana è stata assistita da Lazard, Chiomenti e Paul Weiss l’azionariato resta invariato, con Baby Care International Development sarl, veicolo riconducibile a Investindustrial, titolare del 60% del capitale, e MAF srl della famiglia Catelli titolare del restante 40%.

Come emerge dal verbale dell’assemblea straordinaria, infatti, già in sede assembleare MAF srl, la holding della famiglia Catelli, ha sottoscritto la propria quota per 20 milioni di euro dell’aumento di capitale da 50 milioni di euro destinato ai soci. E anche sul fronte del finanziamento soci, che era stato erogato in occasione del leveraged buyout del 2016, la sua conversione a capitale non ha modificato le quote, dato che, come descritto nella relazione al bilancio, “il finanziamento era stato concesso dai soci proporzionalmente alla percentuale di partecipazione al capitale sociale della società”. Il finanziamento, che ha scadenza giugno 2027 e paga un tasso nominale dell’1%, a fine 2024 ammontava a circa 205 milioni di euro, dopo che i soci hanno rinunciato agli interessi maturati tra luglio 2023 e luglio 2024. Considerando gli interessi maturati da fine 2024 a oggi si arriva quindi attorno a 208 milioni, cifra che sommata ai 50 milioni dell’aumento di capitale, porta ai 258 milioni di rafforzamento patrimoniale di cui parla il Corriere della Sera.
Quanto al rifinanziamento del debito bancario senior, il bilancio di Artsana (a pag. 27) ricorda che era stato ottenuto in origine per 550 milioni euro, sempre in occasione del buyout de 2016, da Meterpais spa, il veicolo di acquisizione della società, che era poi stato fuso in Artsana Group nel 2017. Il finanziamento, che allora era stato concesso da pool di Istituti di credito con capofila UniCredit, era già stato rinegoziato nel maggio 2024. Nello specifico il nuovo contratto ha previsto il posticipo del rimborso delle linee residue, Facility B (211 milioni a fine 2024) e Additional Facility (50 milioni) da giugno 2025 a giugno 2027, mentre la linea revolving (10 milioni) era stata estesa sino a dicembre 2026 (si veda il bilancio 2024 a pag. 76). Ora, da quanto emerge, le banche, oltre a rifinanziare le linee esistenti, hanno concesso ulteriore nuova finanza per arrivare a 415 milioni complessivi.

Il tutto con l’obiettivo di sostenere il nuovo piano industriale e il ritorno al breakeven previsto per il 2027. La manovra finanziaria arriva infatti in una fase di rilancio industriale del gruppo. L’amministratore delegato di Artsana, Alberto Rivolta, ha infatti commentato al Corriere della Sera: “Leggo questa operazione come un atto di fiducia molto importante da parte di soci e banche. Il piano convince perché punta sul rilancio del prodotto e sull’internazionalizzazione. Dopo questa manovra, Artsana dispone di una struttura finanziaria in grado di sostenerne pienamente l’esecuzione”. La manovra, infatti, consentirà di ridurre l’indebitamento netto del gruppo a circa 177 milioni a fine 2025 post aumento di capitale.

Il 2025 si è chiuso con un fatturato di 1,27 miliardi, una redditività in linea con il 2024 e una perdita netta rettificata di 2 milioni, dopo un bilancio consolidato 2024 che ha visto 1,33 miliardi di euro di ricavi netti, un ebitda rettificato di 151 milioni e una perdita netta rettificata di 26 milioni, a fronte di un indebitamento finanziario netto di 674 milioni e un patrimonio netto di 234 milioni.
Il nuovo piano industriale si sviluppa ora attorno a due direttrici principali: centralità del prodotto e rafforzamento internazionale, dopo un 2025 in cui il business internazionale ha rappresentato circa il 40% del fatturato del gruppo.

Artsana e Investindustrial
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