
Prende più corpo il progetto di quotazione a Wall Street per Bending Spoons spa, scaleup italiana che è il primo sviluppatore europeo di app per dispositivi mobili con circa un miliardo di utenti nel mondo, finanziato dai principali investitori di venture capital e private credit internazionali oltre che da vari colossi bancari.
Le banche italiane e internazionali, infatti, stanno scaldando i motori per affiancare il gruppo nello sbarco in borsa, dopo le dichiarazioni a Reuters dello scorso novembre da parte del ceo e co-founder Luca Ferrari, che aveva detto: “Non so se ci quoteremo l’anno prossimo, ma siamo pronti. Ogni anno potrebbe essere quello giusto”.
Tra venerdì e sabato scorsi sono circolate voci insistenti a proposito di un’ipo per il 30-35% del capitale che potrebbe concretizzarsi in realtà non quest’anno ma nel primo trimestre del 2027.
Tra le banche italiane che potrebbero essere coinvolte, ci sarebbero Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco BPM, che già hanno supportato Bending Spoons lo scorso ottobre, partecipando al pool di banche che hanno erogato il finanziamento da 2,8 miliardi di dollari complessivi a servizio dell’acquisizione del portale web AOL (si veda altro articolo di BeBeez). Le banche internazionail che hanno partecipato allo stesso pool erano invece BNP Paribas, Crédit Agricole CIB, Goldman Sachs, HSBC, JPMorgan, Mitsubishi UFJ Financial Group, Mizuho, Société Générale e Wells Fargo. Ricordiamo poi che sempre sul fronte dei finanziamenti nell’agosto 2025 la società si era assicurata 500 milioni di euro di venture debt da JPMorgan, BNP Paribas e Crédit Agricole, Banco BPM, Bank of America, Barclays, Goldman Sachs, HSBC, Intesa Sanpaolo, Mizuho, Société Générale e Wells Fargo (si veda altro articolo di BeBeez), solo a pochi mesi di distanza da un’operazione simile da 600 milioni di dollari strutturata da un pool di finanziatori statunitensi guidato da Silver Point e Blackstone (si veda altro articolo di BeBeez).
Ciò detto il tam tam del mercato al momento dà come favorite a supportare Bending Spoons nell’operazione ipo le banche italiane Intesa Sanpaolo e Banco BPM (si veda qui Il Messaggero) e le estere JP Morgan, Goldman Sachs e Morgan Stanley (si vedano qui Il Corriere della Sera e IFRS).
D’altra parte i numeri ci sono tutti per quella che potrebbe essere una exit storica per gli investitori nell’unicorno tech italiano, che, come detto sempre da Ferrari nell’intervista a Reuters, prevede un raddoppio dell’ebitda rettificato a 1,4 miliardi di dollari nel 2026 dopo i circa 700 milioni di euro previsti per il 2025, tenendo conto del closing delle acquisizioni della piattaforma di streaming video Vimeo e del già citato AOL. Ma quella cifra già potrebbe essere superata, dato che a dicembre è stato firmato anche l’accordo per l’acquisizione di Eventbrite.
Quanto alla valutazione della società, ricordiamo che l’ultimo round di Bending Spoons, chiuso a fine ottobre 2025, era stato condotto sulla base di una valutazione pre-money di 11 miliardi di dollari. Allora la scaleup aveva raccolto 710 milioni di dollari di equity, di cui 270 milioni sul. mercato primario e 440 milioni sul secondario, da T. Rowe Price Investment Management, Baillie Gifford, Cox Enterprises, Durable Capital Partners, Fidelity Management & Research Company, Foxhaven Asset Management, Radcliff e altri investitori (si veda altro articolo di BeBeez). Il round di equity precedente, da 155 milioni di euro, si era invece chiuso nel febbraio 2024 (si veda altro articolo di BeBeez) e aveva visto l’ingresso come nuovo socio di Durable Capital Partners, che si era unito così ai precedenti investitori esistenti Baillie Gifford, Cox Enterprises, NB Renaissance, NUO Capital e StarTIP (controllata da Tamburi Investment Partners), nell’ambito di un’operazione che valorizzava la società circa 2,55 miliardi di dollari post-money e portava a circa 560 milioni di euro il totale dei capitali raccolti soltanto nei precedenti 15 mesi.
Tutte risorse, sia equity sia venture debt, che sono servite a finanziare l’importante campagna di m&a di Bending Spoons. Oltre alle già citate acquisizioni di Eventbrite, Vimeo e AOL, infatti, la scaleup italiana fondata da Ferrari insieme a Francesco Patarnello, Matteo Danieli e Luca Querella ha acquisito anche la californiana MileIQ Inc a luglio 2025, specializzata nel monitoraggio automatico del chilometraggio per detrazioni e spese (si veda altro articolo di BeBeez); komoot, piattaforma tedesca di pianificazione di percorsi dedicata agli amanti dell’avventura e agli appassionati di attività outdoor, a marzo (si veda altro articolo di BeBeez); e sempre a marzo è stata chiusa l’acquisizione di Brightcove, specializzata nella distribuzione e monetizzazione di video in streaming, quotata al Nasdaq, operazione già annunciata a novembre 2024 (si veda altro articolo di BeBeez). In precedenza, Bending Spoons aveva rilevato anche WeTransfer, Issuu, Hopin/StreamYard Top Corp, Meetup, le attività digitali di Mosaic Group ed Evernote.
Bending Spoons sta emergendo quindi come una delle aziende tech più importanti d’Europa, con una strategia basata sull’acquisto di società tecnologiche in difficoltà e sul loro rilancio, con l’obiettivo di mantenerle poi in portafoglio, con un approccio che sembra quello di un perpetual compounder nel settore software. Per questo BeBeez ha recentemente paragonato la scaleup italiana al più noto al gruppo canadese Constellation Software, che acquista società tecnologiche con una prospettiva di lungo periodo (si veda qui l’Insight View di BeBeez, disponibile agli abbonati di BeBeez News Premium e BeBeez Private Data). Ma Ferrari in un’intervista rilasciata a Forbes lo scorso dicembre ha voluto precisare: “Non è un paragone davvero corretto. Constellation compra un gran numero di piccole aziende software di nicchia, mentre le nostre acquisizioni sono meno numerose, ma più grandi. Loro tendono a lasciare operare le imprese senza trasformarle, mentre noi le cambiamo profondamente e le integriamo nella nostra piattaforma”. Secondo Ferrari, la migliore sintesi del modello Bending Spoons è “25% private equity, 75% società tecnologica. È normale che gli osservatori vogliano incasellarci in una categoria, ma, per quanto ne sappiamo, il nostro approccio è unico. Non siamo la seconda Constellation Software: siamo la prima Bending Spoons”. Ok, va bene messaggio ricevuto 🙂

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