16.06 €
Autore: Paolo Zagari
Casa editrice: Fratelli Frilli Editori
Anno di pubblicazione: 2026
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Un nuovo caso per Maraschino è la nuova avventura di Paolo Zagari, scrittore, produttore e regista di documentari per la Rai, che invece del solito commissario ha creato il personaggio di Pietro Maraschino, che adora quando lo chiamano per cognome, un giornalista, anzi un cronista che diventa di fatto un investigatore, usato come cavia dalla polizia. Abbiamo letto in anteprima per voi il libro, in uscita al Salone del Libro di Torino e nelle librerie dal 1° giugno.
Un testo sul giornalismo, sul valore della verità, o meglio sarebbe dire della ricerca della realtà dei fatti, senza spingersi troppo oltre; sull’onestà professionale, senza eroi, senza tentazioni macchiettistiche (tipiche dei commissari televisivi e anche non), sulla determinazione senza devozione al lavoro; sul dolore personale (lo scoprirete solo leggendo: il peggio che può capitare a un uomo che non ha nome in nessuna lingua) e l’ironia e la compassione come strumenti esistenziali.
Il secondo protagonista è Roma, quartiere di San Lorenzo, popolare, alternativo, rosso diventato un po’ radical chic con sacche di disagio: “Questa Roma spogliata, questa Roma trasandata, questa Roma decadente e decaduta. In questa Roma dove tutto può succedere, succede di tutto. Il bene si mescola col male, il fango col sole, l’amore con la morte. Roma è ormai il termometro del nostro malandato Paese". E' una Roma dove tutto diventa politica, tutto ideologia, perfino una canzone ascoltata in motorino da Maraschino, il cui autore è di destra e l’interprete di sinistra.
E' estate, quando le redazioni vanno a caccia di notizie e quando “tutto fa brodo, tutto fa cronaca”. Estate, quando la gente ha più tempo per leggere e il giallo appassiona perché è considerato un genere leggero, di svago e invece è il genere più impegnato, che ci costringe a guardare dentro di noi e che chiede tempo, non tanto tempo ma spazio mentale, concentrazione. Bisogna fare il vuoto per seguire l’azione ed è in questo rallentare della città che il crimine ha la meglio.
Paolo Zagari ha la capacità di tenere il lettore incollato alla pagina con una tensione sempre alta in cui l’ironia stempera l’aspetto colto che pure c’è nel libro e anche nella figura di Maraschino che appare poco a poco. Si ritaglia sullo sfondo attraverso quello che dice e fa. La figura del narratore è quasi assente perché siamo in presa diretta come al cinema (si sente la formazione dell’autore e anche la conoscenza cinematografica di Maraschino) ma tutto è lieve, senza tesi, senza citazioni, senza esibizioni. La vita va, scorre e corre piena di elementi. L’immersione nella vita reale quotidiana è a tutto tondo: sesso, sangue e soldi sono il fulcro del giornalismo, del successo delle vendite e forse anche della vita.
La trama è fitta, giocata sul filo del rasoio di quello che sembra e non è, che si rovescia continuamente: colpi di scena sottilissimi, scintille calibrate, come lo scherzo finale tragicomico.
Maraschino è acuto, svezzato, con note di nonchalance, infastidito dal "coppiettismo", il mito della simbiosi di coppia, eppure sincero, passionale, anche dotato di sentimento; tenace nel lavoro, disponibile a mettersi in gioco fino in fondo ma senza miti né di carriera né di particolare ambizione. Ama il sesso, la cucina, ma non aspettatevi i suoi cibi preferiti, i riti ripetuti, le ricette (niente a che fare con Pepe Carvalho o Montalbano): è più raffinato e nello stesso tempo più semplice. Anche a tavola si nutre di cose vere non di immagini, di cibi modaioli. L’ironia anche qui domina. E poi ama il tennis, che si direbbe più alto borghese ma in realtà non si sa bene chi sia Maraschino. Non ci sono descrizioni precise. Lo si vive, come le persone che si incontrano.
Pur nella leggerezza e nella scabrosità della quotidianità romana il tema sociale esce, deborda, dall’immigrazione alla questione casa, ai magheggi degli agenti immobiliari, a temi scottanti come pornografia e pedofilia. Alla fine è la compassione che vince, non quella retorica ma quella che si interroga sul destino del cuore di chi è violato dalla vita. Maraschino - non possiamo svelarvi di più - non commisera le vittime; auspica per loro un destino morale (questo è l’aspetto etico di un libro che non ne ha l’aria) migliore di quello dei carcerieri, degli assassini (che a volte sono paradossalmente innocenti). Non c’è però l’intento di un messaggio educativo, una fede, la trasmissione di una verità ma solo della realtà: quella del cronista che è autentica (se non vera). Per questo Maraschino non sopporta il giornalismo di approfondimento, pieno di indottrinamento e di approvvigionamento da fonti non dirette.
Chi è Paolo Zagari
Nato a Roma nel 1962, è scrittore, produttore e regista di documentari (Bosnia le radici spezzate, Los Tanos, Il deserto degli affetti, e altri), autore, regista e inviato di trasmissioni Rai (Chi l’ha visto, Crash, Sereno variabile, Rai Storia, Il mondo di Quark, tra le altre).
Nel 1994 vince il premio letterario Diego Fabbri con il saggio Io, Woody e Allen (Edizioni Dedalo); nel 2007 vince il Premio Ilaria Alpi col reportage Il mercato delle braccia. Nel 2010 vince il Premio Repubblica.it con l’inchiesta Terra di nessuno. Scrive e pubblica per Fazi editore Smog e Il tradimento preventivo. Per MDS pubblica Soli, bastardi e sentimentali, Fuori dall’algoritmo, e Romanzetto marino. Nel 2024 esce Un caso per Maraschino edito da Frilli Editore, il primo volume di una trilogia noir. Nel 2025 pubblica Lupi a motore, la sua prima raccolta di poesie con Edizioni Ensemble e per Mds pubblica il romanzo Il cavalletto di Siviglia.
a cura di Ilaria Guidantoni















