CDP Equity, la divisione della Cassa Depositi e Prestiti che gestisce le partecipazioni dello Stato italiano nelle aziende di rilevanza strategica (nel suo portafoglio ci sono quelle in Eni ed Enel), ha deliberato la possibilità di aumentare la partecipazione in Nexi spa, il principale gruppo fintech italiano, fino a un massimo del 29,9%, soglia oltre la quale scatta l’obbligo di opa (si veda qui il comunicato stampa). A questo proposito CDP Equity ha dichiarato che non intende lanciare un’offerta pubblica di acquisto sulle azioni di Nexi.
Per dare seguito alla decisione, CDP Equity ha deliberato la sottoscrizione di contratti derivati, presumibilmente opzioni, aventi come sottostante fino all’8% del capitale sociale di Nexi, che potranno avere regolamento in azioni qualora ottenute le necessarie autorizzazioni di Antitrust e Golden Power a seguito del superamento delle soglie rilevanti. La partecipazione potrà tuttavia essere aumentata anche attraverso acquisti diretti da parte di CDP Equity.
Nello strutturare questa operazione, CDP Equity è stata assistita da Mediobanca, J.P.Morgan e Pwc Italia in qualità di advisor finanziari, e da Hogan Lovells in qualità di advisor legale.
Nexi è una società di cruciale importanza per il sistema finanziario italiano. Lo conferma la nota stessa diramata dalla holding di Stato. “La Società già oggi processa 1.800 miliardi di euro di transazioni digitali in oltre 25 Paesi. CDP Equity” prosegue la nota” crede in una forte evoluzione innovativa e industriale di Nexi che potrà giocare un ruolo chiave nello sviluppo europeo di una infrastruttura tecnologica a supporto della digitalizzazione della moneta” Palese il riferimento all’Euro Digitale. Ma è significativo l’ultimo passaggio del comunicato: “L’aumento della partecipazione di CDP Equity conferma la volontà di sostenere la Società in questo suo percorso e favorirà inoltre una maggiore stabilità dell’azionariato sostenendo la strategia industriale di lungo periodo”.
All’indomani dell’uscita dei private equity Clessidra, Bain Capital e Advent International, riuniti nella holding Mercury, avvenuta lo scorso febbraio si veda altro articolo di BeBeez), l’assetto azionario del gruppo guodato da Bernardo Mingrone non è infatti dei più stabili, tra l’altro con un patto di sindacato che da quel momento ha coinvolto solo il 41,37% del capitale e non più il 50,40% come era in origine (si veda altro articolo di BeBeez). Attualmente Cdp Equity controlla poco più del 19% del gestore di pagamenti un tempo facente capo a un pool di istituti bancari, mentre il principale singolo azionista è Evergood H&F Lux., veicolo di diritto lussemburghese facente capo al private equity Usa Hellman & Friedman, con il resto del capitale nebulizzato nel flottante.
Nessun meraviglia quindi che Nexi faccia gola ai grandi fondi di buyout, attirati dal prezzo dell’azione, che oggi vale meno di un quinto rispetto al massimo degli ultimi cinque anni, cioè 18,7 euro toccato il 14 luglio del 2021, soprattutto in conseguenza delle incorporazioni della danese Nets e di Sia nel 2020.
Per esempio CVC ha allo studio il lancio di un‘opa finalizzata al delisting di Nexi a una valutazione di 9 miliardi di euro (si veda altro articolo di BeBeez), e il comunicato di Cdp suona quasi come una dichiarazione del suo intento di difendere l’integrità e l’indipendenza della fintech. La struttura stessa dell’operazione sembra finalizzata a questo scopo, una sorta di ponte levatoio pronto ad alzarsi in caso di necessità, confermando le voci di mercato raccolte dal Financial Times secondo le quali Cdp è intenzionata a difendere una delle sue più importanti partecipazioni strategiche, sebbene, sempre secondo il quotidiano nbritannico, CVC sia disposta a cedere a Cdp la divisione Digital Banking, che peraltro rappresenta la fetta più piccola della torta dei ricavi di Nexi con l’11%, per superare la prevedibile opposizione del governo italiano.
A questo proposito ricordiamo che nel 2025 era stata proprio l’opposizione di CDP a far respingere l’offerta da 1 miliardo di euro avanzata dal fondo TPG per la divisione che fornisce servizi digitali alle banche (si veda altro articolo di BeBeez).
Nel frattempo Nexi sta migliorando la performance finanziaria. Il gruppo ha chiuso il primo trimestre del 2026 con ricavi in progresso del 5% su base annualizzata, mentre l’Ebitda è cresciuto del 2,6% (si veda qui il comunicato stampa). Intanto il mercato fiuta la battaglia. Sulla notizia ieri il titolo di Nexi ha guadagnato più del 7% a Piazza Affari.

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