Alla fine l’ha spuntata NB Renaissance, la società di investimenti creata nel 2015 come spin-off di Intesa Sanpaolo Private Equity, in partnership con Neuberger Berman, ottenendo l’esclusiva per il controllo del gruppo novarese U-Power (per circa il 70%), che fa capo alla capogruppo U-Invest srl della famiglia Uzzeni ed è specializzato nella produzione e commercializzazione di scarpe e abbigliamento per l’antinfortunistica (proprietario dei marchi U-Power, Jallatte, Aimont e Lupos).
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore e MF, il fondo avrebbe battuto la concorrenza del gruppo finanziario statunitense Rhone Capital nel processo competitivo in corso da alcuni mesi per aprire il capitale dell’azienda piemontese (si veda altro articolo di BeBeez).
Indiscrezioni vociferano di una valutazione della transazione superiore agli 800 milioni di euro, mentre il pacchetto di finanziamento sarebbe stato fornito da un pool di 6 istittuti finanziari: Banca Imi, UniCredit, Bnp Paribas, Banco Bpm, Crédit Agricole Corporate & Investment Bank e Natixis.
Tra gli interessati al dossier, secondo Il Sole24Ore ci sarebbero stati anche altri grandi private equity internazionali come Permira, Carlyle e Cinven, oltre a PAI Partners e Rhone, Capital, società entrambe attive nel settore consumer goods.
L’operazione è stata gestita da UniCredit e Lazard, dagli avvocati di Fieldfisher oltre che dai consulenti di E&y e Bcg. Houlihan Lokey e Banca Imi, quest’ultima anche finanziatrice, sono stati advisor per conto di Nb Renaissance.
A quasi due anni dalla mancata ipo, è dunque arrivato il momento per U-Power di voltare pagina concentrandosi su un importante piano di sviluppo all’estero, in particolare in Europa e soprattutto negli Stati Uniti.
D’altra parte, da tempo la società pensa a un’operazione straordinaria. E un accordo con i fondi era la strada più logica in alternativa all’idea dell’ipo accarezzata appunto quasi un paio di anni fa. Ricordiamo infatti che nel novembre 2020, la società aveva dato mandato alle banche per esplorare la quotazione in Borsa (si veda altro articolo di BeBeez) e a maggio 2021 il progetto dello sbarco a Piazza Affari sembrava cosa fatta, tanto che già si ipotizzava un’ipo nel giugno successivo con un flottante del 25-30% (si veda altro articolo di BeBeez). Dopodiché, a giugno la società aveva annunciato pubblicamente l’intenzione di quotarsi con un’ipo costituita tutta da azioni che sarebbero state messe in vendita dall’azionista unico Fin Reporter srl, interamente controllata da Pier Franco Uzzeni, per un flottante del 35%, per poter essere ammessa sul mercato Star (ai veda qui il comunicato stampa).
L’obiettivo era “ottenere una maggiore visibilità sul mercato di riferimento e accrescere la capacità di accesso ai mercati dei capitali, con potenziale miglioramento delle opportunità di sviluppo delle proprie attività”. Ad affiancare la società erano stati BofA Securities, IMI – Intesa Sanpaolo e UniCredit CIB in qualità di joint global coordinator e joint bookrunner, mentre Lazard era l’advisor finanziario. Ma poi tutto era stato messo in stand-by. Con un altro comunicato diffuso a inizio luglio, infatti, la società aveva spiegato che “in merito al processo di ammissione a quotazione (…) ha deciso di valutare finestre temporali alternative rispetto a quelle precedentemente comunicate. La decisione presa dalla società è da ricondursi alle attuali condizioni del mercato azionario primario, caratterizzato, in questa fase, da un sovraffollamento di operazioni in offerta a livello internazionale” (si veda qui il comunicato stampa).
Nonostante il mancato sbarco a Palazzo Mezzanotte, la società ha proseguito nel suo percorso di crescita chiudendo il 2021 con un aumento dei ricavi a 232,3 milioni (dai 173,8 milioni del 2021), un ebitda di 58,8 milioni (da 42,8 milioni) e un utile netto di 35,1 milioni (da 33 milioni) a fronte di una posizione finanziaria netta di 18,1 milioni (dai 19 milioni del 2020) (si veda qui il bilancio 2021), che include un minibond da 25 milioni di euro, emesso nel luglio 2020 con scadenza 29 giugno 2023 e sottoscritto interamente da Unicredit (si veda altro articolo di BeBeez). Quest’ultima aveva sottoscritto interamente anche un altro minibond da 10 milioni di euro, che la società aveva emesso nel luglio 2018 (si veda altro articolo di BeBeez) e già scaduto. Quanto al 2022, come riporta Il Sole 24 Ore, nell’intero anno la società ha generato un fatturato di 270 milioni di euro e un ebitda di 72 milioni dopo aver chiuso il primo semestre con 134,8 milioni di euro di ricavi (da 112,1 milioni a fine giugno 2021), un ebitda di 38,2 milioni (da 30 milioni) e un utile netto di 23,2 milioni (da 18,3 milioni), a fronte di un debito finanziario netto invariato rispetto a fine 2021 di 18,1 milioni (si veda qui la Relazione semestrale 2022).
U-Power è nata nel 2006, su iniziativa di Franco Uzzeni, anche se l’attuale gruppo affonda le sue radici nel 2000 quando la famiglia Uzzeni aveva venduto un’azienda fondata anni prima, la Almar, a un gruppo di fondi di private equity, che avevano poi fuso Almar con Jallatte in una transazione a leva. Il gruppo, finito poi in default, era stato salvato dallo stesso fondatore Uzzeni, che nel 2006 ha ricominciato una nuova avventura imprenditoriale fondando U-Group.
Quanto a NB Renaissance, gestisce masse per oltre 2,3 miliardi di euro per conto di importanti investitori istituzionali globali. Tra le sue ultime operazioni, ricordiamo che lo scorso gennaio ha ceduto il 27% del capitale di RINA allo stesso gruppo che ha deciso di rilevare azioni proprie acquistandole da Naus spa, il veicolo di investimento dei fondi NB Renaissance, VEI Capital e VS&L (si veda altro articolo di BeBeez).
In precedenza, Ardian aveva rivenduto a se stessa la quota posseduta in Neopharmed Gentili, portando a bordo lo stesso coinvestitore NB Renaissance con il quale condividere il controllo del gruppo farmaceutico, mentre la minoranza è rimasta a capo della famiglia Bono attraverso Mediolanum Farmaceutici (si veda altro articolo di BeBeez). Prima ancora, tramite la controllata Arbo (specializzato nella distribuzione di componenti per caldaie, impianti di termoidraulica e distribuzione di impianti di condizionamento), NB Renaissance aveva invece annunciato l’acquisizione di una quota di maggioranza di Verco Milano srl, società attiva nella distribuzione di componenti per la refrigerazione commerciale. A vendere erano stati gli imprenditori Stefano e Roberto Veronesi, rimasti comunque azionisti con una quota di minoranza e alla guida dell’azienda con i loro ruoli (si veda altro articolo di BeBeez).














