La gestione de Fondo Imprese del Fondo Nazionale per il Made in Italy (FNMI), promosso dal governo e dedicato al sostegno delle aziende coinvolte nelle filiere strategiche, è stata affidata a Fondo Italiano d’Investimento sgr, la società di gestione di fondi alternativi, controllata al 55% da Cassa Depositi e Prestiti (tramite CDP Equity) e partecipata da UniCredit (12,5%), Intesa Sanpaolo (12,5%), Fondazione ENPAM (5%), Fondazione ENPAIA (5%), ABI (3,5%), Banco BPM (3,25%) e BPER Banca (3,25%). Lo ha scritto nei giorni scorsi Il Messaggero e lo hanno confermato ieri la stessa sgr, ripubblicando l’articolo sul proprio sito, e Alberto Castronovo, presidente del Comitato tecnico strategico del Fondo Nazionale del Made in Italy, con un suo post Linkedin.
Ricordiamo che il Fondo Nazionale per il Made in Italy, con una dotazione iniziale di un miliardo di euro, è stato istituito nel dicembre 2023 con la Legge sul Made in Italy per permettere investimenti, diretti o indiretti, nel capitale di società per azioni, anche quotate in mercati regolamentati, attive in settori chiave per l’economia nazionale, per le transazioni digitale ed ecologica, nonché per gli approvvigionamenti. La legge seguiva l’approvazione del Disegno di legge da parte del Consiglio dei ministri del giugno dello stesso anno (si veda altro articolo di BeBeez). Il decreto attuativo della legge è stato però pubblicato soltanto nel marzo 2025 (si veda qui il comunicato stampa), precisando che la dotazione effettiva del Fondo sarà di 900 milioni e che il Fondo attua gli interventi attraverso due veicoli di investimento, ognuno con una funzione specifica e affidato a società di gestione specializzate: il Fondo di Real Asset (destinato a investimenti in miniere o impianti produttivi) e il Fondo Imprese.
Il decreto attuativo aveva direttamente individuato il gestore del Fondo Real Asset in Investimenti Immobiliari Italiani sgr (o Invimit sgr), la società di gestione detenuta interamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, mentre aveva stabilito che il Fondo Imprese fosse gestito da una sgr individuata dal MEF e dal MIMIT, mediante procedura a evidenza pubblica.
Il percorso per Fondo Imprese è quindi iniziato lo scorso gennaio e si è chiuso lo scorso 10 luglio (si veda qui il comunicato della Consip) con l’aggiudicazione della gara alla sgr guidata dal ceo Domenico Lombardi, che risultava per altro l’unico operatore offerente partecipante alla gara (si veda qui il documento).
D’altra parte il nuovo Piano Strategico 2026-2030 della sgr, presentato lo scorso marzo, punta proprio a a fare emergere l’sgr quale attore finanziario in grado di generare, anche attraverso nuove soluzioni, un doppio ritorno, sia di mercato sia di sistema, attraverso la selezione di investimenti in grado di generare esternalità positive per l’economia del Paese (si veda altro articolo di BeBeez). E infatti, proprio in tale prospettiva, aveva annunciato allora l’sgr, Fondo Italiano avvierà il nuovo fondo Filiere Strategiche che, con un target di oltre un miliardo di euro, è destinato a finanziare lo sviluppo di settori verticali ad alto potenziale quali energia e transizione energetica, spazio e aeronautica, materiali critici avanzati e terre rare, navalmeccanica e altri comparti di elevata importanza per la competitività del Paese, con l’obiettivo di sostenere la creazione di campioni industriali, ridurre la frammentazione delle filiere, rafforzarne la resilienza economica e favorire al tempo stesso la diffusione di occupazione qualificata.
Il veicolo potrà investire direttamente nel capitale delle imprese target, con partecipazioni anche di maggioranza o minoranza qualificata (fino al 50% in operazioni di private equity). In alternativa, potrà intervenire in modo indiretto attraverso fondi target di private equity. Il veicolo è strutturato per attrarre capitali privati che vadano ad aggiungersi alle risorse pubbliche.














