Cogne Acciai Speciali spa, azienda valdostana specializzata in acciai inossidabili lunghi e leghe di nichel, controllata da giugno 2022 dal gruppo taiwanese Walsin Lihwa Corporation quotato alla Taipei Stock Exchange e specializzato nella produzione e nella vendita di conduttori, fili e cavi in rame (si veda altro articolo di BeBeez) ha comprato la tedesca Mannesmann Stainless Tubes Gmbh da Salzgitter ag (si veda qui il comunicato stampa). L’operazione, del valore di 135 milioni di euro, era stata annunciata lo scorso febbraio (si veda qui il comunicato stampa) ed è stata finanziata anche con le risorse rinvenienti dall’aumento di capitale da 45 milioni di euro sottoscritto dai soci lo scorso settembre (si veda qui il comunicato stampa). Cogne Acciai Speciali è stata supportata sul piano legale in questa operazione da ADVANT-Nctm.
L’azienda tedesca appena acquisita ha stabilimenti operativi in Germania, Francia, Italia e Stati Uniti e permetterà a Cogne di raddoppiare di dimensioni, raggiungendo i 2 miliardi di euro di fatturato e i 3 mila dipendenti, così come raccontato lo scorso febbraio da Monica PIrovano, direttore generale di Cogne Acciai, al quotidiano locale La Vallée. Il bilancio consolidato 2023 si era chiuso con una flessione dei ricavi del 15% a 823 milioni di euro (da 965 milioni nel 2022), con un ebitda più che dimezzato a 42 milioni (da 100 milioni) e con una perdita netta per 1,5 milioni (da 50,9 milioni di euro di utile netto l’anno prima). Numeri in calo come effetto di contesto macroeconomico difficile, con volumi fatturati paragonabili a quelli del 2020 pandemico, ma che si sono mantenuti comunque discreti anche grazie al contributo delle acquisizioni (si veda qui il comunicato stampa).
Quella appena annunciata, infatti, è la quarta acquisizione in due anni per l’azienda italiana. Nel settembre 2023, infatti, la società, forte di un aumento di capitale da 200 milioni di euro, sottoscritto ad hoc dai soci, ha acquisito la britannica Special Melted Products da Mutares, holding di private equity tedesca quotata a Francoforte. Nell’agosto dello stesso anno Cogne aveva acquisito anche la svedese Outokumpu Long Products AB in Svezia, proprietaria degli stabilimenti di Degerfors e Storfors. Infine, lo scorso gennaio Cogne ha annunciato l’acquisizione del 65% dell’italiana Com.steel Inox.
Massimiliano Burelli, ceo di Cogne Acciai Speciali, ha commentato: “Con questa nuova acquisizione concretizziamo un ulteriore passaggio della nostra strategia, che ci porta in dote un player storico nel mercato del tubo senza saldatura, la cui integrazione a monte con Cogne lo renderà ancora più competitivo. Con l’ingresso nel gruppo, la società verrà ri-denominata DMV per rafforzare le condizioni di eccellenza e di imprenditorialità che la hanno fatta grande”.
Nata nel 1916 come Società Miniere di Cogne, con un altoforno alimentato dalla magnetite locale e dall’energia prodotta nelle centrali idroelettriche della regione, Cogne Acciaiai Speciali è entrata nell’orbita dell’Ilva nella seconda parte del secolo scorso Cogne rischiando di chiudere, fino all’acquisizione nel gennaio 1994 da parte della famiglia Marzorati, che ne ha pianificato la ristrutturazione industriale e il successivo rilancio.
La crescita era stata finanziata anche con il ricorso a minibond. Nell’ottobre 2018 Cogne aveva infatti emesso un minibond da 20 milioni di euro a scadenza dicembre 2023, sottoscritto per una metà dai fondi Anthilia Bond Impresa Territorio e Anthilia BIT Parallel, e per l’altra metà da altri investitori tra i quali Banco BPM (si veda altro articolo di BeBeez). Poi nel giugno 2019 Cogne aveva emesso un altro prestito obbligazionario da 15 milioni di euro a scadenza giugno 2026, che era stato sottoscritto da CDP e Iccrea BancaImpresa e, in misura minoritaria, da altri investitori (si veda altro articolo di BeBeez). Infine nel dicembre del 2019 aveva ottenuto un finanziamento a medio termine da 10 milioni di euro da Intesa Sanpaolo (si veda altro articolo di BeBeez).
La famiglia Marzorati nel novembre 2022 ha poi ceduto il 70% delle quote al colosso taiwanese Walsin Lihwa Corporation ed è iniziata una strategia di crescita per acquisizioni.
L’obiettivo è ora l’espansione in Europa e l’ingresso con fabbriche negli Stati Uniti. “Siamo una multinazionale tascabile, una società familiare nell’animo ma gestita su scala globale. Ad Aosta abbiamo una capacità inespressa del 30% e vogliamo incrementare il volume produttivo”, ha precisato il ceo. “Il settore trainante per noi è l’aerospazio, poi l’automotive. Siamo il motore dell’economia valdostana ed è lì che continueremo a investire”, ha concluso Burelli. Ingegnere industriale, 54 anni, con un passato da dirigente in Alcoa, Danieli, Constellium, Acciai speciali Terni e Thyssenkrupp, Burelli guida il gruppo da due anni ma è nel cda dal 2019. È lui l’artefice delle ultime espansioni all’estero, nonché della vendita alla compagnia taiwanese.














