
Per il cinquantesimo anniversario del Museo del Tessuto di Prato, la Fondazione allestisce la mostra Azzedine Alaïa, Cristóbal Balenciaga. Scultori della forma, due Maestri protagonisti della grande moda francese, a cura di Olivier Saillard, aperta al pubblico fino al 3 maggio 2026: 50 abiti capolavoro dalla Fondazione Azzedine Alaïa di Parigi, disegni e bozzetti originali di Balenciaga grazie alla collaborazione con Balenciaga Archives di Parigi. La confluenza oggi sempre più evidente tra arte e moda, il loro intreccio, si vede in nuce nel dialogo tra questi due artisti.
La Fondazione Museo del Tessuto conclude così il programma espositivo del suo cinquantesimo anniversario con una dedica a due icone assolute della moda francese. Nata dalla collaborazione con la Fondazione Azzedine Alaïa di Parigi presieduta da Carla Sozzani, la mostra si avvale del patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, oltre che della straordinaria partecipazione di Balenciaga Archives di Parigi, per un progetto espositivo eccezionale che giunge per la prima volta in Italia; ed e è realizzata con il supporto di Comune di Prato, Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, Saperi, Estra; Direzione Generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali del Ministero della Cultura, Regione Toscana, le aziende del Museo del Tessuto Textile Lovers.
L’esposizione è accompagnata dal Catalogo o in francese o in inglese (due distinti volumi) realizzati dalla Fondazione Alaïa per la mostra di Parigi; mentre quello a cura del Museo del Tessuto Edizioni uscirà entro Natale, solamente in italiano, con i testi tradotti del libro già in essere ma arricchito da un apparato iconografico che vedrà inseriti i bozzetti di Balenciaga e alcune immagini dell’allestimento pratese.

L’idea nasce presso la Fondazione Azzedine Alaïa nel 2020, da un desiderio di Hubert de Givenchy. Pochi mesi dopo la scomparsa di Azzedine Alaïa (Tunisi 1935-Parigi 2017) e decenni dopo quella di Balenciaga (Getaria 1895-Jávea 1972) Givenchy, grande ammiratore di Balenciaga e figura chiave della moda classica, confida alla Fondazione Alaïa il desiderio di riunire questi due grandi talenti, entrambi abilissimi sperimentatori di forme e volumi che hanno profondamente segnato la storia della moda.
La mostra del Museo del Tessuto di Prato è stata pensata per gli spazi espositivi della ex fabbrica Campolmi, con un allestimento di Guicciardini & Magni Architetti in collaborazione con Arianna Sarti, responsabile esposizioni museali, rigoroso, che punta sull’essenzialità della linea assecondando e lasciando parlare abiti scultura semplici quanto potenti.
Un’infilata di quinte bianco optical illuminate con strisce di luce che a zigzag fanno dialogare i due artisti e ci conducono in una passeggiata. Venticinque creazioni di Azzedine Alaïa -considerato uno degli ultimi couturier, in grado di padroneggiare ogni fase di realizzazione di un capo, dalla progettazione alla confezione – con altrettanti capi di Cristóbal Balenciaga.
Accanto ai capi, il Museo del Tessuto espone per la prima volta in Italia 12 disegni originali di Balenciaga datati tra il 1950 e il 1968, provenienti da Balenciaga Archives di Parigi, alcuni dei quali riportano note tecniche per la sartoria e campioni di tessuto e sono affiancati da altrettante foto di indossato originali, testimonianze preziose e straordinarie del processo creativo dello stilista spagnolo, nella prima sala.
In questo ambiente ampio dove al centro troneggiano due abiti da sera neri, il colore prevalente delle collezioni, dei video ambientano i capi raccontando scorci di sfilate, interventi di modelle o il dietro le quinte della sartoria. Si tratta di due capi iconici, rispettivamente, un abito da sera lungo, aderente e senza maniche in jersey nero con il busto dalla profonda scollatura centrale della Couture Autunno-Inverno 1988 di Alaïa e un abito da sera lungo con strascico in seta nera cloqué e busto drappeggiato della Haute Couture Autunno-Inverno 1960 di Balenciaga.

Sono tre le sezioni del percorso con Atelier Tailleur per i capi strutturati come giacche, cappotti e mantelli; Atelier Flou, dove troviamo invece gli abiti da giorno, da cocktail e da sera, in tessuti fluidi e morbidi in cui padroneggiano pieghe e drappeggi, divisione tipica della sartoria francese; e Spagna con riferimenti a flamenco, bolero, pizzi e merletti, vero e proprio omaggio all’abbigliamento tradizionale spagnolo ed ai materiali della tradizione tessile mediterranea.
Alaïa e Balenciaga presentano elementi di forte continuità: il lavoro di couture, l’attenzione alla perfezione sartoriale, la valorizzazione delle forme del corpo femminile. Entrambi condividono umili origini, iberiche per Balenciaga e tunisine per Alaïa, l’apprendistato nell’arte del cucito in ambito familiare, e poi anche il successo raggiunto grazie ad una clientela influente a Parigi.
Il tessuto è la materia creativa comune, anche se Balenciaga dà forma alle sue architetture con le lane, i rasi, le sete, come l’innovativo “gazar” da lui inventato nel 1958; mentre Alaïa trasforma il tessuto a maglia fino a renderlo un segno distintivo della sua arte e utilizza la pelle per scolpire e modellare i corpi, un traforo antico di sapore contemporaneo quasi come una firma.
Scelte esclusive per entrambi: se Balenciaga preferisce chiudere l’atelier piuttosto che convertirsi al prêt-à-porter; Alaïa pone fine all’incessante rincorrersi delle collezioni, scegliendo autonomamente i momenti più opportuni per presentare il proprio lavoro.

Come Azzedine racconta, quando nel 1968 la Maison Balenciaga chiuse definitivamente, lui, allora giovane stilista emergente fu chiamato da Mademoiselle Renée, storico vicedirettore generale della Maison, a scegliere una selezione di creazioni del Maestro Balenciaga, perché solo le sue mani avrebbero saputo rielaborarle e rinnovarle, senza tradirle. Il giovane Alaïa restò talmente stupito dalle forme, dall’architettura dei tagli e dall’abilità tecnica di ogni capo, che da allora considerò l’incontro con il lavoro di Balenciaga il punto di partenza per il suo lavoro e ne collezionò personalmente i capi più rappresentativi.
Entrambi i couturier sono appassionati di costruzione sartoriale, sono famosi per il loro perfezionismo e per la capacità di tagliare e cucire con le proprie mani. La ricerca di Balenciaga si traduce in una perfetta eleganza formale; quella di Alaïa evidenzia una sensualità precisa, mai sgargiante. Balenciaga è un grande innovatore di forme e creatore di architetture da indossare; Alaia avvolge e scolpisce il corpo come se fosse una seconda pelle.
Completano la mostra il film sulla vita e il lavoro di Azzedine Alaïa realizzato da Joe McKenna, fashion editor e stylist, e un video inedito con le presentazioni delle collezioni Haute Couture Estate 1960 e 1968 di Balenciaga, proveniente da Balenciaga Archives di Parigi.
Con questa mostra il Museo del Tessuto di Prato prosegue un percorso di studio e di valorizzazione della storia della moda del Novecento e dei suoi protagonisti, dopo grandi maestri italiani quali Gianfranco Ferrè (2014) e Walter Albini, padre del prêt-à-porter italiano (2024), e inglesi come Ossie Clark e Celia Birtwell (2022), protagonisti della scena londinese degli anni Sessanta e Settanta.

Per chi visita la mostra è l’occasione per vedere o rivedere il Museo con l’esposizione storica di capi e paramenti; la didattica del tessuto e il laboratorio e infine, prima di accedere alla temporanea, soffermarsi sul video che racconta la nascita dell’industria del tessuto a Prato dal 1944, cominciando con la vendita delle bandiere rimaste dalla Guerra fino a diventare un punto di riferimento internazionale.
Chi è Cristóbal Balenciaga
Nato a Getaria, in Spagna, nel 1895, figlio di una sarta, imparò a cucire giovanissimo; ben presto iniziò a lavorare al fianco della madre sotto il patrocinio dei suoi clienti della nobiltà spagnola. Da adolescente, ottenne il titolo di maestro sarto e si trasferì a Madrid. Raggiunse la fama disegnando per la famiglia reale spagnola. Nel 1937, Balenciaga aprì il suo atelier di alta moda in Avenue George V a Parigi, diventando rapidamente uno degli stilisti più ricercati al mondo anche dalle star di Hollywood. Venerato dai suoi contemporanei Christian Dior, Coco Chanel, Hubert de Givenchy e Pierre Balmain era uno dei pochi stilisti dell’epoca in grado di disegnare, tagliare e confezionare i propri modelli. Era anche considerato un innovatore della moda, introducendo silhouette rivoluzionarie per l’epoca. I capi iconici, tra cui il cappotto squadrato, l’abito a sacco, l’abito baby doll, l’abito a palloncino e l’abito a coda di pavone, gli valsero lo status di icona. Nel 1968, all’apice della sua fama, Balenciaga scelse di ritirarsi e di chiudere la sua omonima Maison.

Chi è Azzedine Alaïa
Couturier, nato a Tunisi nel 1935, dove studia scultura alla Scuola di Belle Arti di Tunisi; giovanissimo, impara a cucire con la sorella Hafida. Nel 1956 si trasferisce a Parigi per uno stage alla Maison Christian Dior e lavora due stagioni alla Maison Guy Laroche. All’inizio degli Anni ’60 comincia a creare abiti per una clientela privata dell’alta società parigina. Nel 1964 apre il suo atelier al numero 60 di Rue de Bellechasse e lavora per la sua clientela privata Couture. Nel 1982 presenta la sua prima collezione di prêt-à-porter e nel 1983 fonda la sua Maison. Il successo si sussegue e nell’ottobre 1985 riceve due Oscar de la Mode come “Designer dell’anno” e “Migliore collezione francese”. Nel 1987 acquista un complesso di edifici a Rue de la Verrerie dove si trasferisce. Le sue sfilate sono osannate dalla stampa internazionale e le modelle più famose del mondo sfilano per lui. A metà degli Anni ’90, all’apice della sua notorietà, sceglie di dedicarsi di nuovo ad una clientela privata Couture. Ritorna sulle passerelle nel 2003 e vive un secondo periodo di gloria. Nel luglio 2017 presenta la sua ultima collezione di Haute Couture. Pochi mesi dopo muore a Parigi. Grande collezionista e ha raccolto oltre 15mila pezzi straordinari che testimoniano la storia della moda del XX e XXI secolo.
a cura di Ilaria Guidantoni















