“Attraverso il museo, la biblioteca e l’archivio che abbiamo allestito, sottoponiamo ai giovani studenti il duro lavoro di un percorso artistico di un uomo come Franco Zeffirelli. Il punto fondamentale è che nella vita, qualsiasi cosa si voglia fare, che si parli di un regista, di un artista, di un medico, di un avvocato o di qualsiasi altra cosa, è necessario dedicarsi completamente a quel tipo di missione. Tutti coloro che riescono ad ottenere un grande successo nella loro vita, sono quelli che hanno riposto tutto l’impegno possibile per la realizzazione della loro passione“.
Ne è convinto Pippo Zeffirelli, qui a lato, figlio adottivo del celebre Maestro, suo aiuto regista e attuale Presidente della fondazione omonima, che si racconta nell’ultima parte di una lunga intervista a BeBeez, dedicata alla sua storia e a quella del Maestro Franco Zeffirelli (si vedano qui i due precedenti articoli di BeBeez: la prima parte e la seconda parte).
Panglossina: Il Maestro sosteneva che nell’opera c’era tanta sperimentazione senza valore, oggi qual è la tua opinione?
Pippo Zeffirelli: Ritengo che oggi l’opera stia andando verso una direzione molto particolare. Tutti si accingono a diventare registi d’opera, arrivando da mondi tra i più disparati. Abbiamo attori, pittori, politici che si trasformano in registi. Allestire un’opera significa avere una conoscenza della drammaturgia, della musica e, in più, il rispetto dello stile del compositore oltre a un’attenzione fedele alla stesura del librettista. Bisogna conoscerne approfonditamente ogni aspetto per cercare di interpretare e rispettare le loro idee e i loro sentimenti.
Oggi la tendenza è quella di fare sempre qualcosa di diverso da quello che è stato concepito in passato. Voglio dire: si può anche sperimentare qualcosa di nuovo e far parlare quella drammaturgia in chiave moderna, ma è necessario avere a che fare con persone di grande cultura. Non si può trasgredire in maniera violenta né stravolgere quello che è il significato dell’opera. Trasgredire rappresentando delle cose inutili è un peccato anche perché i giovani di oggi non ne afferrano il senso rimanendone totalmente disorientati. Ho assistito a una produzione di Traviata allestita e rappresentata da poco. Quest’opera ha un linguaggio ben definito, che si riferisce a un’epoca ben precisa. Attualizzarla, stravolgendone le caratteristiche e i contenuti, per me non ha senso. Non accetto certe violenze che i registi di oggi cercano di imporre. Certo, poi mi lascio trascinare dal suono di una grande orchestra per godere comunque della bella musica. Spesso e volentieri sono costretto a dover chiudere gli occhi per non assistere agli scempi imposti dalle attuali scelte registiche, che disapprovo totalmente.
A malincuore ritengo che il mondo dell’opera sia stato viziato. È un settore che ormai appartiene agli agenti che impongono registi, scenografi e costumisti improvvisati. Purtroppo la cosa peggiore che si sta verificando è che i critici appoggiano, senza curarsi delle conseguenze, tali scelte e così si finisce col vedere delle cose spesso inaccettabili. Malauguratamente tutto questo avviene dappertutto: in America e in Italia sempre di più, senza parlare della Germania, dalla quale è partita la tendenza a voler rivoluzionare e smembrare quella che era la visione classica della drammaturgia dell’opera.

PRESSPHOTO Foto Moggi/New Press Photo
Panglossina: Oggi esistono personaggi famosi da coinvolgere in Fondazione per dare continuità al tuo progetto?
Pippo Zeffirelli: Sono dell’idea che i personaggi famosi non possano aiutare più di tanto la Fondazione, così come non credo che uno scoop giornalistico, a seguito della loro presenza, possa apportare qualche beneficio. Abbiamo avuto in Fondazione personaggi famosi e ci siamo resi conto che la cosa non ha determinato grandi cambiamenti. Ritengo che invece sia davvero importante coinvolgere persone all’interno della Fondazione stessa, per realizzare gli obiettivi veri e tener fede alla natura di questa grande operazione culturale. Abbiamo intrapreso un programma di formazione che prevede anche una collaborazione con le scuole per coinvolgere gli studenti. Da poco abbiamo ricevuto l’approvazione di un programma che vedrà coinvolti gli studenti di 40 scuole. La loro sarà una partecipazione continua per realizzare un confronto con i nostri insegnanti di scenografia, di costume e di regia. Sono certo sia questa la cosa importante su cui focalizzare la nostra attenzione: organizzarsi in tal senso e far sì che quello che vogliamo fare sia fatto bene. Sfruttare le potenzialità di questo progetto è solo questione di tempo. Come in tutte le cose, l’importante è farsi conoscere e farsi apprezzare. Riuscire a fare in modo che le persone visitino i nostri spazi consapevoli di trovare nella Fondazione un riferimento internazionale per lo spettacolo, un centro altamente specializzato, un luogo finalizzato alla formazione dei giovani artisti. Cerchiamo di utilizzare insegnanti molto qualificati e di avvalerci di validi collaboratori, noti al mondo dello spettacolo. Si tratta di professionisti con i quali collaboriamo da anni e che ci assicurano il risultato che intendiamo raggiungere, ovvero l’alta qualità.
Panglossina: Ha avuto inizio il progetto scuola formazione, pensi aprirà il varco al palcoscenico ai giovani talenti? Quale il messaggio che rivolgeresti ai giovani e quale quello ai giovani registi in particolare?
Pippo Zeffirelli: Per quanto riguarda il progetto “Scuola formazione”, abbiamo iniziato nel 2018. Siamo stati inseriti nel programma delle “Chiavi della città” e, attraverso percorsi di laboratorio, abbiamo ricevuto l’adesione, in media, di 16/20 classi per ogni anno scolastico del circuito delle scuole primarie e secondarie del comune di Firenze e della città metropolitana. Oltre a questo, di recente, abbiamo avuto l’adesione di 40 scuole di Arezzo e provincia, cosa che ci ha reso molto felici. Considero questo un segno di grande ripresa. Il progetto aveva già avuto inizio prima della pandemia e, dopo la chiusura, sono ricominciati i corsi con un’ottima risposta in termini di adesione. Abbiamo ricevuto numerose prenotazioni e ritengo che questa forma di attività sia molto importante per il futuro della Fondazione. Mettiamo a disposizione dei giovani un percorso artistico che tocca vari aspetti: il cinema, il teatro, il teatro d’opera, la scenografia, il costume e via di seguito. Il Maestro Zeffirelli teneva molto al fatto che la Fondazione dedicasse una parte della sua attività all’istruzione.
L’intento è quello di far capire ai giovani l’importanza di uno studio serio e approfondito. Attraverso il museo, la biblioteca e l’archivio che abbiamo allestito, sottoponiamo ai giovani studenti il duro lavoro di un percorso artistico di un uomo come Franco Zeffirelli. Il punto fondamentale è che nella vita, qualsiasi cosa si voglia fare, che si parli di un regista, di un artista, di un medico, di un avvocato o di qualsiasi altra cosa, è necessario dedicarsi completamente a quel tipo di missione. Tutti coloro che riescono ad ottenere un grande successo nella loro vita, sono quelli che hanno riposto tutto l’impegno possibile per la realizzazione della loro passione. Di recente abbiamo stretto una collaborazione con la scuola “Lorenzo de’Medici” (LdM) per studenti stranieri. Avendo a loro volta un accordo con moltissime università americane, lo staff della LdM riesce ad attrarre a Firenze migliaia di studenti d’oltreoceano.
Alla fine del prossimo anno occuperanno gli ultimi due piani del palazzo di San Firenze. Oltre a questo, sarà prevista un’integrazione dei loro programmi col nostro know-how, con il valore aggiunto dei nostri insegnanti che si sono formati accanto al Maestro come assistenti, durante i lunghi anni di collaborazione professionale. Prima della pandemia avevamo dato avvio a una serie di corsi: sull’Inferno di Dante, sulla storia del teatro e un corso di disegno per la scenografia. Ci tengo a ricordare che la scenografia teatrale e la scenografia per il cinema sono due cose diverse. Quindi, attraverso questo tipo di distinzioni, mettiamo a disposizione degli studenti le varie specializzazioni affinché apprendano dai nostri insegnanti ciò che diventerà, in maniera molto definita, la preparazione per un futuro lavoro. Naturalmente, come è immaginabile, chi ha lavorato accanto ad un grande regista, ha perfezionato una conoscenza maggiore rispetto a chi ha lavorato da solo. Questi corsi hanno avuto molto successo, avendo messo a disposizione degli apprendisti l’esperienza di tutti coloro che hanno collaborato con il Maestro. Di recente abbiamo iniziato dei master sul costume con due assistenti di Zeffirelli. Siamo molto felici del fatto che, appena pubblicata sul nostro sito questa iniziativa, abbiamo ricevuto subito tantissime iscrizioni, praticamente un sold out. Per noi è un successo ed è la dimostrazione del fatto che il lavoro che abbiamo svolto in precedenza sta dando i suoi frutti. Quindi, il messaggio da dare ai giovani è quello di dedicarsi con intelligenza e passione alle cose che si vogliono realizzare nella vita. Una dedizione seria e approfondita porta sempre a grandi risultati e il lavoro di Zeffirelli ne è la prova concreta. Quando si viene a visitare la sala dell’Inferno in Fondazione, mi fa piacere ricordare che quell’allestimento si rifà a un progetto per un film.

Panglossina: Qual è il tuo rapporto con la mia città, Napoli, e cosa ne pensi del suo teatro: il San Carlo?
Pippo Zeffirelli: Come dire, Napoli è Napoli. Come si fa a non amarla? Nonostante sia una città caotica è una città che possiede una forte personalità. I napoletani credo siano un popolo a sé stante. È una città piena di creatività, piena di gioia di vivere, piena di possibilità, tra queste l’arte di arrangiarsi, i napoletani nel saper vivere sanno sempre sopravvivere. È una città che ti abbraccia. Per quanto riguarda il teatro San Carlo, la mia prima esperienza risale a tanti anni fa. Non ricordo esattamente l’anno, ricordo che insieme al Maestro andammo ad assistere a un balletto della Fracci. Fu un’esperienza davvero molto bella. Il San Carlo insieme alla Fenice di Venezia, credo siamo i teatri più belli del mondo. Vedere la Fracci nel teatro partenopeo è stata un’esperienza che non si può dimenticare. Si parla della metà degli anni Settanta e lei era ancora negli anni migliori della sua carriera. Indimenticabile. In seguito, mi è capitato di ritornarci diverse volte e, l’impressione è stata quella che, ogni volta, la bellezza del teatro distrae da tutto quello che può essere rappresentato in scena. Il teatro stesso è una scenografia, ti avvolge e ti rapisce. Poi, come ben saprai, ho vissuto per tantissimi anni, per quarant’anni direi, l’esperienza della Costiera amalfitana. Il Maestro possedeva una casa splendida a Positano. Una zona visitata da tutto il mondo. Un vero paradiso terrestre. Ho il ricordo di una gioia immensa che ho provato nello stare li. Prima o poi farò in modo di poterci ritornare e di poter godere di quelle estati magiche e di quel paesaggio incredibile.
a cura di Panglossina















