
La Galleria Tonelli di Milano, a due passi dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie, alla seconda generazione, compirà 40 anni nel 2021. In occasione del prossimo compleanno abbiamo incontrato uno dei due figli, Luigi Tonelli per raccontare questa realtà artistica ‘a misura di cliente’, che riceve il visitatore con allestimenti personalizzati e che da sempre si interessa agli artisti italiani del Dopoguerra, con alcune nuove proposte.
Avete già in cantiere iniziative per il 2021?
“E’ in corso l’organizzazione di una mostra a Palazzo Reale a Milano di Pablo Atchugarry, artista dell’Uruguay, classe 1954, noto soprattutto per la sua scultura astratta, presente in collezioni importanti a livello internazionale, che rappresentiamo in Italia, e stiamo cercando di capire quale sarà l’evoluzione della situazione per valutare se sarà possibile aprire al pubblico l’esposizione.”
Quanto vi sta influenzando l’incertezza della situazione?
“Al momento siamo aperti tutti i giorni, anche la domenica, per venire incontro al pubblico, ricevendo molto su appuntamento, che è però una nostra

caratteristica abituale, nelle due gallerie quasi una di fronte all’altra di Milano, la più piccola quella storica dove c’è mio padre e questa; mentre Porto Cervo è una sede estiva che quest’anno abbiamo aperto per dare continuità anche se abbiamo sofferto molto per la mancanza degli stranieri. In Sardegna organizziamo anche mostre all’aperto con sculture monumentali di autori come Atchugarry o Fabio Viale, ad esempio.”
Al momento il lavoro sembra confinato nelle gallerie.
“Noi partecipavamo più o meno a sette fiere l’anno, in tutte le realtà più importanti a livello italiano,

portando alcuni lavori a Miami dell’artista uruguayano, collaborando con la Fondazione Pablo Atchugarry, inaugurata nel 2007. La costanza di questa nostra presenza sta premiando il nostro lavoro grazie alla fidelizzazione dei clienti di lungo corso e anche alla nostra costanza nella linea della galleria”.

Qual è la vostra scelta?
“I maestri italiani del Dopoguerra da Fontana, a Castellani, Dorazio, Manzoni, Pistoletto, Schifano, Melotti, Capogrossi, Alviani, Morandi che ci hanno identificati nella fiera annuale milanese di Miart nella sezione Masters: ci occupiamo di artisti non in vita storicizzati. A questo filone si sono aggiunte due nuove proposte, quella appunto di Atchugarry e Sergio Fermariello, artista napoletano, classe 1961, noto per aver fatto della figura del “guerriero” armato di lancia il proprio segno di riconoscimento; ha iniziato negli anni ottanta con Lucio Amelio, gallerista di spessore, comunque già affermato. Sin dagli anni ’80, le sue opere sono state presentate in Italia, in sedi prestigiose tra le quali lo spazio personale nel padiglione italiano della Biennale di Venezia, ma anche all’estero, in importanti location a Berlino, Parigi, New York.La nostra linea, in generale, è sempre di avere un rapporto diretto con l’artista. Così come per i nostri collezionisti proponiamo un lavoro sartoriale. Dato che lavoriamo molto su appuntamento allestiamo la vetrina e lo spazio nello stile e secondo i gusti del cliente che attendiamo. Oggi il nostro problema è trovare i quadri mantenendo una qualità alta delle opere”.

Cosa ci attende per Natale alla Galleria?
“I soliti ignoti come li chiamiamo noi, puntando molto sugli autori più richiesti con una scelta di opere particolari. Come sempre alla fine dell’anno cerchiamo di presentare un’antologica che ci rappresenti”.
C’è un’opera in particolare che vuole illustrarci?
“L’occhio mi è caduto su un lavoro di Piero Dorazio degli anni Settanta, “Legato”, che viene dalla Galleria Marlboro di New York, ancora in attività ma che negli anni del quadro era un punto di riferimento e che ha selezionato una decina di artisti oggi affermati. Il quadro è stato esposto anche alla Galleria Peccolo e pubblicato sul Catalogo Attilio Alfieri editore, il catalogo di riferimento dell’artista di cui abbiamo la vecchia autentica. Racconto questi particolari perché facciamo sempre un lavoro di cura e documentazione sulle opere.”

Mi ha colpita l’opera di Piero Manzoni che avete in Galleria, non abituale per questo artista.
“Il quadro “Composizione” è della metà degli anni Cinquanta; era stata alla Galleria Blu di Milano, una realtà storica che ha chiuso da qualche anno, ed è pubblicato sul Catalogo Celant, il primo, quello curato dal critico d’arte morto di recente e su un catalogo della stessa Galleria Blu dove erano state selezionate le opere più importanti selezionate tra gli artisti trattati.”
Questo secondo confinamento vi ha sorpresi con una mostra appena allestita. La raccontiamo al pubblico che non ha potuto vederla?
“Abbiamo osato in un momento in cui all’orizzonte si profilavano già delle nubi in effetti. La monografica “Into the light”, di cui restano dei pezzi esposti, era dedicata ad un artista siracusano, classe 1934, Paolo Scirpa, chiamato il “calligrafo della luce elettrica” da Restany; noto per le sue opere al neon caratterizzate da una luce travolgente e da uno slancio verso l’infinito. Un artista nuovo per la Galleria ma storicizzato con una presenza al Museo del Novecento di Milano e in altri luoghi importanti. Cerchiamo sempre di mantenere un tenore alto. L’ultima è stata dedicata, a Lucio Fontana. “Un mese con Fontana”, lo scorso ottobre, curata da Luca Massimo Barbero, ha mostrato carte, tele, ceramiche, porcellane, tutte opere della Galleria. Una bella soddisfazione.”

Come state affrontando il tema della trasposizione in digitale dell’arte?
“Fermo restando che il nostro è un lavoro che conduciamo per lo più dal vivo, il confinamento e la crisi che esso ha portato ci ha regalato un’opportunità per aprire un nuovo canale, quello digitale, non in sostituzione ma quale arricchimento per i collezionisti lontani con i quali possiamo in tal modo mantenere un filo costante. Così questo tempo rallentato ci ha anche consentito il rifacimento del sito.”
a cura di Ilaria Guidantoni















