
A Palazzo Merulana a Roma, a due passi dalla Basilica di Santa Maria Maggiore e dal Teatro Brancaccio, in sinergia con Coopculture e Fondazione Elena e Claudio Cerasi, è stata inaugurata il 27 gennaio la mostra personale di Vittorio Marella Nuotatori d’inverno. In programma fino al 3 marzo 2024, l’esposizione è curata da Giovanna Zabotti.
Una sorta di migrazione silenziosa, un viaggio che termina in posti in cui si cerca un contatto con la natura e, in ultima analisi, con la propria interiorità.
Giovane artista veneziano con una grande maestria nel tratto, come si nota nei disegni di piccolo formato e nei cartoni preparatori. Il tratto sicuro e tridimensionale, crea un senso di profondità e rilievo plastico, quasi scultoreo anche per il realismo con il quale tratta i corpi, soprattutto di spalle. L’iperrealismo di alcune immagini crea allo stesso tempo una sospensione estatica che richiama la Scuola Romana, protagonista della Collezione permanente di Palazzo Merulana, disegnando una sorta di metafisica della corporeità che si tuffa nella natura, cercando una simbiosi naturale.

Il 2024 per Palazzo Merulana si annuncia come un anno ricco di proposte culturali, con cui di volta in volta il pubblico è invitato ad avere uno sguardo nuovo non solo sulla realtà che lo circonda ma anche sui messaggi e le impressioni che lo raggiungono attraverso l’arte, come testimonia il primo appuntamento, la personale dedicata a Vittorio Marella, ventiseienne, autentica promessa nel panorama artistico nazionale.
Marella compie sulla tela, con un talento straordinario, il suo viaggio originale alla scoperta di un altro punto di vista. Lo fa partendo dai disegni, protagonisti anch’essi del percorso espositivo. Non solo bozzetti preparatori ma vere e proprie annotazioni del mondo, dai tratti precisi e allo stesso tempo pieni di vita. Un mondo che l’artista non si stanca di osservare, studiandolo nei minimi particolari quasi a volerlo non solo rappresentare ma addirittura concretamente cambiare con il proprio contributo, convinto che tutti “possiamo e dobbiamo fare di più”.
Quando poi il suo sguardo passa dai disegni alle tele, alcune di grandissime dimensioni, ecco la sua capacità di creare atmosfere alla Hopper, come nell’opera Primo pomeriggio, olio su tela del 2023, presente nel Salone della collezione permanente, di usare sapientemente colori, luci e ombre percorrendo una strada che ricollega i suoi quadri ai dipinti dei grandi maestri veneziani di cui è concittadino ed erede, come Tintoretto e Tiepolo, ma senza mai restare ancorato al passato.

I sette quadri a olio esposti catturano attimi della vita quotidiana, rappresentati in un gioco di prospettive che uniscono la percezione bidimensionale a quella tridimensionale.
La tela a parete che dà il titolo alla mostra (un particolare è la locandina) crea un effetto immersivo, dove l’emozione è sospesa, sublimata.
Altra sua fonte di ispirazione per alcuni aspetti sono le opere del realismo magico, in particolare i quadri di Antonio Donghi, artista presente a Palazzo Merulana nella Collezione Elena e Claudio Cerasi e prossimamente esposto, a partire dall’8 febbraio. Un’ispirazione che consiste più in legame affettivo (“Il giocoliere di Donghi è il quadro preferito di mio padre”, afferma l’artista) che in un punto di partenza dello studio di Marella, i cui dipinti sono sospesi tra realtà e sogno alla ricerca di “quella consapevolezza del mondo e della natura che oggi manca in ognuno di noi”, come egli stesso sostiene. Costante, poi, è la ricerca del contatto con la natura, che è stata oggetto dei suoi studi di astrofisica per un periodo della sua vita, fino a quando ha capito che sarebbe stata invece l’arte la via più diretta per conoscerla. Non è un caso che in molti dei suoi lavori sia presente il mare.

“Da questa profonda ossessione per la natura nasce la mia necessità di dipingere, e Venezia essendo la mia città, non può che emergere, se pur indirettamente, dai miei quadri”, dichiara il pittore.
In questa sua prima mostra a Roma Vittorio Marella si confronta con una città che lo attrae per la grandezza della sua storia e che, nelle magnifiche testimonianze archeologiche e artistiche, esprime l’invito a non aver paura di osare, a superare i propri limiti. Un’aspirazione che Marella ha profondamente voglia di fare sua.
“Vittorio racconta il mare, l’orizzonte infinito, il sogno, il mito, la culla del pensiero e della vita”, sottolinea la curatrice Giovanna Zabotti, “persone assorte di spalle, una nessuna centomila, quasi senza volto ma, al contempo, dalle mille caratterizzazioni, alla ricerca di qualcosa che sfugge, al limite tra sogno e realtà. Al centro di tutto c’è la natura, con i suoi mille dettagli, valorizzati dalle ombre che creano un mondo di luce e questa luce attira l’attenzione sulla natura stessa, che sembra parte dell’essere di ognuno di noi, anche se i più la vivono come altro, scollegandosi da ogni ripercussione. Le rappresentazioni ci aiutano a fermarci, a respirare, a rallentare, a porre l’attenzione e a riflettere su ciò che conta veramente. Il titolo Nuotatori d’Inverno“, aggiunge Zabotti, “riprende una pratica tipica dei luoghi d’origine di Marella di sfidare il mare durante la stagione invernale: la comunione degli elementi, il silenzio della mente, la riconciliazione con la natura e, tra una bracciata e l’altra, vivere l’esperienza di essere in pace con il tutto che ci circonda. Il mare d’inverno è una sfida, è un richiamo che non tutti sanno cogliere o sono in grado di affrontare. C’è chi vi si immerge, chi osserva e chi, semplicemente, lo guarda da lontano. Nei dipinti è costante questa ricerca, questo moto quasi perpetuo verso il mare, verso l’acqua, a volersi ricongiungere con la natura, una sorta di comunione che possa essere rivelatrice di ciò che più intimamente ognuno di noi cerca. È tornare a osservare ciò che ci circonda, in ogni suo dettaglio, è la ricerca disperata di qualcosa oltre l’orizzonte”.

La scelta di sostenere questo artista è legata proprio al suo essere straordinariamente fuori dall’ordinario, non tanto per quello che mostra ma per come lo mostra, con i corpi che diventano, nel loro anelito di tuffarsi nell’ambiente naturale, parte di esso, come in una magica mimesi.
La mostra è l’occasione per visitare la Collezione Permanente della Fondazione Cerasi, che si inserisce perfettamente nel contesto romano e che ha valorizzato pienamente la storicità del Palazzo, sottoposto a un restauro importante e conservativo. A piano terra alcune sculture come Donna che pettina di Antonietta Raphael o Ritratto di donna di Mario Ceroli, distribuite tra la caffetteria e la veranda del giardino interno. All’interno, l’apertura dell’esposizione permanente è con il ritratto di Claudio ed Elena Cerasi a opera di Stefano Di Stasio, preceduti da un’opera scultorea di Igor Mitoraj. Ai due piani superiori una galleria e un salone, che conserva il fascino di un’abitazione nobiliare con comodi divani sui quali sedersi e conversare in mezzo all’arte, presentano tra le altre opere le terracotte vitriate di Leoncillo con le quattro stagioni, allegoria raffigurata con mezzo busto di donna, e opere afferenti la Scuola Roma: da Giorgio De Chirico, in particolare con i Bagni misteriosi e le Cabine misteriose, a Mario Sironi e le sue periferie, un po’ cupe dai tratti geometrici, passando dalle splendide opere di Giuseppe Capogrossi del periodo figurativo come Gita in barca (I Canottieri, Partenza in sandolino) del 1933 e Ballo sul fiume del 1936, di una poesia struggente nel suo rigore. Franco Gentilini è presente con un lavoro di grande raffinatezza, accanto a Duilio Cambellotti con due sculture in bronzo e un grande bassorilievo che mette in luce l’abilità raffinata di questo artista, in collezione anche con una “Erma per fontana”. Antonio Donghi ha un posto particolare con le Lavandaie, Piccoli saltimbanchi e Gita in barca, dove la lezione rinascimentale incontra in una singolarità difficile da descrivere la migliore tradizione naïf e metafisica contemporanee con campiture nette di colori e una tradizione propria delle icone per la fissità delle sue figure. Tra gli altri Ferruccio Ferrazzi, Scipione con Ritratto di Sara, le figure di Emanuele Cavalli, Guglielmo Janni e i suoi ritratti dimenticati come le Marionette, il cui sottotitolo è l’autoritratto con la madre, e ancora Alberto Ziveri e Fausto Pirandello.

Chi è Vittorio Marella
Nato a Venezia nel 1997, è un giovane pittore che vive e lavora al Lido di Venezia. Dopo aver studiato per più di tre anni Astronomia a Padova, decide di allontanarsi dalla scienza per dedicarsi maggiormente alla pittura, da lui percepita come un bisogno primario. Nel 2020, a seguito di questa decisione il pittore studierà per un anno Storia e Archeologia a Ca’ Foscari dove, rimanendo insoddisfatto, prenderà la decisione di concentrarsi completamente sulla sua produzione artistica. Marella da allora ha esposto in varie gallerie in Italia partendo dalla Blu Gallery di Bologna, poi Lineadacqua a Venezia, Doris Ghetta a Ortisei, in numerose collettive dentro e fuori dal Paese, tra queste il Museo Eremitani di Padova o il Rjiksmuseum di Amsterdam. Ha partecipato a varie fiere come Booming Art Fair, Art Austria, Art Salon Zurich e Art Verona.
a cura di Ilaria Guidantoni















