
Il museo riapre al pubblico dopo sei mesi di lavoro con un riallestimento completamente rinnovato e una serie di novità:
dall’esposizione della trecentesca Coperta Guicciardini ad un prezioso armario restaurato, fino alla nuova sala dedicata ai merletti antichi, con una delle collezioni più preziose e ricche d’Italia. La suggestiva abitazione racconta uno spaccato diacronico della storia fiorentina attraverso le famiglie che vi hanno soggiornato, l’evoluzione del gusto e la scelta di farne un museo, oggi molto fruibile grazie ad un progetto di illuminazione che valorizza molto le opere – consento un risparmio energetico grazie all’impiego di Led che mirano a favorire anche la conservazione delle opere – e conferisce una certa leggerezza e ariosità a quest’abitazione torre: 2000 metri quadrati di superficie, 450 opere – a cui si aggiungono circa 2000 merletti – distribuite su 3 piani, 40 persone all’opera durante i restauri. Palazzo Davanzati, parte integrante del gruppo statale dei Musei del Bargello, riapre al pubblico con i suoi quasi sette secoli di vita annoverandosi tra i più antichi e meglio conservati edifici medioevali della città di Firenze. Un viaggio attraverso la storia,

dalle ceramiche del Trecento fino ad arredi dei primi Novecento. La visita è molto suggestiva per l’aspetto immersivo oltre che la grande ricchezza di opere di qualità elevata.
La necessità di ripensare il percorso espositivo di Palazzo Davanzati – il cui allestimento non veniva modificato dal 2009 – rendendolo didatticamente più fluido e al contempo arricchendolo con altre opere di alto valore artistico, sono stati i fattori che hanno determinato il riallestimento curato dal responsabile del museo, Daniele Rapino, sotto la guida del direttore dei Musei del Bargello Paola D’Agostino, con la collaborazione dell’architetto Lorenzo Greppi.
Il progetto è stato reso possibile grazie a due finanziamenti straordinari del Ministero della Cultura erogati nell’annualità 2019-2020: 500mila euro sono stati destinati al riallestimento e alla messa in sicurezza delle sale del Museo e ulteriori 90mila euro specificamente destinati alla Sala dei Merletti, con un nuovo allestimento e una nuova illuminazione tali da valorizzare questa collezione straordinaria e unica nel suo genere, che valorizza una grande tradizione fiorentina anche se si trovano lavori di altre città, diversi provenienti da Bologna,

Burano nonché dalle Fiandre e dalla Francia.
Palazzo Davanzati “è il museo per eccellenza che esemplifica non soltanto il ruolo chiave degli antiquari e collezionisti attivi a Firenze tra fino Ottocento e primo Novecento nel diffonderne l’idea di Medioevo e Rinascimento fiorentino in Italia e nel mondo, ma anche l’impegno dello Stato italiano dal dopoguerra a oggi nel tutelare e rendere fruibile uno dei rari esempi di casa torre trecentesca e di museo dedicato alla vita privata a Firenze dal Trecento alla fine del Cinquecento”, spiega Paola D’Agostino, direttore dei Musei del Bargello. ll nuovo allestimento coniuga secondo un più razionale ordine cronologico, il riallestimento delle sale di rappresentanza e di vita privata, con l’inserimento di alcune sale ripensate secondo i più moderni criteri museografici, dedicate ad artisti, temi specifici o incentrate su manufatti singolarissimi, come la coperta Guicciardini. Si può notare infatti salendo dal primo al secondo piano lo stile più sobrio e spoglio del Quattrocento rispetto a quello più ricco del Cinquecento. Negli ultimi tre anni c’è stato un lungo lavoro di ricerca da parte del curatore Daniele Rapino, coadiuvato da Bendetta Matucci, per selezionare le opere

da esporre, alcune per la prima volta visibili al pubblico e in prestito temporaneo dai depositi del Museo Nazionale del Bargello, e seguire i restauri di tanti manufatti diversi tra loro, dai mobili ai merletti antichi, di cui il Davanzati conserva un nucleo importante. Con l’architetto progettista del nuovo allestimento e direttore dei lavori, Lorenzo Greppi c’è stato un confronto continuo per arricchire il racconto museale nei delicati ambienti del museo. È stata anche l’occasione di confronto e collaborazione tra studiosi di generazioni diverse, da una specialista di merletti come Marina Carmignani, ad una collaborazione scientifica a tempo determinato con Gioia Romagnoli, selezionata con un bando pubblico dai Musei del Bargello, fino ad una giovane studiosa, Giulia Cantoni, selezionata dalla Direzione Educazione e Ricerca del Ministero della Cultura per un tirocinio formativo retribuito. Tutto il personale del Museo di Palazzo Davanzati ha lavorato, durante i musei di chiusura, per seguire i lavori e tenere in sicurezza il museo”.
“Nell’affrontare il lavoro di progettazione degli allestimenti integrati del Museo di Palazzo Davanzati – racconta l’architetto Lorenzo Greppi – ho dovuto mediare tra le complessità che ne caratterizzano l’identità ovvero tra la dimensione museale e quella abitativa. Questo ha comportato da una parte una serie di scelte di allestimento fisico, attraverso l’uso di teche, vetrine e basi espositive e dall’altra un uso equilibrato della parte illuminotecnica alternando illuminazione puntuale e illuminazione diffusa là dove l’intenzione è quella di mostrare il singolo oggetto ma sempre all’interno di un contesto architettonico e di rimando alla vita domestica rinascimentale”.
Il Palazzo fu fatto costruire dalla famiglia Davizzi nella prima metà del Trecento e nel 1558 passò alla famiglia Davanzati: esso segna il passaggio dalla casa torre medievale alla casa mercantile, in uno sviluppo verticale su quattro livelli più il piano terra ed il nome è rimasto legato a questa famiglia che vi abitò fino al 1838. Dopo la decadenza dei Davizzi, era diventato un ufficio del Catasto e poi nel Cinquecento fu acquistato dalla famiglia Bartolini. L’abitazione è però associata ai Davanzati tanto che si parla di uno ‘stile Davanzati’ la cui storia si concluse tragicamente con il suicidio dell’ultimo erede. Fu allora che il palazzo divenne un rifugio di persone bisognose, poi una bisca, finché Elia Volpi, mercante d’arte e antiquario, agli inizi del ‘900, recuperò il Palazzo nel suo aspetto originario destinandolo a rappresentare la fiorentinità abitativa in epoca rinascimentale, seppur parziale e incompleta. Il medesimo intento guidò Luciano Berti quando, nel 1956, inaugurò questo museo arredandolo con oggetti provenienti dalle collezioni fiorentine, arricchite successivamente con acquisti e donazioni. Senza in alcun modo venir meno a queste idee primigenie oggi è stato effettuato un lavoro di riordino della collezione presente integrata, quanto più possibile, con un nucleo di opere in prestito temporaneo dalle collezioni e dai depositi del Museo Nazionale del Bargello. Questi ultimi oggetti di grande valore storico-artistico sono stati scelti per la loro relazione temporale e culturale, non solo con le opere più rappresentative già presenti nel museo, ma anche con l’edificazione e le epoche più significative vissute dagli abitanti del Palazzo. Oggi ad Elia Volpi e al suo prezioso lavoro è dedicata la nuova sala che ne porta appunto il nome. Nel 1966, dopo l’alluvione, fu adibito a laboratorio di restauro per opere delle cosiddette arti minori, quindi chiuso per problemi di stabilità nel 1995 e riaperto appunto nel 2009.
All’interno dei celebri ambienti del Palazzo, dalla Sala dei Pappagalli alla Camera dei Pavoni fino alla camera con le storie tratte dalla leggenda medievale della Castellana di Vergi, accanto ad opere d’arte di Antonio Rossellino, Lorenzo Ghiberti, Maestro di Serumido, Jacopo del Sellaio, Mariotto di Nardo, si fanno spazio alcuni dei fiori all’occhiello del nuovo allestimento, suddiviso per epoca, dal primo piano, con opere e arredi del Trecento e Quattrocento, al secondo piano, con opere e arredi dal Cinquecento al Settecento, mentre il terzo piano accoglie la nuova sala dedicata ai merletti e ricami, una sala dedicata all’arte quattrocentesca fiorentina e la sempre affascinante cucina. Partiamo proprio dalla cucina per la nostra visita, collocata in alto, sotto la mansarda che ospitava le stanze della servitù e oggi uffici – non visitabili, per evitare il frequente rischio di incendi e facilitare l’eliminazione di fumi e odori. Si tratta di un ampio ambiente con un grande camino e molti utensili di grandi dimensioni rispetto a quelli moderni, spesso in legno e quindi per la maggior parte alla fine della loro vita bruciati nei camini. Vi si trovano l’abburatto per setacciare la farina, la zangola per il burro e vari altri strumenti per cucinare in prevalenza farinacei, pane, frutta e verdura; ma nel caso delle famiglie abbienti anche pesce e carne. Un angolo ben illuminato della stanza è adibito al cucito e al ricamo, lavori che si svolgevano in prevalenza nella stagione invernale. Da notare numerose iscrizioni, disegni e scarabocchi di provenienza incerta che si è deciso di conservare sia per testimonianza della vita che qui si è svolta sia nella speranza che qualcuno si incuriosisca e studi questi segni, alcuni popolari, altri legati a fatti storici come la morte di Giuliano dei Medici, ad esempio. Vanto del museo è anche la straordinaria collezione, tra le più importanti d’Italia, di merletti, ricami e disegni per tessili (con ben 2000 pezzi provenienti da donazioni e acquisti dello Stato che vanno dal 1600 al 1900 secolo) che sono stati oggetto di una manutenzione conservativa e tutti nuovamente allestiti, oggi presentati in una nuova sala espositiva, intesa a valorizzare maggiormente le preziosità e le eleganze di questi prodotti manifatturieri. Per questa occasione, inoltre, è stata realizzata una speciale esposizione – curata da Marina Carmignani, studiosa ed esperta di tessili antichi – di manufatti dedicata alla donna e al suo ruolo nella società tra Ottocento e Novecento con graziosi e preziosi capi di lingerie, oltre a abiti e accessori per neonati perfettamente conservati. Il nome “ricamo” viene dall’arabo raqama, punteggiare, marchiare e anche scrivere, per indicare la messa a punto del disegno e dei fili prima del ricamo. Curioso il fatto che una sezione sia dedicata al bambino con una serie di cuffiette e abiti da Battesimo e alla moda nasce per i più piccoli nell’Ottocento. Prima il bambino non veniva considerato se non un piccolo adulto quindi nel Medioevo aveva una tunica che era la stessa per anni alla quale via via che cresceva si aggiungeva stoffa senza nessuna considerazione della praticità; mentre ad un certo punto veniva vestito come un piccolo adulto.
Nella cosiddetta Camera delle Impannate, hanno finalmente trovato nuova sistemazione i cosiddetti Trionfi, derivanti dal poema di Francesco Petrarca e dipinti da Giovanni di Ser Giovanni, detto Lo Scheggia, fratello minore di Masaccio. I quattro dipinti su tavola ricurva, di rara bellezza, realizzati intorno alla metà del Quattrocento e sulla cui destinazione d’uso gli studiosi continuano a interrogarsi, sono stati posizionati (insieme ad altre opere dello stesso autore, come il bellissimo desco da parto) in un ambiente più grande e arioso, ad un’altezza consona, per consentire al visitatore di apprezzarne al meglio l’unicità. La ‘impannate’ sono una tipica lavorazione medioevale di carte decorate incollate di cui probabilmente era ricoperto il palazzo ma che già nel Quattrocento non si utilizzava più. Nuova vita (e nuova collocazione) anche per la cosiddetta Coperta Guicciardini, capolavoro tessile realizzato tra il 1360 e il 1400 che, dopo più di 30 anni, a parte una breve parentesi nel 2010, torna ad essere visibile al pubblico. A compendio della Coperta Guicciardini è stato inoltre realizzato un video dedicato ai giovanissimi, reso possibile grazie al finanziamento di Fondazione CR Firenze, girato all’interno del museo, che illustra il significato delle scene ricamate sull’opera d’arte in tessuto con il ciclo di Tristano. La coperta, su committenza della famiglia Guicciardini presenta le insegne a forma di corno da caccia dette appunto “guicciarde” ed è in trapunto siciliano, una tecnica in voga già nell’Europa del XIII secolo, che in Sicilia aveva un centro importante di produzione, come mostrano anche le scritte in volgare siciliano.
Restaurato e nuovamente restituito alla fruizione del pubblico anche il bellissimo Armario, risalente al 1530. Questo raro mobile dipinto a grottesche, realizzato in ambito senese nella prima metà de XV secolo, era destinato alla custodia di armi come indicano le iscrizioni a lettere capitali sull’architrave. E ancora, una novità sono le immagini che scorrono su una parete delle nuove salette dedicate a Elia Volpi che mostrano il Palazzo nei primi anni del Novecento, con gli arredi raccolti dall’antiquario e alienati con un successo memorabile nelle aste del 1916 e del 1917 a New York. Completano le salette alcune opere pittoriche e grafiche che il Volpi realizzò quando cercava di farsi strada come pittore, alcuni mobili e un’inedita scultura già di sua proprietà, oltre a oggetti appartenenti a lui e ai suoi familiari, alla quale si è fatto cenno.
Una particolare attenzione, nel corso del lavoro di riallestimento, è stata voluta dedicare dal curatore, Daniele Rapino, alle nuove generazioni di studenti che potranno apprezzare il nuovo percorso espositivo dove l’evoluzione degli stili e della moda abitativa è didatticamente semplificata e al contempo meglio esplicitata, anche con l’ausilio di supporti audiovisivi e pannelli esplicativi.
a cura di Ilaria Guidantoni














