A cura di Ilaria Guidantoni
Prosegue il nostro viaggio tra i cantautori italiani blindati.
La seconda tappa è con Marco Ligabue, “aspettando di tornare nelle piazze”.
Nato a Correggio, in provincia di Reggio Emilia, il 16 maggio 1970, cantautore e chitarrista, ci ha raccontato che la passione per la musica gli è stata trasmessa dai suoi genitori che avevano una balera negli anni Settanta e sono stati tra i pionieri dei concerti dal vivo in zona.
“A quindici anni ho cominciato a suonare la chitarra, ci ha raccontato, ed è stato subito amore, quindi nei primi anni Novanta sono entrato come musicista, nel gruppo Little Taver & His Crazy Alligators. Volevamo essere i Blues Brothers dell’Emilia”. Dal 1991 è impegnato con alcuni progetti relativi all’attività musicale del fratello, Luciano Ligabue, di cui è di dieci anni più giovane.
Sono stati anni di spensieratezza e divertimento, quelli dai venti a trenta, finché nel 2001 ha fondato i Rio, gruppo in cui è stato attivo fino al giugno 2012 come chitarrista e autore, partecipando alla realizzazione di quattro album in studio. “Questa tappa ha segnato un’attenzione cantautoriale, mi sono messo a studiare canto, con molti concerti e bei successi come alcune partecipazioni al Festival Bar. Sono cresciuto sia nella scrittura sia musicalmente”.

Verso i quarant’anni, si accende una nuova scintilla, forse anche perché, come ci ha raccontato, è diventato papà: nel 2013 inizia così la propria carriera solista.
Sono anni ruggenti con quasi 600 concerti in 7 anni. Al termine dei quali ci confessa che “io che credo molto nella musica dal vivo senza filtri, ho scoperto di essere un grande trascinatore dal palco e soprattutto dalle piazze, dopo tanto tempo passato in disparte sul palcoscenico con la mia chitarra. Era venuto il momento per essere anche voce”.
Stare in campo – è anche Terzino sinistro della Nazionale italiana cantanti – è la cifra caratteristica di questo cantastorie emiliano che rivisita i grandi classici italiani in versione rock, alternandoli nei concerti alle proprie canzoni; senza dimenticare l’impegno sociale (ha già visitato 200 scuole).
Questo confinamento è arrivato nel momento della programmazione dei grandi concerti estivi. Adesso cosa succede?
“Quando è deflagrata l’emergenza era la terza settimana di febbraio e quest’anno per me si annunciava un calendario molto ricco addirittura con la prima data il 20 marzo in provincia di Treviso. Per me che vivo molto il contatto con la gente è un danno in tutti i sensi. Mi auguro solo che al termine della tempesta ci sia voglia di recuperare i mesi di vita congelati”.

Probabilmente in questo periodo si ascolta più musica. Che impatto sta avendo lo stop ai concerti sul mondo e sul mercato della musica?
“Si ascolta meno la radio, tipica compagnia degli spostamenti in auto, ma l’ascolto è più attento. La musica non resta di sottofondo ma diventa una forma di ricerca. Me ne accorgo dai messaggi che mi arrivano, l’ultimo poco prima della nostra chiacchierata, di una persona che non mi conosceva e che ha cominciato ad apprezzarmi. Dal punto di vista economico la parte del leone la fa comunque il live mentre lo streaming è ancora poco remunerativo”.
Cosa stai facendo musicalmente in questo periodo?
“Musicalmente sono impegnato a scrivere una canzone per mia figlia di tredici anni, che non vivendo con me, in questo periodo mi manca molto. Sto poi recuperando la dimensione di ascolto, cosa che non facevo da tempo, delle ‘grandi canzoni’ con l’idea di reinterpretarle a modo mio. È un modo per reinventarsi reinterpretando la musica…in attesa di scendere in strada per tornare nelle piazze”.
(Il precedente articolo della serie con video messaggio per il lettori di BeBeez è su Marco Masini).















