19.00 €
Autore: Domenico Capotorto
Casa editrice: Robin Edizioni
Anno di pubblicazione: 2026
Acquista su AmazonDescrizione prodotto
Cronache della Grande Nazione, il nuovo romanzo di Domenico Capotorto in libreria da venerdì 5 giugno (in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente) per Robin Edizioni, è “anche” una riflessione "sulla crisi climatica, sul collasso del sistema, sulla necessità di ricominciare da zero", come spiega l’autore. Non è stata una guerra improvvisa. E' stata una decisione. Per anni, il mondo ha ignorato i segnali: crisi economiche, fratture politiche, nuove alleanze. Tutto visibile, tutto incompleto. Adam cresce in quest'epoca sospesa. Brillante, destinato a un futuro già scritto, nel 2048 è ad Harvard e diventa il Maestro, simbolo di un sistema che pare ancora funzionare. Almeno in apparenza. Qualcosa però scricchiola e da un giorno all’altro tutto crolla: è il corto circuito globale.
Il libro nella sua parte centrale è la storia di quello che conduce all’ultima guerra e del progetto che emerge dalle sue macerie. Un romanzo sulla responsabilità collettiva, sul potere e sull’illusione del progresso. BeBeez ha raggiunto l’autore per saperne di più.
Domanda. Com’è nata l’idea di questo libro?
Risposta. Da un incontro. Da una parte c’era quello che vedevo ogni giorno: il pianeta che si sgretola, le risorse che finiscono, un sistema economico incapace di immaginare la propria fine. Dall’altra c’era il gruppo rock Muse, la loro musica, quei testi che non ti lasciano mai del tutto in pace: Take a Bow, Uprising, Compliance, una cosmologia distopica costruita nota per nota, parola per parola. A un certo punto le due cose si sono ritrovate, e da quell’incontro è nata l’ispirazione per il romanzo. Volevo che il lettore chiudesse il libro con qualcosa di irrisolto dentro, una domanda scomoda su quello che vede ogni giorno, su quello che ha smesso di vedere, e su cosa sarebbe disposto a fare per rivederlo.
D. Perché la forma di un romanzo per parlare di un tema di attualità?
R. Perché il saggio convince la testa, il romanzo cambia qualcos’altro. Puoi scrivere cento pagine di analisi sul cambiamento climatico o sul declino della democrazia: il lettore annuirà e chiuderà il libro. Oppure puoi mettere un uomo di fronte a una scelta impossibile, fargliela vivere dall’interno, e quella scelta resterà con il lettore molto più a lungo di qualsiasi argomento razionale. La narrativa non spiega: costringe a sentire. E sentire, a volte, è il primo passo per agire. Viviamo in un’epoca in cui le soluzioni esistono già, sono a portata di mano, eppure restiamo fermi. Volevo che questo libro fosse uno stimolo alla consapevolezza, prima, e poi all’azione.
D. Qual è il tuo messaggio o comunque il tuo intento?
R. Non ho voluto dare un messaggio nel senso classico, non mi interessava scrivere un romanzo con una tesi da dimostrare. Il mio intento era creare una tensione nel lettore che non si scioglie facilmente. Una tensione che lo costringa a porsi una domanda mentre legge: chi è il protagonista e chi è l'antagonista? E soprattutto: cosa stiamo facendo noi, adesso, mentre guardiamo? La storia dimostrava, scrive uno dei personaggi, che il popolo aveva quasi sempre scelto di restare a guardare. Volevo che quella frase pesasse.
D. Dov’è ambientato e qual è il cuore della vicenda senza svelare troppo?
R. Il romanzo si muove tra due epoche e due mondi. Il primo è quello di Adam, un bambino che nel 2038 vive con suo padre in una fattoria isolata e cresce imparando tutto da solo, senza scuola, senza amici, con una mente straordinaria e nessuno che la veda. Nel 2048 è già ad Harvard, conosciuto come il Maestro nel mondo del basket, e lì nasce un’idea. Ma è solo dopo l’Ultima Guerra che tutto cambia davvero e che Adam diventa il Maestro in un senso molto più vasto: l’uomo che prende una nazione devastata e la restituisce al mondo pulita, prospera, sostenibile. Il secondo mondo è il 2090: due tecnici di laboratorio partono per controllare un sensore anomalo in Pennsylvania e atterrano vicino a una raffineria abbandonata, dove li aspettano uomini armati e una storia che il Maestro non ha mai raccontato. Il cuore del romanzo è quello spazio tra le due versioni della stessa storia e una domanda che il lettore deve porsi da solo: visti i risultati, avrebbe accettato la versione del Maestro?
Chi è Domenico Capotorto
Pianista e compositore di formazione internazionale, diviso tra Bari e Parigi (École Normale Cortot), ha tenuto concerti in Europa, Stati Uniti e Giappone e composto musiche per teatro e cinema, collaborando anche con Dacia Maraini. Ha affiancato all’attività concertistica un intenso percorso didattico in contesti internazionali. Accanto alla musica sviluppa una forte attività narrativa: è autore dei romanzi La solitudine del pianista, The Hype e La pace del lago, nei quali intreccia arte, tensione e temi contemporanei, dal mondo dei musicisti agli scenari geopolitici legati a internet, fino a visioni più radicali sul ruolo dell’arte nella società. Vive a Berlino.
a cura di Ilaria Guidantoni















