E alla fine l’altro ieri, su proposta del Cda, l’Assemblea dei Soci di Hoepli spa ne ha deliberato la liquidazione volontaria così come paventato un mese fa (si veda altro articolo di BeBeez), quando era stata chiesta la cassa integrazione per i dipendenti dell’impresa. Per l’assemblea la liquidazione volontaria è stata l’unica “soluzione giuridicamente appropriata per evitare la dispersione del patrimonio aziendale e assicurarne, per quanto possibile, la migliore salvaguardia”.
A gestire il processo è stata chiamata l’avvocato Laura Limido, con l’intenzione di “assicurare una conduzione della liquidazione imparziale ed efficiente in un quadro di pieno rispetto dei diritti dei creditori, dei dipendenti e di tutti i soggetti interessati, con l’obiettivo di preservare il valore del patrimonio aziendale e di garantire la massima tutela possibile delle parti coinvolte”.
Hoepli rappresenta un pezzo di storia dell’editoria e di Milano, sia per la storica casa editrice italiana sia per la libreria internazionale fondata nel 1870 da Ulrico Hoepli, proprio nel capoluogo lombardo.
L’Assemblea di Hoepli spa ha “deliberato lo scioglimento volontario della società e la sua messa in liquidazione all’esito di una sofferta e approfondita riflessione sulla situazione complessiva della società”, è stato spiegato. Su questa scelta hanno pesato i “risultati di esercizio negativi correlati con l’andamento previsionale del mercato editoriale e librario” oltre al “gravoso conflitto endosocietario”.
Erano state proprio le tensioni tra i rami della famiglia proprietaria a portare alla decisione relativa alla cassa integrazione, a metà febbraio 2026, oltre ad aver causato il fallimento di trattative per la cessione a gruppi come Feltrinelli e Mondadori, in passato. Già dall’inizio del 2025 il Gruppo Mondatori si era fatto avanti per acquisire l’intero pacchetto, casa editrice e libreria, ma l’opposizione dei soci di minoranza aveva fatto naufragare l’operazione, poichè la casa editrice di Segrate non intendeva ereditare una convivenza con soci dichiaratamente litigiosi. Anche il Gruppo Feltrinelli ha preferito ritirarsi dalle trattative per l’acquisto della libreria storica di via Hoepli, scoraggiato dall’assenza di un piano industriale condiviso.
Quali sono le parti in lite?
Da un lato ci sono i figli di Ulrico Hoepli (chiamato anche Ulrico II o Ulrico “junior”) scomparso nel 2003 e figura chiave della seconda generazione della famiglia oltre che nipote del fondatore omonimo che, non avendo avuto figli, passò l’eredità ai suoi nipoti (tra cui Carlo, padre di Ulrico II, appunto, e della sorella Bianca Maria), dando inizio alla dinastia che prosegue oggi con la quinta generazione.
Secondo diverse fonti è proprio ad Ulrico II, che ha guidato la società per decenni, rimanendo attivo in ufficio fino a un’età molto avanzata (quasi 97 anni), che si deve la rinascita della casa editrice e la ricostruzione della libreria dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Dopo di lui ha ereditato la guida dell’azienda suo figlio, Ulrico Carlo Hoepli (nato nel 1935), che è stato il principale contrapposto legale della zia Bianca Maria nella disputa per le quote societarie seguenti la morte di Gianni Enrico. La sorella, Bianca Maria, nel 2015 aveva intentato due cause contro il nipote 80enne (Ulrico Carlo) rivendicando di aver diritto al 40% che era di proprietà del fratello (Gianni Enrico) morto nel 2006.
Oggi la proprietà della spa è suddivisa fra i due rami della famiglia. Da un lato Ulrico Carlo (2,3%) ed i suoi figli, Giovanni Ulrico e Matteo (1,15% ciascuno), che detengono le quote sia a titolo personale sia mediante SEF spa (49,25%) e Finedit Sa (13,09%), dall’altro lato i cugini Nava sono con Giovanni, figlio di Bianca Maria, cui fa capo il 33,07%.
E proprio quest’ultimo ha dichiarato, a proposito della decisione: “prendo atto con grande dispiacere della decisione della maggioranza dei soci di Hoepli spa, che in assemblea hanno votato a favore della liquidazione della società e della cessione dell’azienda anche frazionata in rami o, addirittura, del tutto disgregata”…“Mi sono opposto nel corso della riunione a questa deriva, senza che l’attuale maggioranza abbia neppure considerato di farsi da parte e affidare il rilancio della società ad un nuovo management capace di immaginare ed attuare un progetto in tal senso”, ha continuato Nava. “Continuerò la battaglia in tutte le sedi e con ogni mezzo messo a disposizione dalla legge per cercare di salvaguardare l’attività della casa editrice e della libreria che sono un pezzo della storia d’Italia ancora oggi viva e produttiva grazie all’impegno dei 90 lavoratori e lavoratrici di Hoepli spa”.
All’intenzione di Nava ha fatto eco la Cgil, che ha invitato tutta la cittadinanza a partecipare ad una manifestazione sabato alle 11 davanti alla libreria. “Chiediamo a tutta la città di mobilitarsi e di partecipare al flash mob” perché “la storia di Milano non si liquida”. E a proposito di liquidazione, la sigla sindacale ha aggiunto che questa “non è solo una resa imprenditoriale, ma è una mossa che antepone la drastica e frettolosa soluzione di screzi familiari al futuro di un’azienda, di 90 dipendenti, di una storica libreria indipendente, presidio culturale della città di Milano”.
A parte le notizie di cronaca, che cosa dicono i risultati dell’azienda?
A giugno 2025 il bilancio si è chiuso con una perdita pari a 995,3 mila euro, chiusura in rosso per il terzo anno di seguito, rispetto a 29,5 milioni di ricavi con un ebitda negativo per 506 mila euro, a fronte di 11,3 milioni di patrimonio netto (si veda qui il report di Leanus, dopo essersi registrati gratuitamente).
State questi numeri di bilancio, quale motivo ha portato alla prima alla cassa integrazione e poi alla decisione di liquidare l’attività?
La causa non si trova in un dissesto finanziario tradizionale, ma in una profonda crisi di governance, con l’azienda paralizzata dallo scontro interno tra il ramo della famiglia che gestisce la società (Matteo, Barbara e Giovanni Hoepli) e i soci di minoranza (gli eredi di Bianca Maria Hoepli, i cugini Nava). Questo dissidio ha impedito l’approvazione di piani industriali condivisi, creando ostacoli ai tentativi di valorizzare la società o alcuni dei suoi asset, fra cui il catalogo scolastico (che detiene il 5% del mercato italiano), vendendolo a fondi internazionali o a grandi gruppi editoriali per salvare il marchio, operazione che richiede una sospensione cautelativa delle attività. Alcune fonti parlano di pressioni a valorizzare la sede storica di Via Hoepli 5 a Milano, situata in una zona di altissimo pregio immobiliare.















