Favini, storica cartiera specializzata nella produzione di specialità grafiche innovative a base di materie prime naturali per il packaging di lusso e la stampa di pregio di Rossano Veneto (Vicenza), controllata dal 2018 da Fortress Investment Group, ha ottenuto un finanziamento sustainability linked loan da 75 milioni di euro a sostegno del nuovo piano industriale 2024-2029. Il pool di finanziatori è guidato da UniCredit e composto da BNL BNP Paribas, Cassa Depositi e Prestiti e Sparkasse (si veda qui il comunicato stampa).
Nel dettaglio, nella strutturazione dell’operazione UniCredit ha agito in qualità di Mandated Lead Arranger, Global Coordinator, ESG Coordinator e Banca Agente; BNL BNP Paribas è intervenuta con il ruolo di Co-Coordinator ESG e insieme a CDP e Sparkasse hanno finanziato i progetti della società. CBA Studio legale e tributario ha assistito il Gruppo Favini per gli aspetti di diritto bancario, tributario e societario. Molinari Agostinelli ha invece assistito gli istituti di credito (si veda qui il comunicato stampa dei legali). Il finanziamento prevede un meccanismo di premialità con un impatto positivo sul tasso di interesse qualora l’azienda raggiunga specifici obiettivi sostenibili.
Leader affermato nella produzione di carte sostenibili, grazie a una lunga tradizione di eccellenza e innovazione, Favini sviluppa prodotti per la scuola, l’ufficio e la creatività, oltre a speciali carte a uso industriale per trasferire finiture a materiali per i settori automotive, moda, arredamento e sport. “Il piano industriale dell’azienda è rivolto a sostenere la crescita nel settore del packaging di lusso attraverso un ampliamento della propria offerta di prodotti di alto valore e un miglioramento del servizio alla clientela”, si legge in una nota.
Gli investimenti previsti nel piano prevedono inoltre un sostanziale aumento della efficienza energetica dello stabilimento di Rossano Veneto “allo scopo di rafforzare l’impronta ecologica tipica dell’azienda”. Favini vende i prodotti delle tre diverse linee di business in oltre 100 paesi con una quota di export del 65% del totale. Il fatturato consolidato 2023 è stato pari a circa 190 milioni di euro, con un ebitda di 28,8 milioni, pari al 15,3%.
Ricordiamo che la storia dell’azienda ha radici antiche. Nel 1736 la Repubblica Serenissima di Venezia concedeva l’autorizzazione per trasformare un mulino situato a Rossano Veneto in una fabbrica per la produzione della carta che nel 1906 viene acquistata dalla famiglia Favini. Nel 1982 la cartiera ha cominciato ad ampliarsi facendo nascere la divisione dedicata all’ufficio, la scuola e la creatività. Continuando il percorso sostenibile iniziato negli anni ’90, nel 2012 ha lanciato la gamma Crush. Dopo Alga Carta e una serie di studi di mercato e test nel laboratorio R&D, è nata l’innovativa gamma di carte ecologiche realizzate con i residui della lavorazione agroindustriale di mais, agrumi, kiwi, oliva, mandorla, nocciola, caffè, lavanda, ciliegia, cacao, cocco, uva, usati per sostituire fino al 15% di cellulosa d’albero. Dopo Crush, Favini ha continuato la sua ricerca fino ad arrivare nel 2021 a Paper from our Echosystem, la collezione che racchiude le carte più ecologiche del mercato. Alga Carta, Crush, Refit, Remake, Shiro Echo e Tree Free sono i brand che ne fanno parte e rispettano tutte i principi di sostenibilità.
Oggi l’azienda opera attraverso tre settori di attività: il Casting Release, che si occupa della produzione di prodotti in ecopelle in circa 500 texture e finiture; Graphic Specialities, che si occupa della produzione di prodotti in cartone a base di fibre naturali (come gli imballaggi) per i settori del lusso e della moda; e Converting Products, che si occupa della produzione di prodotti di cancelleria di alta qualità.
Eugenio Eger, ceo di Favini, ha affermato: “L’ultimo biennio ha visto un considerevole rafforzamento della nostra posizione di mercato e ha dimostrato che abbiamo compiuto scelte corrette e vincenti. Su queste basi abbiamo condiviso con le banche finanziatrici i nostri progetti di crescita futura e abbiamo trovato partner allineati con la nostra visione e disponibili a supportare i nostri progetti. Il pool dei finanziatori ha particolarmente apprezzato le ricadute ecologiche degli investimenti; il finanziamento, infatti, è fortemente collegato a obiettivi di sostenibilità sociale e ambientale, contesto su cui da trent’anni dirigiamo i nostri sforzi e investimenti”.
Quello delle cartiere è un settore delicato e critico e molto energivoro e quindi anche Favino ha attraversato varie vicissitudini economico-finanziarie. Ma da qualche anno i numeri sono buoni e i bilanci in attivo. Ricordiamo che da dicembre 2018 il controllo di Favini è in mano per il 62% al private equity Fortress (si veda qui il comunicato stampa di allora). Favini infatti aveva raccolto linee di debito senior e junior a sostegno dell’acquisizione dell’azienda da parte del suo management team e dei fondi gestiti da Fortress Investment Group. La transazione si è conclusa il 21 dicembre 2018.
Ricordiamo che l’azienda era stata rilevata a inizio 2009 da un concordato fallimentare presso il Tribunale di Bassano del Grappa dal fondo Orlando Italy Management (si veda altro articolo di BeBeez) che, fino al passaggio in Fortress, ha controllato quello stesso 62% del capitale, affiancato dal fondo Crédit Agricole Capital Investissement&Finance (21%), dalla società chimica Lacim srl, che fa capo alle famiglie Maganzini e Callagaro (13%) e dal management (4%). Nel 2014 la società era stata in predicato di quotarsi al MTA ma poi non se ne era fatto nulla (si veda altro articolo di BeBeez).
Infine, ricordiamo che a metà maggio scorso il controllo di Fortress Investment Group è passato a Mubadala Investment Company (attraverso Mubadala Capital), che ha acquisito con dei co-investitori il 68% del capitale, mentre il restante 32% fa capo al management, che possiede una classe di azioni che dà diritto di nominare la maggioranza dei seggi nel consiglio di amministrazione. I co-ceo di Fortress, Drew McKnight e Josh Pack, l’amministratore delegato Jack Neumark e il co-presidente Pete Briger sono i maggiori investitori individuali nel buyout e sono stati raggiunti da circa 150 membri dell’azienda (si veda altro articolo di BeBeez). Il management e Mubadala hanno acquisito da SoftBank Group Corp la quota del 90,01% del capitale della stessa Fortress, in un’operazione che era stata annunciata lo scorso anno. SoftBank controllava Fortress dal 2017, mentre Mubadala in precedenza deteneva una quota del 9,99% attraverso i suoi fondi di private equity II e III. Fortress al 31 dicembre 2023 gestiva 48 miliardi di dollari di asset per conto di circa 2.000 clienti istituzionali e investitori privati in tutto il mondo. Mentre Mubadala Capital gestisce complessivamente circa 22 miliardi di dollari.














