Articolo pubblicato su BeBeez Magazine n. 33 del 28 giugno 2025
di Stefania Peveraro
Che il biotech sia uno dei settori più promettenti per il venture capital non è più in discussione (si veda qui il Report di BeBeez sul biotech pubblicato lo scorso 26 giugno). Ma che l’Italia sia davvero pronta a coglierne le opportunità, è una domanda che continua a dividere investitori, scienziati e policymaker. L’Italia rappresenta infatti un terreno ad alto potenziale per gli investimenti nel biotech, soprattutto in fase early-stage, grazie a un patrimonio di ricerca d’eccellenza e a un costo del lavoro competitivo. Tuttavia, il salto dalla ricerca accademica all’impresa resta ostacolato da una cultura ancora poco incline al rischio e da meccanismi di finanziamento lenti e frammentati. E’ quanto è emerso lo scorso 26 giugno dalla tavola rotonda del Caffè di BeBeez su Investimenti in biotech: quali opportunità sul mercato italiano. Il caso Lighthouse Biotech (si veda qui il video). Da qui l’importanza crescente di attori specializzati nel venture capital come Utopia SIS, rappresentata in tavola rotonda dall’amministratore delegato e co-fondatore Antonio Falcone; di startup coraggiose come Lighthouse Biotech, di cui era presente il co-founder Fabio Del Ben; e della collaborazione virtuosa con la ricerca pubblica, come testimonia l’esperienza dell’Ospedale Universitario di Udine, rappresentato al Caffè da Michela Bulfoni, biologa e ricercatrice presso l’Istituto di Patologia Clinica dell’Ospedale Universitario di Udine, docente a contratto in biologia molecolare e diagnostica molecolare. Un ecosistema che, se messo a sistema, può attrarre anche capitali internazionali.
Utopia SIS è stata tra i primi operatori italiani a crederci. Antonio Falcone, ceo e co-fondatore della società di investimento semplice nata nel 2020 grazie a Fondazione Golinelli e Fondazione di Sardegna, lo dice chiaramente: “Noi vogliamo intervenire nella parte più difficile del settore, la valle della morte. È lì che serve il capitale, la visione e la fiducia. Valutiamo la qualità della scienza e delle persone: cerchiamo chi ha voglia di costruire un’impresa, non solo di pubblicare”.
Il modello SIS ha permesso a Utopia di muoversi in modo più flessibile rispetto a un fondo tradizionale. “Non abbiamo una data di scadenza come i fondi classici”, ha spiegato Falcone, “e questo ci permette di seguire le startup più a lungo, sostenendole con risorse ma anche con competenze, network e advisory”. Una necessità, questa, in un contesto in cui l’investitore deve spesso “fare impresa” insieme al team, colmando vuoti manageriali e aiutando a disegnare strategie di mercato.
Clicca qui sopra per rivedere il Caffé di BeBeez Web del 26 giugno su
Investimenti in biotech: quali opportunità sul mercato italiano. Il caso Lighthouse Biotech
Il caso Lighthouse Biotech, nata nel 2019 da un’intuizione di laboratorio, cioé trovare un metodo non invasivo, efficace e ripetibile per monitorare l’evoluzione del tumore nei pazienti, che poi si è trasformata in un progetto imprenditoriale credibile, dimostra che in Italia è possibile costruire deep-tech biomedicali con un impatto reale. Ma l’esperienza di LightHouse Biotech è anche il simbolo di quanto sia complicato attrarre i capitali necessari. “In dieci anni abbiamo dovuto insistere, cercare finanziamenti ovunque”, ha ammesso Fabio Del Ben, co-fondatore e ceo della startup, che a fine 2021 ha raggiunto un suo primo importante obiettivo, incassando un round seed da 1,1 milioni di euro, sottoscritto da Utopia SIS come lead investor, affiancato dal syndacate deep tech Pariter Partners (si veda altro articolo di BeBeez). Nel frattempo la startup si è anche assicurata una serie di grant, per un totale di 1,3 milioni, in particolare uno da 950 mila euro a fine 2024, vincendo un bando nazionale, come emerge dalla pagina riassuntiva della campagna di equity crowdfunding ora in corso sulla piattaforma CrowdFundMe, parte di un più ampio round di raccolta aperto dalla startup al quale Utopia SIS ha deciso di partecipare, erogando un finanziamento soci convertibile da 200 mila euro. E ha aggiunto Del Ben: “Oggi siamo vicini a un punto di svolta. Il nostro scenario prevede una potenziale exit nel 2027, ma ci faremo trovare pronti”.
Ha detto in proposito Falcone: “Crediamo talmente tanto nella tecnologia che abbiamo voluto seguire l’azienda anche nel round successivo ed è questa la logica del venture: accompagnare, non solo finanziare”. L’obiettivo della startup è arrivare a una prima validazione di mercato, partendo dal settore della ricerca oncologica per poi ambire alla fase clinica. “L’obiettivo attuale è ottenere validazioni indipendenti, ottimizzare l’interfaccia utente, ampliare il portafoglio brevettuale e prepararsi allo scaleup industriale”, ha concluso Del Ben.
Michela Bulfoni, biologa molecolare presso l’Istituto di Patologia Clinica dell’Ospedale Universitario di Udine, è una delle ricercatrici che ha testato il dispositivo di Lighthouse Biotech: “La medicina traslazionale si basa sul dialogo continuo tra laboratorio e clinica. Lavorando in un ospedale, possiamo utilizzare direttamente campioni reali, generando dati che, se validati, possono entrare nel percorso clinico”. Bulfoni ha confermato il potenziale della biopsia liquida: “È una strategia che consente di ottenere informazioni fondamentali senza stressare il paziente. Lighthouse ha introdotto una tecnologia che non richiede marcatura anticorpale, consente di ottenere cellule vive e accelera i tempi. Abbiamo avuto una resa migliore rispetto ad altri dispositivi presenti sul mercato”.
Non mancano però le difficoltà, ha sottolineato Bulfoni: “La burocrazia, i tempi di approvazione, la mancanza di finanziamenti strutturati rendono difficile portare l’innovazione in clinica. Eppure in Italia abbiamo teste eccellenti, università e centri di ricerca d’avanguardia. Il problema non è la scienza, ma tutto ciò che c’è attorno”.
Ma non solo. C’è anche un tema culturale da superare da parte degli investitori. “Le startup italiane sono guardate con grande interesse da investitori stranieri, colpiti dalla qualità della ricerca e dal fatto che il costo del lavoro scientifico qui è sensibilmente più basso rispetto, ad esempio, agli Stati Uniti”, ha detto ancora Falcone, che ha aggiunto: “Con gli investitori stranieri si parla più facilmente. In Italia la percezione del rischio è ancora troppo negativa”. Eppure, osserva, “è proprio il biotech che può generare ritorni significativi. Il Nasdaq è pieno di ex-startup nate in garage. Serve fiducia e visione. E servono strumenti di mitigazione del rischio, come la garanzia del Medio Credito Centrale, che Utopia è l’unica a utilizzare su equity”.
Ricordiamo, infatti, che Utopia SIS è stato il primo e sinora unico veicolo di investimento che ha chiesto e ottenuto la garanzia di MCC che copre circa l’80% dell’investimento. Si tratta di un’opportunità enorme offerta dalla normativa italiana, che potrebbe aprire il mercato a nuovi attori privati, oggi ancora timidi. “Abbiamo bisogno di ampliare la platea degli investitori “, ha detto ancora Falcone, “non possiamo contare solo sui fondi pubblici. Serve una cultura finanziaria che sappia distinguere rischio da pericolo”.
Fa parte di questo approfondimento anche il seguente articolo:















