Articolo parte dell’approfondimento Biotech italiano, il coraggio di crescere, pubblicato su BeBeez Magazine n. 33 del 28 giugno 2025
di Stefania Peveraro
Punta a raccogliere nel suo nuovo round tra i 2 e i 3 milioni di euro Lighthouse Biotech, startup italiana biotech nata come spin-off del progetto di ricerca sulle cellule tumorali nei diversi stadi della malattia condotto dall’Università di Udine con il supporto del Centro Oncologico di Aviano e la Stichting KatholiekeUniversiteit di Nijmegendel. La raccolta è aperta ancora per poco più di un mese anche sulla piattaforma di equity crowdfunding CrowdFundMe con un target minimo di 300 mila euro e uno massimo di 1,5 milioni, sulla base di una valutazione pre-money di 9 milioni.
A fondare la società nel 2019 sono stati Fabio Del Ben, medico specializzato in patologia clinica e biochimica clinica presso l’Università di Udine, con un dottorato di ricerca in nanotecnologie presso la Graduate School of Nanotechnology di Trieste, un Master in Complex Actionspresso SISSA e un corso di formazione in programmazione software presso il National Instruments di Milano; e Matteo Turetta, medico dirigente in patologia clinica e microbiologia presso il Centro Oncologico di Aviano, con un master in Complex Actions presso SISSA. Alle competenze scientifiche si sono affiancate, fin dalla costituzione della società, le competenze tecnico-manageriali dell’amministratore delegato Gianluigi Meneghini, ingegnere elettronico specializzato in ottica applicata e le competenze tecnico-organizzative del fisico subnucleare specializzato in fisica delle astroparticelle Villi Scalzotto, entrambi con esperienza pluriennale in startup.
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Investimenti in biotech: quali opportunità sul mercato italiano. Il caso Lighthouse Biotech
“Lo stato di oggi di Lighthouse è frutto di dieci anni di lavoro. La prima scoperta nasce da un’esigenza clinica forte che è quella di dare una risposta al monitoraggio oncologico che oggi si fa principalmente attraverso l’imaging, la diagnosi per immagini, quindi la TAC e la PET, e attraverso le biopsie chirurgiche. Questi strumenti lasciano dei buchi temporali notevoli per il monitoraggio. Quindi l’idea di un nostro co-fondatore è stata quella di cercare di rispondere a questa esigenza clinica forte di diagnostica in tempo reale dell’evoluzione della malattia rispetto all’andamento della terapia oncologica”, ha raccontato Del Ben, intervenendo al Caffè di BeBeez Web su investimenti in biotech lo scorso 26 giugno (si veda qui il video). E ha continuato: “Abbiamo indirizzato i nostri sforzi nel campo della biopsia liquida, cioè cercando di trovare nel sangue periferico, quindi a valle di un semplice prelievo del sangue, degli elementi tumorali. Ma il materiale tumorale è molto raro nel sangue e quindi è molto difficile da trovare e per questo motivo serviva una innovazione tecnologica. Noi abbiamo inventato un approccio che abbiamo subito brevettato riconoscendone la potenzialità industriale. E’ come se le altre tecnologie guardassero le cellule per come appaiono all’esterno. Però, le cellule del tumore cambiano frequentemente, quindi è come se cambiassero vestito di continuo ed è difficile capire se sono tumorali o meno da come appaiono. Noi invece andiamo a vedere come funzionano, cioè quello che mangiano e quello che producono, che rimane sempre lo stesso, anche se l’aspetto esterno cambia. In questo modo riusciamo a trovare la maggior parte di cellule tumorali nel circolo. Senza peraltro nemmeno andarle a intaccare con l’analisi, quindi questo è stato il vantaggio competitivo della nostra tecnologia e lo è ancora”.
Il team ha quindi sviluppato una tecnologia proprietaria basata su microfluidica e analisi metabolica delle cellule tumorali circolanti (CTC), che permette di individuare queste cellule nel sangue in modo altamente sensibile e senza danneggiarle. “A oggi quattro strumenti sono già operativi in centri di eccellenza in Italia (Aviano, Udine e altri due), impegnati in studi sul tumore della prostata, della mammella, del polmone e perfino sarcomi pediatrici. L’obiettivo attuale è ottenere validazioni indipendenti, ottimizzare l’interfaccia utente, ampliare il portafoglio brevettuale e prepararsi allo scaleup industriale”, ha detto ancora Del Ben, che a proposito del round di raccolta in corso ha detto: “Abbiamo due scenari: uno conservativo, se raccogliamo 2 milioni, e uno un po’ più massivo, se raccogliamo 3 milioni, con una componente crowdfunding, rispettivamente, di 300 mila euro e fino a un milione e mezzo di euro, e con il resto che arriverà da un altro tipo di investitori. Questi soldi verranno utilizzati in primo luogo alimentare le attuali linee di ricerca e in secondo luogo per ottimizzare la tecnologia perché questi laboratori fungono da beta tester: utilizzando la tecnologia per primi ci danno dei feedback su che cosa funziona meglio o peggio. Dopodiché amplieremo il portafoglio brevettuale ci prepareremo per fare in modo che il nostro strumento sia ingegnerizzabile e producibile in serie”.















