
Articolo pubblicato su BeBeez Magazine n. 37 del 10 dicembre 2025
di Stefania Peveraro
In un mercato dove la rapidità di esecuzione e la capacità di colmare vuoti manageriali in tempi stretti possono fare la differenza tra successo e insuccesso di un’operazione, Contract Manager, nato a inizio anno dalla fusione inversa tra la precedente omonima società e TIM Management (si veda altro articolo di BeBeez), è oggi forte di una rete di oltre 10.000 manager altamente qualificati e di un team di partner con profonda esperienza industriale, e quindi in grado di offrire, in particolare ai fondi di private equity, soluzioni su misura per ogni fase del ciclo di investimento: dalla due diligence alla gestione post-acquisizione, fino al turnaround. Lo ha raccontato il presidente, Cesare Tocchio, intervistato da BeBeez Live a margine dell’evento The State of Private Markets 2025 di BeBeez.

Domanda. Con la fusione tra Contract Manager e TIM Management, cosa rappresenta oggi Contract Manager sul mercato del temporary management?
Risposta. Oggi Contract Manager è il risultato di quella fusione, formalizzata a marzo, che ha unito le forze delle due storiche realtà, creando un gruppo strutturato e capace di coprire un ampio spettro di interventi. Abbiamo due sedi operative, una a Vimercate e l’altra a Milano centro. E gestiamo un database di circa 10.000 interim manager, coordinati da una decina di partner nella nostra struttura interna (e stiamo ampliando il team). Questo ci pone saldamente tra i leader del mercato in Italia nel campo del Temporary management
D. Quali sono le tipologie di intervento in cui operate e chi vi contatta per primi?
R. Le richieste arrivano da diversi tipi di clientela: imprese industriali, pmi, aziende in fase di ristrutturazione, ma anche gruppi partecipati da fondi di private equity. I casi tipici sono molteplici: passaggi generazionali; acquisizioni con integrazione di società; necessità di sostituire manager improvvisamente assenti; espansioni in nuovi mercati o stabilimenti; piani di turnaround o ristrutturazione. In questi scenari, interveniamo con interim manager senior, pronti a coprire ruoli come, ad esempio, CEO, CFO, operations manager, CRO, o addirittura fungere da operating partner o membro del board nelle fasi di due‑diligence o di integrazione post‑m&a.
D. Che profilo deve avere un temporary manager che viene reclutato da voi?
R. Deve essere un professionista con esperienza consolidata, spesso decennale, in settori industriali o manageriali, capace di entrare rapidamente in azienda, analizzare la situazione e guidare il cambiamento. Non è un consulente: è un manager operativo a tutti gli effetti, con pieni poteri per gestire operazioni strutturali, implementare sistemi di controllo, preparare l’azienda a un rilancio o a una fase di stabilizzazione, oppure gestire crisi o procedure concorsuali.
D. Dal vostro punto di vista, quanto è cresciuta la domanda di interim management in Italia, specialmente da parte del private equity?
R. La domanda è cresciuta in modo evidente. Molti fondi che acquisiscono partecipazioni si trovano ad affrontare criticità operative, governance da riorganizzare o necessità di integrazione tra realtà diverse: in questi casi, un interim manager (operativo, competente e disponibile subito) è uno strumento molto efficace. Offriamo loro flessibilità, rapidità di intervento e seniority. Inoltre, grazie al nostro network integrato, che comprende attività di m&a, consulenza direzionale e un club‑deal di investitori, siamo spesso tra i primi a segnalare esigenze concrete di interim, fungendo da ponte tra capitale e operatività.
D. In quali aree o momenti un’azienda ricorre più spesso a un interim manager?
R. Le occasioni principali sono: ristrutturazioni, integrazioni dopo acquisizioni, passaggi generazionali, sostituzioni improvvise di manager, espansioni operative come apertura di nuovi stabilimenti o mercati. In questi casi l’interim manager serve a dare stabilità immediata e professionalità temporanea, consentendo all’azienda di attraversare la fase di cambiamento senza discontinuità.
D. Il fatto che Contract Manager faccia parte di un network che comprende anche advisory M&A e un club‑deal di investitori, contribuisce a rafforzare il vostro posizionamento?
R. Assolutamente sì. Una delle caratteristiche distintive di Contract Manager rispetto ad altri operatori del settore è l’appartenenza a un ecosistema più ampio di società complementari, che operano nella consulenza direzionale, nella ricerca e selezione di personale e nel supporto strategico alle imprese. Il gruppo ha relazioni consolidate con CDI Global, una delle principali reti internazionali di m&a advisory, grazie alla quale è costantemente in contatto con i fondi di private equity, sia italiani sia esteri. È proprio attraverso questi canali che nascono spesso opportunità di collaborazione, in particolare nella gestione delle partecipate dei fondi. A completare il quadro, nel 2019 è stato fondato Windex Investment Club, un club deal che riunisce circa 15 investitori, italiani e internazionali, con l’obiettivo di effettuare investimenti diretti nelle pmi (si veda altro articolo di BeBeez, ndr). Questo network integrato rende Contract Manager un interlocutore privilegiato per il mondo del private equity, capace di intercettare esigenze complesse e fornire soluzioni manageriali su misura. La struttura integrata ci consente di avere visibilità sulle esigenze reali del mercato, soprattutto quelle che nascono dal mondo del private equity. Questo ci permette di essere reattivi, offrire profili adeguati e intervenire rapidamente. Inoltre, il fatto di far parte di un network internazionale, con partecipazione a un gruppo più ampio di executive search e interim management, ci dà una dimensione operativa più ampia e una capacità di risposta su scala transnazionale quando necessario.
D. Qual è il profilo del temporary manager adatto a lavorare con i private equity? Che caratteristiche deve avere?
R. Nel mondo del private equity, il ruolo degli interim manager è sempre più centrale lungo tutto il ciclo di vita dell’investimento. I fondi iniziano a coinvolgere profili manageriali già prima dell’acquisizione, tramite la figura dell’operating partner: un manager con esperienza pluridecennale in un settore specifico, capace di affiancare il fondo nella due diligence e nella valutazione strategica del target, e spesso destinato a entrare nel consiglio di amministrazione post-deal. Una volta chiusa l’operazione, si apre un ventaglio di ulteriori esigenze: si va dalla copertura temporanea di ruoli chiave (come un CFO mancante), all’integrazione di add-on in un progetto di buy-and-build, fino alla gestione di progetti complessi di digitalizzazione (come l’introduzione di un nuovo ERP). Non mancano infine i casi più critici, dove si rende necessario un CRO – Chief Restructuring Officer per gestire situazioni di crisi aziendale o procedimenti concorsuali. Si tratta di un ecosistema vasto e in costante evoluzione, in cui il temporary management rappresenta una risorsa flessibile, rapida ed estremamente qualificata.














