Articolo pubblicato su BeBeez Magazine n. 38 del 31 gennaio 2026
di Stefania Peveraro
È il mondo dei token il protagonista della terza puntata di Digital Finance Files, la rubrica mensile di BeBeez in collaborazione con RIV Capital. Dalle stablecoin alle meme coin, passando per gli utility e gli asset-backed token, il panorama è ampio e complesso. Ma la parola chiave è una: regolamentazione. Ne ha parlato Guido Rocco, COO di RIV Technologies, sottolineando come normative come la MiCAR in Europa e quella di VARA a Dubai stiano creando le basi per uno sviluppo strutturato dei digital asset. Fondamentale, secondo Rocco, la presenza di riserve a garanzia per rendere i token compatibili con l’interesse degli investitori istituzionali.
Clicca qui per vedere l’intervista a Guido Rocco
Domanda. Guido, ben ritrovato. Oggi parliamo di token. Un termine che circola tanto, ma che include realtà molto diverse. Da dove partiamo?
Risposta. L’ecosistema dei token è molto vasto. Un token rappresenta del valore su un registro distribuito, cioè una blockchain. Le categorie principali sono diverse. Ci sono i token backed, che hanno riserve a garanzia del loro valore, come ad esempio le stablecoin ancorate a valute fiat, oppure gli asset reference token, che si basano su panieri diversificati di asset. Poi abbiamo gli utility token, che servono per acquistare beni o servizi all’interno di un ecosistema specifico. Infine, ci sono i token speculativi, come le cosiddette meme coin, che non hanno valore intrinseco e servono solo alla speculazione.
D. In un mercato che sta diventando sempre più regolamentato. Qual è il quadro normativo attuale?
R. Sta emergendo una regolamentazione sempre più chiara, ed è fondamentale se vogliamo che i digital asset diventino parte integrante dell’economia reale. In Europa abbiamo il regolamento MiCAR, in Medio Oriente la regolamentazione di VARA a Dubai. Entrambe tracciano una cornice per l’emissione, l’utilizzo e i servizi connessi ai token. MiCAR, in particolare, definisce una tassonomia, introduce figure come i CASP (Crypto Asset Service Providers) e impone condizioni specifiche per emettere o offrire token. Il tutto sempre in linea con la normativa antiriciclaggio, come nel caso della cosiddetta travel rule, che impone la tracciabilità dei mittenti e destinatari nelle transazioni in criptovalute.
D. Quindi il framework normativo sta diventando essenziale per distinguere l’operatività legale da quella fuori legge?
R. Esatto. Le licenze, i registri pubblici, le regole AML servono a garantire trasparenza, legalità e fiducia in un settore che, finora, ha vissuto anche episodi critici e frodi. La regolamentazione è ciò che permette di distinguere ciò che ha una funzione economica reale da ciò che è pura speculazione fuori controllo.
D. A proposito di economia reale: quali token possono davvero essere utili e rilevanti per le imprese?
R. Dipende dal caso d’uso. Se il token deve funzionare come una moneta, servono riserve a garanzia del suo valore, per evitare che crolli da un giorno all’altro. Se parliamo di utility token, allora è cruciale avere un ecosistema funzionante e beni o servizi concreti da acquistare. A mio avviso, token backed e utility token sono quelli che meglio si prestano ad avere un impatto positivo sull’economia reale, specie all’interno di un quadro normativo chiaro e riconosciuto. I token speculativi, invece, andrebbero lasciati agli operatori professionali. Non sono strumenti adatti a un pubblico retail.
D. E per quanto riguarda gli investitori istituzionali? Cosa serve affinché un token sia considerato “investibile” da loro?
R. La nostra esperienza con RIV Coin ci dice che due sono i fattori indispensabili: riserve a garanzia e un ecosistema regolamentato. Il primo punto è chiave per garantire stabilità e fiducia. Il secondo è fondamentale per assicurare che chi emette o utilizza i token operi nel rispetto delle licenze e normative vigenti. Senza questi elementi, è difficile pensare che un investitore istituzionale possa considerare seriamente un token.
D. Quindi trasparenza, regole chiare e solidità finanziaria sono i pilastri su cui costruire un mercato token compatibile con l’economia reale e con gli investitori professionali?
R. Esattamente. Se vogliamo che i token escano dalla nicchia speculativa e diventino strumenti stabili, affidabili e utili, serve una base regolamentare solida e risorse reali a supporto. È questa la direzione in cui ci stiamo muovendo, ed è quella che permetterà al mercato dei digital asset di maturare davvero.
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