Calfin spa, holding di partecipazioni industriali della famiglia Chini, attiva nella metallurgia e nella meccanica avanzata, è tornata al pieno controllo di Calvi Holding spa, società attiva nei settori metallurgico e meccanico con sede a Merate (Lecco), di cui Calfin è stata dal 2004 fondatrice e principale azionista e di cui sinora Dea Capital Alternative Funds sgr, attraverso il fondo CCR II, possedeva il 26%.
L’operazione è stata finanziata da linee di credito per un totale di 27,5 milioni di euro messe a disposizione da Cherry Bank, in qualità di sole underwriter, che sono servite a finanziare anche il rilancio del gruppo EZM, storica azienda tedesca specializzata nella produzione di acciai inossidabili e titanio trafilati a freddo e profili complessi, destinati a settori ad alta specializzazione come meccanica di precisione, automazione, medicale e automotive (si veda qui il comunicato stampa). Calfin è stata assistita nell’intera operazione dagli studi legali Gitti & Partners
Nel dettaglio, Calvi Holding faceva capo sinora a vari membri della famiglia Chini direttamente e a Calfin (di Riccardo e Isabella Chini) per il 39,56%, mentre appunto il fondo CCR II possedeva il restante 26%. Con la nuova operazione, è stato redistribuito il restante 60% del capitale, con il fondo che ha disinvestito e con Enrico e Barbara Chini che sono saliti direttamente al 22,7% ciascuno, seguiti nella cap table da Davide (6,75%), Pierangela (4,15%), Michela (1,78%) e Catia (0,53%) Chini e da Angelo Ceresa (1,78%).
Il gruppo Calvi Holding, ha chiuso il 2024 con un fatturato di 64,5 milioni di euro, un utile netto di 6,7 milioni e una posizione finanziaria netta positiva per 34,7 milioni.
Ricordiamo che la quota di Calvi Holding era entrata nel portafoglio del fondo CCR II a seguito della conversione a capitale nel 2019 di crediti acquistati dal fondo in passato, con la famiglia Chini che aveva mantenuto la maggioranza (si veda altro articolo di BeBeez). Il fondo allora aveva infatti acquisito appunto il 26% del capitale del gruppo, convertendo parte dei 63 milioni di euro di crediti verso il gruppo, pari al 72% dell’esposizione totale a fine 2017, che il fondo aveva acquisito nel dicembre 2017. All’epoca il fondo CCR II aveva rilevato da Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco BPM, Bnl, Ubi Banca, Mps, Banca Ifis e Credito Valtellinese crediti verso nove gruppi industriali (tra cui appunto Calvi Holding) per un valore complessivo di 230 milioni di euro , a cui si erano aggiunti 70 milioni di euro di nuova finanza raccolta oltre che dallo sponsor Dea Capital, da fondazioni, assicurazioni, banche e family office (si veda altro articolo di BeBeez). Contestualmente alla conversione del debito da parte di CCR II nel marzo 2019, erano stati versati al gruppo Calvi 13,5 milioni di euro di nuova finanza da parte sia di CCR II sia di Illimity. La banca inoltre aveva rifinanziato parzialmente il debito di Calvi per 34 milioni di euro. Successivamente, nel terzo trimestre 2020, CCR II aveva acquisito un ulteriore credito di circa 25 milioni di euro di valore lordo verso gruppo Calvi da parte di Popolare di Sondrio, istituto che ancora non appariva nel gruppo di banche che negli anni precedenti aveva aderito alla piattaforma. (si veda altro articolo di BeBeez).
Nell’ottobre 2021, poi, Calvi Holding aveva ceduto a Cascade Corporation (gruppo Toyota), leader globale nella produzione di accessori per carrelli elevatori, forche e tecnologie correlate, le due controllate Lift Technologies Inc. (produttore statunitense di montanti) e Lift-Tek Elecar spa (si veda altro articolo di BeBeez).
Walter Bosco, Head of Special Situations di Cherry Bank ha dichiarato: “Siamo entusiasti di aver organizzato un’operazione che restituisce alla guida di Calfin il pieno controllo del proprio futuro. L’acquisizione delle quote da parte di Calfin rappresenta un passaggio strategico che consentirà all’azienda di consolidare la propria identità industriale e proseguire con una visione di lungo periodo. L’obiettivo del nostro lavoro è proprio il sostegno finanziario a progetti imprenditoriali che rafforzano il tessuto produttivo del Paese, offrendo soluzioni su misura degli imprenditori”.

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