
Ha festeggiato pochi giorni fa i suoi primi 75 anni, pensando al futuro, la Dal Cin Gildo spa, società specializzata nella ricerca applicata e nella produzione di additivi e coadiuvanti per la produzione vinicola, fondata nel 1949 da Gildo Dal Cin, padre di Marzio, attuale presidente, e nonno di Lorenzo, attuale marketing manager, che sarà il prossimo a rilevare il timone dell’azienda di famiglia. La celebrazione del compleanno è stata infatti anche l’occasione per approfondire le nuove prospettive dell’industria enologica, dagli ultimi metodi di vinificazione, ai gusti delle nuove generazioni, all’avanzamento della leadership femminile nelle cantine, fino alle tecnologie emergenti e ai recenti trend di vendita, in un dialogo con alcuni dei protagonisti del settore riuniti in una tavola rotonda che è stata moderata da Stefania Peveraro, direttore di BeBeez (clicca qui per vedere il video dell’evento).
Occasione dei festeggiamenti è stata la partecipazione dell’azienda alla 30ª edizione di SIMEI, fiera di riferimento internazionale per l’industria enologica, raccogliendo clienti ed esponenti istituzionali e delle associazioni di categoria per un lungo aperitivo a base di vini nati da terre vulcaniche, un velato riferimento all’esplosione della crescita della società.
Con sede a Concorezzo (Monza Brianza), Dal Cin ha celebrato infatti il compleanno in gran forma, con un valore della produzione di 22,3 milioni di euro nel 2023, 21,4 milioni di ricavi netti, un ebitda di 5,3 milioni e un utile netto di 3,2 milioni, a fronte di liquidità netta per 8,5 milioni e di un patrimonio netto di 30,8 milioni (si veda qui il report di Leanus, dopo essersi registrati gratuitamente). Dati peraltro in costante crescita dal 2020, con risultati ormai ben superiori a quelli del 2019, anno precedente la pandemia.
D’altra parte l’azienda, che ha segnato la storia dell’enologia moderna, grazie a numerosi brevetti e innovazioni, copre un’ampia quota di questo mercato in Italia e all’estero. Tra le innovazioni più recenti c’è per esempio l’introduzione nel mondo dei primi coadiuvanti granulari specifici per l’enologia, ottenuti tramite la tecnologia miniTubes e gli approfonditi studi sulla longevità dei vini, sfociati nella realizzazione di diverse soluzioni per gli annosi problemi legati alla stabilità del vino (si veda qui il comunicato stampa).
“Dal Cin è nata nel 1949, ma la storia è partita prima della guerra, quando mio padre si è laureato in scienze agrarie”, ha ricordato Marzio Dal Cin, aggiungendo: “Nella realtà non ha nemmeno fatto in tempo a iniziare a lavorare perché appunto è scoppiata la guerra ed è stato arruolato come sottotenente per insegnare agli artiglieri a sparare. Dopo un anno e mezzo di quella vita si era però stancato, ha deciso di andare al fronte ed è partito per l’Africa. Dopo un anno di battaglia è stato fatto prigioniero dai francesi in Algeria. Tornato in Italia nel 1946, ha iniziato a lavorare per la stazione enologica di Conegliano, che esiste ancora oggi, ma dopo un anno ne aveva già avuto abbastanza e voleva sperimentare e costruire qualcosa di nuovo. Per questo è partito per Milano, già allora centro nevralgico di crescita del paese, ma anche e soprattutto centro enologico d’Italia. Non per niente la sede di Unione Italiana Vini era ed è a Milano, così come la sede di Assoenologi. Arrivato a Milano, mio padre si è messo a lavorare per l’università e ben presto, appunto nel 1949, ha aperto la sua attività. La prima sede è stata in pieno centro, in via Tommaso Grossi, dove ora c’è la sede di una grande banca. Poi si è spostato a Sesto San Giovanni e poi sono stati aperti vari altri stabilimenti e filiali. La storia più recente è nota, ma quello che mi piace sottolineare è proprio l’inizio di questa storia, per far capire che tutto è partito da un’idea, dall’inventiva e dal sacrificio di mio padre”.
Da allora sono passati appunto 75 anni, mentre, ha ricordato Alessandro Scarabelli, direttore generale di Assolombarda, “soltanto due anni fa in Assolombarda abbiamo festeggiato i 50 anni di associazione di Dal Cin. Per noi è stato un evento significativo, perché Dal Cin è il tipico esempio che rappresenta il 90% delle aziende nostre associate, cioé imprese piccole e familiari. E se è vero che è stato papà Dal Cin ad avere l’idea e a consolidarla, è stato Marzio che ha sviluppato l’azienda e sarà senz’altro suo figlio a portare altre idee nuove”.
E Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini, ha aggiunto: “Ho apprezzato molto il video (di presentazione della società, proiettato prima dell’intervento di Marzio Dal Cin, ndr) perchè sottolinea due concetti: innovazione ed evoluzione. Nel mondo del vino sono parole che fanno un po’ paura, ma se non avessimo affrontato questo mercato senza paura di sbagliare ed evolverci, sarebbe stato vero problema”.

Di innovazione ed evoluzione hanno parlato anche i tre ospiti della tavola rotonda. In particolare, Massimo Tripaldi, vicepresidente di Assoenologi, ha sottolineato: “Il nostro lavoro sarebbe un po’ zoppo senza Dal cin. Il buon vino si fa dall’uva siamo i primi a esserne consapevoli, ma se tutti i processi che sono alla base della vinificazione non fossero gestiti in modo corretto, allora il vino oggi non sarebbe quello che conosciamo”. E ha aggiunto: “I difetti del vino sono uguali in tutte le zone, mentre i pregi sono tipici di un vitigno e di una zona. Noi enologi, grazie alle aziende che producono coadiuvanti per il vino, cerchiamo di estrarre da ogni vino il suo massimo. Non si tratta di una omologazione, perché non c’è un vino proveniente da un vigneto uguale a quello di un altro vigneto né mai un prodotto di una cantina è uguale a quello di un’altra cantina, nonostante si adottino le stesse tecniche. Per contro, è possibile che i difetti omologhino i vini”. E ha aggiunto Tripladi: “Il consumatore chiede sempre più vini autentici riconoscibili con caratteristiche ben precise. Le aziende che accompagnano noi enologi negli ultimi anni stanno facendo lo sforzo maggiore per darci armi per esaltare al massimo un territorio e un determinato vitigno ed è proprio quello che il consumatore vuole. I consumi stanno cambiando e noi dobbiamo essere attenti a come evolvono, soprattutto a come cambia il consumo quotidiano. Se disabituiamo le persone a bere vino a casa poi non si vorranno concedere al ristorante una bottiglia di pregio nel corso del weekend. Abbiamo messo il vino su un piedistallo troppo alto e il consumatore lo vede spesso come troppo complicato da capire. C’è un tema di comunicazione da rivedere, dobbiamo rivolgerci alla base dei consumatori”.
A proposito di comunicazione, Vittoria Rocca, vicepresidente dell’Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli Italiani (AGIVI), oltre che export manager dell’azienda di famiglia Angelo Rocca & Figli srl, ha commentato: “C’è effettivamente bisogno di parlare in modo diretto al consumatore, con un forte story telling, che sappia raccontare la storia del territorio da dove viene il vino, ma anche delle persone che lo hanno inventato e che lo fanno oggi, perché questo può determinare il successo commerciale di un prodotto. C’è poi il tema di raggiungere i giovani, che io rappresento con AGIVI. Il. mercato è molto competitivo e le aziende di nicchia, come anche quella della mia famiglia, devono trovare un loro spazio, individuando anche il giusto packaging e fidelizzando il cliente, ma anche cavalcando il trend che vuole vini più facili e più pronti da bene. Non è detto che un vino di pregio sia per forza anche quello più longevo. Va incentivato il consumo quotidiano, soprattutto quello dei vini rossi, che sono in forte calo”. E poi un appunto su un altro trend che non è di mercato ma culturale: “Sono una donna così come lo è la presidente dell’associazione (Ma, ndr). Il mondo del vino ha una tradizione millenaria maschile, in passato era impensabile vedere una donna enologo o un imprenditrice nel mondo del vino, mentre oggi la donna è sempre più presente sui due fronti. In azienda oggi siamo entrate io e mia cugina, ma chi la guida sono ancora quattro fratelli uomini”. Ma il primo passo è fatto.
Tornando al tema dei consumi, Dario Del Bosco, general manager B2C di Svinando, ha ricordato come la società abbia “accompagnato l’evoluzione del mondo dell’e-commerce del vino in Italia”. Svinando è stata infatti una delle prime piattaforme di e-commerce dedicate al vino a nascere in Italia. Fondata come startup nel 2012, è stata incubata da 2i3T, incubatore di imprese e Trasferimento Tecnologico del Politecnico di Torino, e ha successivamente raccolto capitali tra i business angel associati al network del Club degli Investitori. Dal 2018 è parte del gruppo Italian Wine Brands, quotato a Piazza Affari (si veda altro articolo di BeBeez). Ha raccontato Del Bosco: “All’inizio Svinando proponeva principalmente delle flash sale con un assortimento molto limitato di offerte e a tempo e quantità contingentate. Oggi è tutto diverso e non c’è più quello scetticismo iniziale che aveva attratto questo canale sia da parte del pubbico sia da parte delle aziende della filiera del vino. Anzi, oggi all’e-commerce viene assegnata grande attenzione nel quadro della strategia di vendite di un’azienda. Certo, la pandemia ha aiutato, perché le restrizioni sociali hanno spinto le persone a usare i servizi di delivery e quindi c’è stata una netta crescita dell’e-commerce anche nel settore del vino: ben il 30% di chi ha comprato per la prima volta online durante la pandemia non aveva mai acquistato prima via web. Non solo. Un’altra statistica interessante è che il 30% degli acquisti in piattaforma è fatto da donne”. E ha aggiunto Del Bosco: “In tema di evoluzione della domanda, quello che vediamo è che i consumatori sono molto attenti, cercano informazioni, vogliono fare acquisti consapevoli e di qualità”. Quanto al tipo di prodotti offerti, “la nostra piattaforma offre circa 4 mila etichette di circa mille aziende produttrici e abbiamo meno difficoltà ad estendere il catalogo rispetto alla GDO, che ha vincoli fisici di spazi. I clienti oggi ricercano sicuramente i prosecchi e gli spumanti, che sono cresciuti più di tutti e sono diventati dei vini totali, nel senso che prima si bevevano solo per feste o per aperitivo mentre ora si consumano anche durante i pasti”. Detto questo, ha aggiunto ancora il general manager B2C di Svinando, “la previsione è che la generazione Z berrà sicuramente meno delle generazioni precedenti e che il consumo resterà limitato a momenti sociali e informali. Per questo motivo immaginiamo che ci sarà una sempre maggiore richiesta di prodotti da aperitivo, quindi da mixology, applicata al vino, senza dimenticare il tema della sostenibilità. Negli ultimi tempi c’è stato un aumento del 150% delle ricerche online in tema di vino sostenibile, biologico, naturale”. Tenendo a mente questi trend, quindi, ha concluso Del bosco, “I nostri obiettivi sono crescere ancora in Italia ma anche all’estero. Quest’anno abbiamo aperto in Olanda e Belgio e siamo ora in procinto di sbarcare in Svizzera. il tutto cercando di comunicare con linguaggio semplice e divertente, ma competente”.















