Con una performance che non è esagerato definire spettacolare ha debuttato ieri al Nasdaq Bending Spoons, la tech company di matrice italiana oggi leader globale nell’aggregazione, consolidamento e ottimizzazione di aziende produttrici di app, fondata da Francesco Patarnello, Matteo Danieli, Luca Ferrari (ceo) e Luca Querella., e che vede nel proprio capitale la presenza del terzo fondo di Renaissance Partners nonché di StarTIP, la strategia di venture capital di Tamburi Investment Partners.
Ieri il titolo, che per diverse ore non si era mosso dal prezzo di collocamento iniziale, cioè 29 dollari per azione, ha visto praticamente scambi a zero fino a metà seduta, per poi rompere gli argini e mettere a segno un +39,7% a 40,5 dollari, per un Enterprise value di 29,6 miliardi di dollari.
Il prezzo di Ipo aveva riconosciuto al decacorno milanese un equity value di poco inferiore ai 18,5 miliardi di dollari (dato il numero di azioni offerta, poco più di 57 milioni, corrispondenti a circa il 9,1% del capitale votante, cui vanno aggiunti i 2,75 miliardi di dollari di debito in essere al 31 marzo 2026, per un Enterprise Value complessivo di 21,2 miliardi di dollari.
Il fatto che il prezzo di collocamento sia stato superiore al range preannunciato, che andava da 26 a 28 dollari per azione (si veda altro articolo di BeBeez) faceva peraltro giù supporre che la richiesta degli investitori era molto sostenuta.
Ma evidentemente la domanda degli investitori istituzionali, sebbene già molto forte al collocamento privato, non era stata soddisfatta appieno, per cui si è scaricata sulle contrattazioni di mercato dove si è sommata alle richieste degli investitori retail.
Considerato che il management prevede di chiudere il 2026 con un Ebitda di circa 1,6 miliardi di dollari, in base al prezzo di ipo ne è risultato un multiplo di 13,3 volte, molto vicino alla media europea del settore delle app, che si aggira intorno a 14. Ma al termine della prima seduta borsistica, il multiplo è balzato a 18,5 volte.

L’Enterprise Value sarebbe risultato inferiore del 6%, quindi 19,9 miliardi, nel caso il prezzo di collocamento fosse stato di 27 dollari, ossia il valore mediano del range suggerito dagli advisor JP Morgan, Goldman Sachs e Allen & Co. Segno che, nonostante il peso delle azioni di nuova emissione, quindi la parte di aumento di capitale, sull’offerta fosse di poco inferiore al 60% la domanda degli investitori sia stata effettivamente molto alta
Evidentemente questi ultimi, tra cui proprio Tamburi Investment Partners il cui presidente Giovanni Tamburi ha dichiarato che “cederemo pochissime azioni restando con circa i 2,5%”, hanno valutato molto bene l’accelerazione del processo di crescita di Bening Spoons. I ricavi complessivi sono balzati da 387 milioni di dollari nel 2023 a 1,31 miliardi di dollari nel 2025 (per un tasso di crescita medio annuo dell’84%). La crescita è trainata dal passaggio dei prodotti acquisiti a modelli di abbonamento ricorrente (SaaS/Subscription), dall’ottimizzazione dei flussi di marketing e da una drastica riduzione dei costi operativi fissi delle controllate, ottenuta eliminando le ridondanze strutturali. Ma la crescita dei ricavi nel primo trimestre del 2026 è stata esponenziale superando i 600 milioni di dollari dai circa 260 dello stesso periodo del 2025, per un utile pre-tasse di 76 milioni di dollari contro una perdita di 27 milioni nel primo trimestre 2025.
Ovviamente Ferrari & C. non intendono fermarsi, infatti i capitali raccolti con l’aumento di capitale, poco meno di 1 miliardo di dollari, saranno in gran parte investiti in nuove acquisizioni (si veda qui pagina 62 del Prospetto provvisorio), per le quali nel 2025 Bending Spoons aveva ottenuto un prestito in direct lending di 600 milioni di dollari dai fondi di Silver Point Capital e da altri investitori (si veda altro articolo di BeBeez). Pochi mesi dopo, ad agosto, l’unicorno si era assicurato 500 milioni di euro di venture debt da JP Morgan, BNP Paribas e Crédit Agricole, Banco BPM, Bank of America, Barclays, Goldman Sachs, HSBC, Intesa Sanpaolo, Mizuho, Société Générale e Wells Fargo (si veda altro articolo di BeBeez).
La strategia alla base di questa impennata consiste nell’acquisire aziende digitali esistenti e ripensarle da zero, ottimizzandone il codice, l’infrastruttura tecnologica, l’esperienza utente e il pricing. L’azienda applica pratiche non convenzionali: priorità al potenziale e al talento rispetto all’esperienza consolidata (molte funzioni apicali sono guidate da under 40 cresciuti internamente), focus sui ritorni finanziari assoluti anziché sulla crescita organica dei ricavi, e ristrutturazione aggressiva per riportare le società acquisite allo status di “startup snelle” e di generatori di tecnologia. Oggi questo sistema serve oltre 500 milioni di utenti attivi mensili. Il portafoglio include brand storici e piattaforme di larga scala come AOL, Eventbrite, Evernote, Vimeo, WeTransfer, StreamYard, Remini, komoot e Harvest.
L’IA è il motore interno della produttività. Al primo trimestre 2026, oltre il 90% delle proposte di modifica ai software aziendali (pull requests) è generato o co-generato dall’IA. Questo ha più che raddoppiato i ricavi per dipendente (Full Time Equivalent) da 1,1 milioni di dollari nel 2023 a 2,6 milioni nel 2025 e e 1 milione di dollari nel primo trimestre del 2026. Questo ovviamente non mette in discussione la strategia basata sulle acquisizioni, che anzi resta l’elemento centrale della performance finanziaria, tanto da far somigliare Bending Spoons a una forma estrema di fondo venture capital o anche di perpetual compounder. Il gruppo ha infatti mappato oltre 1.000 potenziali target digitali (pubblici e privati) per un mercato stimato in 400 miliardi di dollari di ricavi annui.

Bending Spoons e i fondi che vi partecipano
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